“Che la didattica a distanza, con le attuali metodologie, non possa sostituire quella in presenza, appare più che evidente. Ciò che più avvalora questa affermazione è la mancanza di “empatia” nelle lezioni virtuali: il contatto diretto tra studenti e insegnanti che, soprattutto nei cicli di primaria e secondaria inferiore, è parte determinante del percorso di apprendimento individuale.
Premesso ció, appare fuori luogo e piuttosto superficiale quanto recentemente affermato dall’assessore alla scuola Cordeschi, che ha definito la didattica a distanza (resa necessaria dall’emergenza Covid19) come un “fallimento”. Un giudizio netto che non tiene conto dell’impegno profuso dagli Istituti Scolastici e dai loro docenti per adeguare l’insegnamento ai mezzi informatici (ohinoi) spesso obsoleti a disposizione, per colmare gap individuali sull’uso dei nuovi media e per ridisegnare programmi e compiti adattandoli “in tempo reale” a questa fase dirompente.
Ed è proprio agli insegnanti e ai lavoratori della Scuola che va la nostra ammirazione, per aver garantito (seppur con le sbavature di un esperimento mai tentato prima) la continuità didattica a migliaia di studenti della nostra comunità, mantenendo centrale il diritto al sapere che, insieme alla cultura, non sembra mai essere prioritario nelle fasi emergenziali. Invece, la passione messa in campo dai docenti, la risposta avuta da un’altissima percentuale di allievi e i sacrifici delle famiglie per garantire ai figli di non perdere lezioni, dimostrano la centralità dell’istruzione e la necessità, anche per il comune di Ladispoli, di investire in mezzi e infrastrutture immateriali, affinché tutti gli studenti siano messi in condizione di imparare, anche a distanza, senza alcuna distinzione sociale (esattamente come avviene nella scuola pubblica in presenza).
L’assessore Cordeschi liquida come un “fallimento” la sola alternativa possibile, in questa fase, per garantire l’inviolabilità del diritto allo studio. Un’affermazione, la sua, grave e irrispettosa nonché priva di fondamento (a meno che non si vogliano considerare come fonti ufficiali i commenti sparsi qua e là nei social, peraltro quasi sempre favorevoli, seppur criticamente, alla didattica a distanza).
Ci si chiede se l’assessore si sia confrontata con docenti e dirigenti prima di affermare ciò e se abbia messo a disposizione delle scuole ogni mezzo possibile per aiutarli a colmare alcuni dei vuoti di questo nuovo sistema. Anche perché, come detto, la sola alternativa all’insegnamento telematico sarebbe stata l’interruzione dello stesso. L’oscurantismo, il vuoto pneumatico, una vacanza premio senza alcun premio, se non il far perdere agli studenti l’opportunità di avere maggiori strumenti per leggere le coordinate sempre più complesse del mondo in cui viviamo. Considerare le scuole aperte (seppur a distanza) come un fallimento equivale a marginalizzare l’istruzione, a non comprendere il fondamentale ruolo che occupa nella crescita della società. Parafrasando le stesse parole della Cordeschi, le chiediamo: diventare adulti senza il necessario background di istruzione per analizzare, amare, denunciare, riscrivere ciò che ci circonda non è forse ciò che davvero “aggrava (irrimediabilmente) le condizioni psicofisiche di alunni e famiglie”?”
Consigliere Eugenio Trani
