Possibili nuove restrizioni, dal coprifuoco anticipato alle lezioni a casa
Con il virus che continua a correre e le varianti del Covid sempre più diffuse in tutto il paese, l’Italia si avvia verso nuove restrizioni: domani la maggior parte delle Regioni diventerà zona rossa o arancione.
Più della metà degli italiani troveranno negozi chiusi, con spostamenti limitati all’interno del proprio comune o vietati, milioni di bambini e studenti dall’asilo alle superiori in didattica a distanza.
La zona rossa e arancione
«Tutta Italia, tranne la Sardegna, si sta avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa» dice l’ex capo della Protezione Civile e attuale consulente della Lombardia Guido Bertolaso.
Quasi 21mila contagi in 24 ore, con la Lombardia che ne ha uno su quattro, altri 347 morti.
Fonti di governo continuano a ripetere che un lockdown nazionale al momento non è all’orizzonte e si continuerà con il sistema delle fasce.
In rosso potrebbero andare da lunedì 8 marzo l’Emilia Romagna, la Campania, e l’Abruzzo, che ha comunque già due province – quelle di Pescara e Chieti – in lockdown.
Il rischio zona rossa o zona arancione
A rischio arancione sono invece la Calabria, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, con Lazio e Puglia sul limite.
In due terzi dell’Italia saranno in vigore le restrizioni più dure. Molti governatori sono intervenuti con proprie ordinanze, dichiarando zone rosse o arancioni locali.
Bologna e Modena saranno in lockdown nelle prossime ore, ha annunciato Bonaccini, mentre le province di Udine e Gorizia passeranno in arancione da venerdì per decisione del presidente Massimo Fedriga.
Niente scuola in presenza anche per i ragazzi delle seconde e terze medie e delle superiori del Piemonte.
Nella Sardegna bianca, invece, da lunedì per entrare nell’isola servirà un tampone rapido. Chiusure e interventi che, da soli, non bastano però a fermare la curva del virus.
I vaccini
Servono i vaccini e serve che la campagna di massa decolli.
La svolta però dipende dall’Ue e da quanto Bruxelles riuscirà a fare pressione sulle case farmaceutiche.
E va letta in quest’ottica la conversazione tra il premier Mario Draghi e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen con al centro proprio la necessità di un’accelerazione per quanto riguarda i vaccini.
A Figliuolo e Curcio spetta invece far funzionare la macchina delle somministrazioni seguendo quello che è stato l’input dato dal premier Mario Draghi: centralizzare e uniformare la campagna vaccinale.
L’accelerazione
La riunione di venerdì sarà dunque un primo confronto per individuare come uniformare i vari sistemi individuati dalle regioni ma anche per possibili soluzioni: i drive in della Difesa, i 300mila volontari della protezione civile e le farmacie.
Pressione sulle Regioni affinché accelerino le iniezioni con Astrazeneca anche in vista del probabile via libera al modello inglese per questo farmaco,.
Dunque niente più scorte visto che il richiamo è previsto 12 settimane dopo la prima iniezione. (ANSA)
