"Gli avvisi bonari di Imu e Tari a Cerveteri arrivano dopo 5 anni: ecco come funziona all'estero" • Terzo Binario News

“Gli avvisi bonari di Imu e Tari a Cerveteri arrivano dopo 5 anni: ecco come funziona all’estero”

Ott 8, 2023 | Cerveteri, Politica

Parla un cittadino cerite residente all’estero che possiede un piccolo appartamento

“Ho bisogno di scrivere per “urlare” il mio dissenso nei confronti di un sistema che non so se definire “geniale” o machiavellico ma che sicuramente non può essere fondato né su criteri di logica né su principi di giustizia ed equità.

Prima però due premesse:

1. Se tutto quello che dirò in questa lettera è sbagliato, in toto o in parte, ben vengano smentite e un confronto aperto con i responsabili sui temi da me illustrati. 

Non ho timori di ammettere di sbagliare, non posseggo la verità, non ho alcun prestigio da difendere e non ho alcun interesse personale a fare proposte alternative.

2. Ora ho letto dell’imminente invio di avvisi bonari di pagamento per imposte non versate (IMU e TARI) del 2018.

Questo significa che sono passati cinque anni senza che si sia provveduto a chiedere il pagamento a chi non lo ha fatto mentre altri (che nelle chiacchiere da bar vengono definiti da qualcuno “fessi”) forse indebitandosi e rinunciando ad altre necessità hanno fatto il proprio dovere.

Dato per sacrosanto il diritto di chi è meno abbiente a ricevere aiuti, si dice anche che si provvederà a concedere una rateizzazione a chi ora fosse in difficoltà ma io mi chiedo: non andrebbe verificato se i “morosi” in difficoltà lo fossero nel 2018?

Nel caso così non fosse perché tanta tolleranza per chi non ha fatto il suo dovere quando doveva e poteva?

Premia forse essere poco responsabili e poco diligenti? 

E quali saranno i criteri per determinare l’attuale stato di difficoltà a pagare? Chi li verificherà e con quale autorità e discrezionalità?

Una tale notizia non produce un effetto positivo e di apprezzamento per l’opera del comune ma anzi è un incentivo a chi non paga in tempo e anche a chi lo ha sempre fatto a prendersela comoda.

È un decantare l’inefficienza del sistema e un celebrare l’ingiustizia.

Se poi ci aggiungiamo che per recarsi all’isola ecologica si richiede di dimostrare di essere registrati e aver pagato la TARI… allora non meravigliamoci se molti inadempienti caricano la vettura e scaricano i rifiuti in giro per il territorio.

Ma la cosa che più fa rabbrividire è il fatto che siano passati cinque anni senza agire e, correggetemi se sbaglio, questo, dato per scontato che la volontà di riscuotere ci sia, può dipendere solo da alcune (singole o combinate) possibili cause:

  • il comune forse non può dimostrare (se la legge lo richiede) di aver consegnato a suo tempo le richieste di pagamento e quindi non potrebbe recuperare il credito in altro modo e più celermente
  • il comune non ha riscontro su chi, quando e quanto ha pagato 
  • il comune non riesce ad aggiornare i dati anagrafici in tempi brevi e i cambi di proprietà non vengono registrati in tempo reale e correttamente
  • Il comune non ha un anagrafe degli immobili aggiornata 
  • il comune non riesce ad incrociare i dati dei diversi sistemi e registri dai quali doovrebbe risultare chi possiede cosa e chi deve pagare cosa.

C’è da riflettere e molto. 

Veniamo ora però alla questione alla base di questa mia lettera.

Già in passato (gennaio 2020) scrissi a Terzobinario.it che ha gentilmente pubblicò la mia lettera qui Cerveteri, proposta dall’estero per la tariffa puntuale • Terzo Binario News

Una lettera che già quasi quattro anni fa 2020 conteneva proposte e invitava l’amministrazione a ripensare e riprogettare un sistema non proprio adeguato e perfetto.

Da cittadino italiano residente all’estero e proprietario solamente di un piccolo monolocale posso dire che le “sorprese” negative venendo a Cerveteri non finiscono mai.

Non basta che noi cittadini AIRE (o forse meglio dire di serie B) si sia chiamati a pagare l’IMU su una prima casa in Italia nonostante si investano capitali esteri nel paese di origine acquistandolo e dando lavoro alle aziende e agli artigiani locali quando si trascorrono periodi di vacanza in Italia.

Non basta neanche che l’aliquota applicata su questa pseudo seconda casa sia quella massima, la stessa a chi di case ne possiede più di una e più grandi e le sfrutta più frequentemente, pur avendo il comune la possibilità di definire aliquote e riduzioni diverse per le diverse categorie.

All’IMU poi va aggiunta la TARI (o TARIP). 

Giustamente, aggiungo, perché un minimo di rifiuti lo si produce anche se per poche settimane e quel minimo va smaltito ma pagare vedendosi concesso un misero 10 % di sconto e qualche altro addebito non proprio legittimato non sembra si possa definire equità fiscale.

Ma veniamo al punto.

Dopo anni di costante ricorrente aumento dell’importo da pagare lo scorso autunno mi sono rivolto all’Ufficio Tributi per capire meglio come questa famosa TARI funzionasse.

Munito di dati di confronto forniti anche dai vicini – proprietari di immobili completamente simili per metratura e planimetria – ho posto un semplice quesito: perché nonostante lo sconto del 10% io pago di più?

La risposta è stata: il numero di metri quadrati del mio immobile era maggiore di quello dei vicini……..come mai? 

Non esiste un registro, un catasto, una planimetria in qualche raccoglitore sperso nell’archivio del comune dal quale partire nel calcolo del dovuto di ogni contribuente? Sembra di no. Ma perché badare al sottile 5-10 mq in più o in meno che saranno per un contribuente disattento o che dovrebbe poter fidarsi dell’amministrazione comunale e della sua professionalità e competenza?

Bene, corretto il dato ho atteso per il 2023 una sorpresa positiva di diminuzione dell’imposta……ma invano perché la nuova delusione mi aspettava dietro l’angolo.

L’importo è aumentato nuovamente e io nuovamente (sprecando tempo che speravo poter passare riposandomi e godendomi la madre patria) mi sono recato all’ufficio tributi per avere chiarimenti ed ecco la nuova sorpresa, ovviamente negativa: nel calcolo è stato inserito un importo che oserei definire “punitivo” ma in senso contrario a come si potrebbe pensare.

Sì perché a quanto mi stato riferito nel 2021 non sono state effettuate letture del mastello dell’indifferenziata e questo ha causato l’addebito di una sorta di sovrattassa se così la si vuol chiamare.

Ma perché questo? Se io non getto non dovrei essere “premiato” per essere stato virtuoso e diligente differenziando al massimo?

La risposta è stata diciamo “affascinante”: se non viene rilevata almeno una volta la consegna del mastello dell’indifferenziata si presume che io dei miei rifiuti faccia altro. 

Presumibilmente inquinando a destra e a manca spargendoli nell’ambiente. Oppure mettendoli in valigia e trasportandoli in aereo nel mio paese di residenza.

Da qui la rubrica “colpevole fino a prova contraria”. 

Sì, perché di questo si tratta, ribaltamento di un principio sacrosanto che stabilisce che un cittadino è innocente fino a prova contraria.

Non mi fermo però alla sola considerazione di assurdità della norma, che già di per se risulta palese, ma vado oltre e faccio altre ulteriori considerazioni oggettive.

Se io per un anno per un qualsiasi motivo non mi reco in Italia e non produco quindi rifiuti devo essere punito per questo?

Non solo, chi può attestare e provare che io, pur essendo stato in Italia, non abbia almeno qualche volta esposto il mastello e che invece il personale addetto alla raccolta non si sia curato di effettuare la rilevazione in modo corretto o che non era fornito degli strumenti a effettuarla? Perché devo io essere ritenuto presunto colpevole e non la controparte?

Perché io so e posso provarlo che in Italia ci sono stato e il mastello l’ho esposto. 

Perché non avrei dovuto farlo dato che pago e anche molto? Cosa ci avrei guadagnato? 

È una presunzione di colpevolezza senza senso che è difficile da sostenere anche in un tribunale di un regime dittatoriale

Forse qualcuno crede che si può combattere l’inciviltà di pochi infierendo su coloro che invece si comportano correttamente e rispettano le regole. Forse si cerca di ricavare fondi per riparare i danni fatti dagli incivili e lo si fa con un deterrente e con degli artifici che però vanno solo a colpire chi incivile non lo è.

Perché le persone corrette non si nascondono dietro l’anonimato o la non registrazione al catasto o al comune, non sono “invisibili”, non caricano lavatrici e materassi su una vettura e fanno 5 km per andare a gettarli lontano da occhi indiscreti sulla strada per Bracciano o nelle strade di campagna.

Le persone civili andrebbero invece incentivate a esserlo, premiate e ringraziate mentre quelle incivili andrebbero snidate e colpite utilizzando sistemi informatici e digitali, incrociando dati del comune, del catasto, del Registro Immobiliare e degli altri enti (che costano miliardi di euro ogni anno), andando a controllare chi affitta in nero punendoli con multe salate e provvedimenti più pesanti.

Lo si può fare se lo si vuole…….ma lo si vuole veramente? Si vuol veramente salvaguardare l’ambiente e punire gli incivili?

Forse no e forse non dipende solo da chi amministra ma da noi stessi cittadini. 

Basta vedere come ci si comporta in molti condomini per capire che se si può sfuggire alle regole lo si fa senza grossi rimorsi e problemi e senza particolari conseguenze.

Come detto all’inizio la questione della raccolta differenziata l’affrontai già qualche anno fa facendo presenti molti aspetti che rendono l’attuale sistema molto poco sostenibile, poco conveniente dal punto di vista economico, inutilmente complicato per il cittadino e complesso dal punto di vista organizzativo.

I motivi li avevo esposti al comune in uno scambio di e-mail nelle quali invitavo i responsabili a prendere esempio da altri comuni italiani ma anche da altri paesi che in Europa hanno ottenuto risultati molto migliori agevolando allo stesso tempo la gestione da parte dei cittadini.

Ho scritto in passato a Terzobinario e in altri siti e ho proposto visite di studio e a recarsi nel mio paese di residenza per vedere come funziona la raccolta differenziata e la gestione in toto della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nonché il lavoro di sensibilizzazione dei cittadini a iniziare dalle scuole ma anche punendo i “disobbedienti”. 

Ci sono paesi che la differenziata la fanno da più di 50 anni e credo che in molte città italiane si debba mettere da parte la presunzione e provare per una volta a imparare da chi ne sa di più.  

Le mie perplessità si basano su considerazioni oggettive che posso fare alla luce della mia esperienza di cittadino residente in un altro paese dove la raccolta differenziata si effettua in modo efficace ed efficiente da decenni.

Sembra che ci sia un rifiuto da parte dell’amministrazione ad ammettere che i sistemi possano essere rivisti e migliorati sulla base di un analisi che DOVREBBE SEMPRE essere fatta dopo un periodo di ”sperimentazione”.

Il ben rinomato ciclo PDCA (Plan, Do, Check, Act) sembra essere qualcosa di sconosciuto a chi amministra.

Mi sembra strano che i consulenti che hanno elaborato, progettato e implementato questo sistema non abbiano tenuto conto dei rischi e delle conseguenze dello stesso (esiste un ben definito modello per tale analisi) e non abbiano comunque proposto una fase di rielaborazione del sistema dopo un primo periodo di “rodaggio”.

Non posso qui dilungarmi nel presentare le mie proposte (che non sono ”mie” ma sono soluzioni adottate in molti altri comuni e paesi europei), lo ho già fatto anche nell’articolo del 2020, ma posso garantire che ve ne sono tante e ben provate.

Sono a disposizione comunque per illustrarle laddove qualcuno fosse interessato a conoscerle ma faccio le seguenti osservazioni di dati oggettivi e inconfutabili:

Molti degli immobili presenti nel territorio sono di piccolo taglio.

I non residenti pagano (come nel mio caso) una TARI sproporzionata rispetto al servizio di cui necessitano e usufruiscono, anche se vi sono dei costi gestionali che vanno sostenuti e non sono dipendenti dal quantitativo di rifiuti prodotti.

Il sistema di raccolta diretta è costoso, laborioso, poco sostenibile (numero mezzi impiegati, numero viaggi necessari, carburante utilizzato inquinante, manutenzione, migliaia di fasi di carico e scarico, etc) esteticamente pessimo, macchinoso e richiede un immagazzinamento in abitazione a volte per un intera settimana a meno che non ci si rechi più volte (in auto!) personalmente all’isola ecologica per conferirli.

I mastelli sono allo stesso tempo ingombranti e insufficienti per nuclei familiari di due o più persone, sono soggetti a rottura e poco igienici inoltre hanno un costo sicuramente non irrisorio.

Il ritiro della plastica – ora anche insieme ai metalli – solo una volta a settimana è ridicolo. Una famiglia di quattro persone produce non per propria colpa un quantitativo di lunga superiore ai 3 mastelli settimanali.

Chi e come ha pensato che ciò potesse bastare? Ma la statistica e l’analisi dati tramite il follow up sono parole e tecniche ancora così sconosciute a chi progetta e pianifica?

L’isola ecologica non è molto attrezzata, è poco igienica, poco sicura e data la sua struttura e disposizione dei container non rende la consegna facile e sicura, si deve essere ben allenati al lancio del peso per gettare i materiali all’interno dei container!

Vi sarebbero altri aspetti ma mi fermo qui.

Voglio però ricordare quali siano gli obiettivi della raccolta differenziata.

Non deve essere un deterrente o un atto ”punitivo” per combattere chi non si cura di nulla perché costoro non la utilizzeranno mai. Ben altre devono essere le azioni a contrasto dell’inciviltà

Gli obiettivi principali, il fine e lo scopo di un sistema di raccolta rifiuti sono:

  • La salvaguardia dell’ambiente: ciò a beneficio del singolo cittadino, della comunità e delle istituzioni.
  • La corretta ripartizione delle spese di gestione e di raccolta fra coloro che beneficiano del servizio
  • Rendere semplice e agevole per i cittadini partecipare attivamente e responsabilmente al processo di raccolta.
  • Ridurre i costi rendendo efficiente, efficace e conveniente una raccolta differenziata permettendo il riciclaggio dei rifiuti riutilizzabili e, laddove possibile, la vendita degli stessi ad aziende del settore.
  • Disincentivare la dispersione dei rifiuti sul territorio evitando di fornire scusanti a chi ancora oggi non comprende il danno che apporta a se e alla comunità attraverso un comportamento incivile.
  • Aiutare i cittadini virtuosi a denunciare comportamenti poco civili. In tal modo ridurre i costi per la gestione del recupero dei rifiuti dispersi sul territorio.
  • …….In una sola parola SOSTENIBILITÀ.

Lunga questa mia lettera vero?

Sì, purtroppo per esporre una problematica che si è voluto rendere particolarmente complessa e senza logica si deve scendere nei dettagli e chiarirli.

Personalmente non mi interessa di che partito sia chi amministra e chi è all’opposizione, sono più preoccupato di non aver mai letto in molti anni valutazioni, argomentazioni e considerazioni simili fatte da qualcuno dei “rappresentanti del popolo”. Forse le ho mancate per distrazione in tal caso mi preoccupa che non abbiano ricevuto così come la mia precedente una sufficiente attenzione da chi ha il dovere di farlo”.

Alberto Ferrante

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