Addio alla poetessa Biancamaria Frabotta, adottata da Civitavecchia • Terzo Binario News

Addio alla poetessa Biancamaria Frabotta, adottata da Civitavecchia

Mag 3, 2022 | Civitavecchia, Cultura

Moravia la definì affettuosamente “civitavecchina”

Si è spenta a 75 anni Biancamaria Frabotta. È stata autrice di quasi una ventina di libri di poesia, ma anche di saggi sulla letteratura e di atti unici per il teatro.

Era nata nel 1946 a Roma. Militò giovanissima nel Movimento degli Studenti, durante e dopo il Sessantotto, e soprattutto nel Movimento delle Donne, a partire dal 1972, impegnandosi anche nella politica attiva con il Partito di Unità Proletaria.

Nel 1976 ha pubblicato Donne in poesia, che da grande rilievo alla poesia di Amelia Rosselli e antologizza per la prima volta anche le giovanissime Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque. Il volume, che ha suscitato un vivace dibattito, tratta il tema della specificità del linguaggio poetico femminile, ripreso e ampliato in Letteratura al femminile (1980), che indaga le tracce del femminile anche nella letteratura maschile.

Gli interessi accademici della Frabotta si sono poi spostati dall’Ottocento al Novecento: la prima monografia è dedicata nel 1971 a Carlo Cattaneo, la seconda nel 1993 a Giorgio Caproni. Successivamente Frabotta ha dedicato saggi e recensioni ad Amelia Rosselli, Franco Fortini, Toti Scialoja, Elsa Morante. Nel 1989 pubblica il romanzo, Velocità di fuga, vincitore del Premio Tropea. Nel 1994 Biancamaria Frabotta condusse un ciclo di trasmissioni Rai dedicato al Canzoniere di Petrarca: fu oggetto di un attacco polemico da parte di Vittorio Sgarbi durante una conferenza stampa a Montecitorio sui lavori della commissione Cultura, Scienza e Istruzione. Ha fatto parte degli Amici della Domenica per l’attribuzione del Premio Strega, e ha scritto per il teatro una serie di atti unici raccolti in Trittico dell’obbedienza (1996).

Come traduttrice, ha pubblicato con Bruno Mazzoni un’antologia della poetessa romena Ana Blandiana. Ha collaborato, tra gli altri, con Il manifesto e con L’Orsaminore, rivista fondata insieme a Maria Luisa Boccia, Giuseppina Ciuffreda, Licia Conte, Anna Forcella, Manuela Fraire e Rossana Rossanda. Nel 2013 è stata nominata socia onoraria della Società Italiana delle Letterate.

Ha avuto incarichi di docenza alla Sapienza, dove si è formata alla scuola di Walter Binni, fin dal 1969. Nel 2001 è diventata professoressa ordinaria di Letteratura italiana moderna e contemporanea. In molti suoi testi vi sono riferimenti al paesaggio rurale di Cupi, nella Maremma grossetana, luogo abituale di soggiorno.

Per lei Civitavecchia rappresentava un luogo caro, tanto da citarlo in alcune sue opere come Autoritratto al buio.

“A Civitavecchia, dove è nata mia madre, vivevo quattro mesi di libertà, da giugno a settembre, nella casa dove i nonni materni erano stati ricacciati dopo i bombardamenti anglo americani. Il carattere etrusco, scorbutico e indolente dei civitavecchiesi, da bambina lo temevo, da adolescente mi rincresceva, da grande lo imitai senza accorgermene. Un giorno Moravia mi chiese se non volessi piuttosto essere chiamata «civitavecchina ».

Ma sì, perché no, precoce vecchina cresciuta in un territorio decentrato.

Invece, irrimediabilmente, nacqui a Roma. Allora non m’importava nulla dei luoghi di nascita.

Mia madre era bellissima, le mie sorelle anche. Quattro donne, ritratte in foto di piccolo formato, in bianco e nero, coi bordi seghettati furono il prezioso fermento per la voglia di scrivere in versi: un solletico che non passa mai, nemmeno grattandolo. Anzi, peggiora.

Civitavecchia, col suo mare pieno di polpi, di cozze e a maggiore profondità di murene e di scorfani, dove mio padre da impiegato si improvvisò pescatore sub, tutto ciò, nella memoria si addensa e si travisa, anno dopo anno, alla frontiera fra gloria e sgarbo.

« Fra poco/ci staranno addosso in tanti i polipi/ della città fantasma/ con tentacoli e raggiri e tu, ora lesta/ a provocarli, col guizzo circasso/ dell’occhio, a patirli, sordida/ giòvale, giovane Civitavecchia/ sgarbata bilancia fra apocalisse e paese/ smaniosa pazienza è la felicità che/ incendia in lei troppe parole o nessuna».