Ladispoli, Trani e Palermo portano la questione consiglio in Prefettura • Terzo Binario News

Ladispoli, Trani e Palermo portano la questione consiglio in Prefettura

Mag 7, 2018 | Ladispoli, Politica

Riceviamo e pubblichiamo – Poche ore fa abbiamo inviato in Prefettura la documentazione relativa al Consiglio Comunale del 3 maggio scorso, affinché vengano svolte le opportune verifiche in merito alle modalità – del tutto inusuali – con le quali è stata gestita l’Aula F. Ceraolo durante lo svolgimento dell’ultima assise cittadina.

Noi di Ladispoli Città, siamo stati tra i consiglieri d’opposizione che hanno abbandonato la seduta senza farvi ritorno, garantendo la presenza del numero legale per la sola consegna degli encomi alla Capitaneria di Porto, in segno di rispetto per le istituzioni chiamate a presenziare in Consiglio.

Nutrivamo (e nutriamo) forti dubbi sui pareri mancanti agli atti dei debiti fuori bilancio e sulla questione relativa alla Partecipata Flavia Servizi (su cui ci siamo già espressi chiaramente); così, se la maggioranza avesse avuto i numeri per iniziare la discussione dell’ordine del giorno, avremmo reso note le nostre posizioni prima di lasciare i lavori. La mancanza di consiglieri di maggioranza era però talmente evidente da non rendere necessario alcun gesto plateale da parte dell’opposizione: come si suol dire, “avevano già fatto tutto da soli”.

La nostra non è stata una protesta infantile come vorrebbe far credere il sindaco Grando che, ormai da quattro giorni, non fa che rispondere ad articoli e post di Facebook richiamando la profonda responsabilità che ha condotto lui e i suoi consiglieri ad approvare delibere importantissime per la Città, mentre “un’opposizione oscura e distratta abbandonava alla spicciolata i banchi”. Un primo cittadino talmente attento e preoccupato dalle reazioni dei suoi abitanti, da investire il proprio tempo nel rispondere ad un post su Torre Flavia pubblicato nell’aprile 2017 e destinato – ovviamente – alla passata amministrazione. L’efficienza prima di tutto, insomma.

Ma il sindaco Grando non è stato il solo a rimanere “intrappolato nella rete” durante l’ultimo periodo. Abbiamo infatti assistito a dibattiti che, oltre ad essere del tutto strumentali, hanno assunto toni degni di un suk, scadendo in un profluvio di volgarità. Atti completamente irrispettosi nei confronti dei cittadini che – avendo come protagonisti proprio degli amministratori di maggioranza – risultano inoltre offensivi verso l’Istituzione stessa che il Comune di Ladispoli incarna.

A cominciare dai diversi consiglieri di maggioranza (Falasca non è stato il solo) che, con post farlocchi, emoticon e uscite repentinamente cancellate dai propri profili, hanno offeso la memoria dei partigiani e, dunque, della Costituzione a cui dovrebbero quotidianamente rispondere nell’esercizio delle loro funzioni, continuando con gli insulti gratuiti in rete di cui – quasi quotidianamente – i concittadini ci portano a conoscenza, in barba alla mozione sulla violenza verbale adottata all’unanimità del consiglio solo pochi mesi fa.

Tutto ciò per arrivare, in un continuo scadere al ribasso, all’arroganza della seconda carica cittadina che forse ha voluto fare della facile ironia sui social, ma noi non l’abbiamo capita.

Torniamo però al punto di partenza: il consiglio comunale del 3 maggio scorso. Iniziato con 15 minuti di ritardo rispetto all’orario di convocazione;

  • caratterizzato da 55 minuti di sospensione (a fronte di una richiesta di soli 5 minuti da parte del Sindaco);
  • proseguito con un appello che sanciva l’assenza del numero legale, ed un richiamo all’art. 67 del Regolamento comunale per un nuovo appello da svolgersi dopo 10 minuti;
  • aperto definitivamente 18 minuti dopo la sospensione, giusto quanto bastava perchè dei consiglieri di maggioranza – in chiara sofferenza numerica – si presentassero in Aula a discutere il primo punto all’O.d.G.

Insomma, un consiglio convocato per le 19.00 che, di fatto, è iniziato alle 20.44, con una procedura anomala ed un richiamo all’art. sbagliato del Regolamento comunale. Ma se su questi aspetti sarà la Prefettura ad esprimersi, c’è qualcosa che ci preme di più dirvi. Se è vero che durante l’ultimo Consiglio il Sindaco Grando ha portato provvedimenti importantissimi per la Città, tra cui la revoca (termine che consideriamo improprio per una serie di dubbi che porremo prossimamente alla vostra attenzione) dei Piani Integrati, perché farlo in un clima di dubbio, incertezza, attraverso un iter che, se si rivelasse illegittimo, farebbe decadere la validità dell’atto stesso? Perché non rinviare la discussione di sole 24 ore, momento in cui sarebbero scattati i termini della seconda convocazione senza bisogno di maggioranza assoluta?

E non vogliamo più ascoltare neanche il teatrino dei gettoni risparmiati. Non può e non deve essere una giustificazione all’approssimazione con cui si gestiscono le cose. Facciamo così. La prossima volta che la maggioranza si troverà a non avere i numeri in Aula, per dissensi interni e non certo perchè l’opposizione è “irresponsabile”, il Presidente faccia un appello ai consiglieri tutti. Saremo felici di donare il gettone di presenza della seduta, ma di evitare che al posto del Consiglio comunale si svolga una farsa teatrale.

Gruppo Consigliare Ladispoli Città

Eugenio Trani
Maria Concetta Palermo