Nessuno si salva da solo. Ripartiamo dal territorio per combattere la crisi • Terzo Binario News

Nessuno si salva da solo. Ripartiamo dal territorio per combattere la crisi

Feb 19, 2013 | Blog, Gianfranco Marcucci

solidarietàdi Gianfranco Marcucci

Mentre molti miei concittadini e soprattutto molti politici si sforzano a richiamare per Ladispoli vocazioni che non le appartengono più (come quella del turismo) non si scorge che la vera anima e motore di questa città è legata indissolubilmente a due dimensioni solidali interconnesse tra loro: l’accoglienza e l’integrazione. Ed è basandosi su queste peculiarità che il nostro territorio deve rispondere quando si sente minacciato come oggi dai venti della crisi economica e sociale che imperversano in tutto il Paese.

Tutta la storia di Ladispoli infondo ha ruotato intorno a questi valori, sin dalla sua fondazione alla fine dell’Ottocento quando si unirono in un felice connubio due fenomeni migratori diversi, da una parte quello dei pescatori campani e dall’altra quello dei pastori e contadini umbro-marchigiani. Ma questo impulso inclusivo è stato fondamentale soprattutto a partire dall’inizio degli anni Ottanta. In tre decenni la città ha saputo inglobare in un processo virtuoso dapprima le popolazioni immigrate dell’Est Europa e in seguito il ceto medio romano in fuga dalla capitale riuscendo a modificare radicalmente il proprio assetto urbano, a incrementare la richiesta di servizi pubblici (scolastici, medici e assistenziali), a variare la viabilità e a soddisfare i bisogni dei nuovi residenti spingendo la cittadinanza a creare nuove professioni in un felice processo di modernizzazione. Il risultato è stato positivo.

Tutta la comunità accettando questa nuova missione ha vinto la sfida del cambiamento e ha tenuto il passo. Oggi Ladispoli con oltre quarantamila residenti – nel 1981 erano solamente dodicimila – si presenta come una città di media grandezza dell’area metropolitana nord di Roma molto lontana quindi dal piccolo borgo di pescatori d’inizio secolo ma allo stesso tempo ancora molto vicina a quel mondo per cultura, valori e senso di ospitalità. Senza voler esagerare questa impresa mi porta a pensare Ladispoli come ad una piccola America alle rive del mar Tirreno. Perché realmente essa ha rappresentato per tanti una speranza e un’opportunità. Questa città dalle tante facce e dalle tante lingue è riuscita a dare risposte concrete come fu, con le debite proporzioni, il sogno americano per tanti connazionali nella prima parte del Novecento.

Oggi però questo modello sociale rischia d’incepparsi davanti alla minaccia della crisi economica attuale. Ho incontrato qualche giorno fa l’Assessore alle politiche sociale del Comune e mi ha descritto una situazione preoccupante con un aumento di persone italiane e straniere che corrono negli uffici comunali nella speranza di un aiuto concreto come mai si era visto in passato. E poi basta parlare con le persone nei bar, alla stazione o in strada per capire le difficoltà di chi ha perso il lavoro, di chi non riesce a pagare il mutuo o l’affitto, di chi è costretto a rinunciare alle cure mediche, di chi non riesce a provvedere alla salvaguardia dei propri figli in assenza di un reddito sufficiente. Per contrastare questo disagio sociale credo che oggi più che mai ci sia il bisogno di rimettere di nuovo in circolo quei valori di solidarietà e accoglienza che da sempre hanno contraddistinto la nostra comunità.

Credo ci sia il bisogno di ripartire da qui per fronteggiare il rischio di un fenomeno disgregativo. E se le istituzioni locali soffrono per mancanza di fondi e per una politica nazionale che ottusamente le strozza, allora debbono essere i cittadini a contribuire con il loro impegno individuale ma soprattutto collettivo per migliorare il destino di un territorio che soffre. Nessuno si salva da solo e una comunità solidale deve quindi contribuire in quota parte affinché nessuno sia costretto a farlo. So già che molte realtà associative stanno raccogliendo questa sfida e in accordo con le istituzioni si sta cercando di realizzare una rete che possa rendere più efficace un’azione collettiva di supporto e di contrasto. Ma tale sforzo non dovrebbe riguardare solo l’associazionismo ma dovrebbe cominciare ad interessare anche gli operatori economici che potrebbero realizzare idee di business al riguardo (asili nido in famiglia, uffici di riposizionamento lavorativo, centri studi per immigrati, progetti di microcredito promossi delle casse di risparmio territoriali, creazione di imprese agricole per favorire nuova occupazione locale, centri ricreativi e culturali per i giovani).

Questa scommessa che noi di Terzo Binario sosterremo e promuoveremo può essere anche l’occasione dell’inizio di un fenomeno di rinnovamento generale perché il futuro di questa città, anche in senso politico nell’accezione più ampia e nobile, può risorgere solo ripartendo dal territorio, da tante piccole azioni quotidiane, da un’azione coordinata e virtuosa tra pubblico e privato, dallo sforzo collettivo di uomini e donne che si organizzano per migliorare il proprio destino, quello dei loro figli e quello della comunità in cui vivono.