Le difficoltà quotidiane di Elena De Paolis racconta le sue difficoltà quotidiane in una città che malversa le persone disabili. La signora ha preso carta e penna scrivendo all’assessore all’urbanistica Alessandro Ceccarelli, citando normative nazionali ed europee, e alla Prefettura ma puntando l’indice anche sulla disattenzione dei commercianti verso un tipo di clientela non presa in considerazione. Eppure, come evidenzia lei stessa, di permessi per disabili il Pincio ne ha rilasciati oltre 3 mila.
“Civitavecchia non è città a misura di disabile – afferma la donna -sia da un punto di vista strutturale che come mentalità”. Due sono gli esempi proposti che esplicano questo pensiero: “Muoversi in città rappresenta un’impresa quotidiana perché gli scivoli mancano dappertutto, nonostante l’assessore Ceccarelli quasi due mesi disse di non aver dimenticato di redigere Peba e Pisu e che i finanziamenti sarebbero stati trovati dopo l’approvazione del bilancio. Sono stati trovati? Il bilancio è stato approvato ma si sta facendo qualcosa? Credo sia lecito chiederlo>. Non solo: quello che irrita di più Elena è il fatto che da una parte si cerca di abbatterle le barriere architettoniche mentre dall’altra il Pincio vada in direzione opposta. “Ho saputo di esercizi che volevano istituire le discese ma gli sono stati addebitati i costi per l’occupazione del suolo pubblico. È semplicemente illogico, anzi rasenta l’offensivo>. Per sua stessa ammissione però qualcuno si è organizzato: <Mi capita spesso con gli amici di uscire di sera. Ebbene chi ha voluto, con appena 70 euro, ha comprato una pedana mobile che posiziona quando entra qualche carrozzina. Ma si tratta di iniziative estemporanee, non di un piano organico”.
L’altra accusa mossa dalla De Paolis è sui controlli: “Al Comune non costa nulla far adeguare un locale e assicuro che è necessario. Di bagni in centro ne ho visti tanti e laddove non è impossibile arrivarci a causa dei gradini lungo il cammino, ecco che la carrozzina è troppo grande e la porta non si chiude oppure la stanza del bagno disabili è stata trasformata in magazzino. Diventa umiliante perché un diritto normalissimo come andare al wc diventa un servizio o peggio ancora un favore, e pure faticoso da attuare” la conclusione di Elena de Paolis.
