La Dia (Direzione investigativa antimafia) ha presentato l’ultima relazione semestrale. Per quanto riguarda la regione del Lazio, si legge: “La distribuzione, la struttura e le modalità d’azione delle organizzazioni malavitose nel Lazio si presentano eterogenee, ma in gran parte del territorio tale presenza è comunque forte e pervasiva. Per analizzare nel dettaglio i contesti di potenziale interesse – non solo per l’infiltrazione delle consorterie mafiose ma anche per l’operatività di altri gruppi organizzati – è dapprima necessario focalizzare l’attenzione su alcune peculiarità generali. La regione presenta caratteristiche non omogenee sotto il profilo della densità abitativa e della distribuzione della ricchezza”.
Rapporto Dia: criminalità nel Lazio
E ancora: “Dinamiche sovrapponibili possono essere individuate nella presenza della criminalità organizzata che si è manifestata con più evidenza nelle aree maggiormente urbanizzate e comunque laddove più intensi sono gli scambi economici e commerciali. Non va, inoltre, sottovalutata la contiguità con la Campania che, come sarà successivamente argomentato, ha indotto alcuni soggetti criminali a “delocalizzare” i propri interessi illeciti in alcune province laziali”.
“Compartecipazione corruttiva agevolata dal complesso apparato burocratico”
Ancora nella relazione della Dia: “La presenza del principale centro del potere politico ed amministrativo, congiunta alla concomitante esistenza dei vertici delle principali aziende nazionali ed internazionali, rendono la realtà laziale assolutamente singolare e forniscono l’occasione per la realizzazione dei più disparati e appetibili interessi di carattere economico che non sfuggono certo alle varie forme di criminalità. Nel Lazio, come dimostrato da recenti attività investigative, le organizzazioni criminali hanno saputo sviluppare un proprio illecito “potere relazionale” che ha consentito di dialogare con strati diversi della società, tendenzialmente non “inquinati” – amministratori locali, imprenditori, commercianti – e di stimolare trame diffuse di compartecipazione corruttiva agevolata dal complesso apparato burocratico”.
La relazione della Dia: Criminalità Albanese
“La criminalità albanese ha conosciuto, nel corso degli anni, una costante evoluzione ed è tra le più complesse e articolate espressioni nello scenario della delinquenza di matrice etnica in Italia. Oltre a soggetti che agiscono in modo individuale oppure nell’ambito di gruppi occasionali, per la commissione di specifici reati generalmente contro il patrimonio, sono presenti organizzazioni strutturate e durevoli radicate nel territorio e con un modus agendi simile a quello delle “mafie tipiche”, anche se il carattere della mafiosità non è stato, ad oggi,
cristallizzato in alcun giudicato penale”.
La relazione della Dia: Criminalità Nigeriana
“Emblematico, per quanto riguarda il centro-sud, il radicamento di organizzazioni etniche nella provincia di Caserta, con in primo piano il litorale domitio, notoriamente inquinato dalle ingerenze mafiose dei CASALESI, quale esempio di coesistenza tra le consorterie nigeriane e ghanesi e la criminalità autoctona, pur se non priva di occasionali conflitti sfociati in fatti di sangue che hanno generato anche gravi conflitti sociali con importanti turbative dell’Ordine pubblico. Cittadini nigeriani, spesso irregolari, sono oggi presenti in gran parte del territorio nazional con importanti comunità anche nelle isole maggiori (Sicilia e Sardegna), segnatamente a Palermo, Catania e Cagliari, ma anche nel Lazio e soprattutto nella Capitale”.
La tratta degli esseri umani
“La criminalità nigeriana è dedita prevalentemente alla tratta di esseri umani, connessa con la riduzione in schiavitù, allo sfruttamento della prostituzione e all’accattonaggio forzoso, ma anche al narcotraffico talvolta in collaborazione con gruppi albanesi. I sodalizi sono, inoltre, attivi nel campo delle estorsioni, soprattutto ai danni di africani gestori di attività commerciali, nella falsificazione di documenti, nella contraffazione monetaria, nelle truffe e frodi informatiche e nei reati contro la persona e il patrimonio”.
Criminalità Cinese
“Come accennato nell’Analisi del fenomeno e profili evolutivi, una numerosa comunità cinese è presente in Toscana, soprattutto a Prato e Firenze con propaggini nella provincia di Pistoia, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e nel Lazio, ove si stima ci siano le comunità più numerose. In tali contesti sociali sono state avviate attività commerciali e produttive di vario
genere, quali laboratori di confezionamento di vestiario, esercizi commerciali per la vendita delle merci più disparate e ristoranti tipici, che talvolta diventano i luoghi dove connazionali – ma anche altri lavoratori stranieri, in genere asiatici – vengono costretti a prestare l’opera in assenza dei requisiti minimi di sicurezza e di tutela igienico/sanitaria e previdenziale”.
Import-export
“In rapida crescita risultano, inoltre, le attività di import-export di prodotti provenienti dalla madrepatria ed il settore dei servizi alla persona, come parrucchieri, centri estetici e centri massaggi. In questi ultimi viene, non di rado, sfruttata la prostituzione di donne cinesi anche fatte immigrare clandestinamente.
Gli ambiti illegali che i sodalizi cinesi prediligono sono le estorsioni, le rapine (reati
realizzati quasi esclusivamente in seno alla stessa comunità etnica), la contraffazione di prodotti commerciali, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con la strumentale falsificazione di documenti, lo sfruttamento del lavoro e della prostituzione, il traffico e lo spaccio di cristalli di metanfetamina, i reati finanziari e le illecite movimentazioni di denaro, fino al traffico illecito di rifiuti ed alla gestione clandestina di giochi e scommesse. Riguardo
alla prostituzione, a reati finanziari e al traffico di rifiuti, si rileva, talvolta, la costituzione di sodalizi multietnici o la realizzazione di accordi con criminali italiani”.
Blitz della Guardia di finanza
“Per esempio, a Roma, presso l’aeroporto Leonardo da Vinci, il precedente 22 febbraio 2020 la Guardia di finanza aveva tratto in arresto un cinese, giunto dal Brasile e diretto a Bologna, trovato in possesso di 5 kg. di shaboo, occultati all’interno di una valigia. Lo stupefacente era stato diluito grazie a un sofisticato procedimento chimico e nascosto all’interno di confezioni di cosmetici e di maschere per il viso. La partita sequestrata avrebbe consentito di ricavare oltre 50 mila dosi di droga, garantendo un guadagno pari a circa 2 milioni di euro”.
Criminalità Romena
“La criminalità romena si manifesta anche attraverso gruppi strutturati110 che rivolgono i loro interessi illeciti verso attività complesse e redditizie quali il traffico di droga e di armi. Costituiscono, inoltre, settori illeciti consolidati, anche in assenza di emergenze nel semestre in esame, quelli della tratta di donne da avviare alla prostituzione e della commissione di reati predatori”,
