Quanto ci manca The O.C. • Terzo Binario News

Quanto ci manca The O.C.

Nov 7, 2017 | Cinema e libri, Cultura, Dal Web

di Ginevra Amadio

Sono una di quelle persone che è sempre stata perennemente fuori tempo con le serie tv. Mi succedeva da adolescente e continua ad accadermi oggi, quando vedendo le bacheche dei social invase da quattro ragazzini in bici ho pensato in un primo momento a Stand by me, il film di Rob Reiner che consacrò il talento e il mito di River Phoenix. Trent’anni fa.

È un’attitudine più forte di me, una caratteristica del mio essere che mi condanna a restare interdetta mentre a una festa, tra amici o all’università si odono frasi del tipo «Winter is coming» seguite da grida di giubilo fra gli astanti stupefatti dell’anacronismo atavico della mia persona.

L’unica serie che ho iniziato addirittura in anteprima è la drammaticissima The Affair, incentrata sulla relazione extraconiugale di due tipi subdoli e cinicamente male assortiti che finiscono per distruggere due famiglie con figli vivi e morti annessi. Rivendico con orgoglio tale scoperta, la quale tuttavia – per una legge iscritta probabilmente nella mia sorte – continua ancor oggi a restare mio unico privilegio e appannaggio. Nessuna delle mie conoscenze ne parla, costringendomi così a tenere nel cassetto delle occasioni le citazioni dello scrittore da strapazzo Noah Solloway.

Esclusa in ogni caso tale parentesi di tempestività, il mio percorso di serie addicted continua a procedere alla velocità di un autobus di provincia per le strade di Roma; ho rinnovato l’abbonamento a Netflix per recuperare un prodotto britannico di sei anni fa e continuo con malinconica perseveranza a fare binge watching di Una mamma per amica.

La nostalgia canaglia ha di fatti un effetto stupefacente su di me: più le serie sono lontane nel tempo più torno a guardarle con famelica dipendenza.

È così per The O.C., conclusasi su Fox il 22 febbraio 2007. Dieci anni in cui la serialità televisiva si è sviluppata a ritmi vertiginosi, dando vita a prodotti di prim’ordine che più che telefilm sembrano kolossal di infinite ore. Ma anche dieci anni in cui è ancora impossibile elaborare il lutto del simbolo di una generazione. 

Anche con The O.C., come di routine, sono arrivata in ritardo. I miei compagni delle medie ne parlavano in classe tra un esercizio e l’altro, mentre io attendevo paziente il primo anno delle superiori per capire finalmente chi fosse quella pazza di Marissa che si era fatta rinchiudere in una stanza d’albergo da un matto vero.

Il rinvio, in ogni caso, non ha di certo precluso l’innamoramento smisurato. Non esistevano ancora le piattaforme streaming che consentono di vegetare sul divano mentre gli episodi scorrono, e così la messa in onda settimanale – persino delle repliche – diveniva l’evento più atteso dopo i risultati dell’ultima verifica.

the O.C.

Quando nell’ottobre 2006 la serie è stata interrotta a metà della terza stagione, io e i miei coetanei non potevamo darci ragione del calo degli ascolti. The O.C era il mondo in cui volevamo vivere, la casa in piscina che desideravamo occupare, gli amici fighissimi e palestrati che sognavamo d’incontrare. Non ho avuto la fortuna di vivere l’epoca di Beverly Hills 9010 (che ho recuperato egregiamente da ventenne) ma a detta degli adolescenti anni ’80 The O.C. aveva tutte le carte in regola per esserne l’erede. Com’è stato possibile, allora, il suo lento e inarrestabile declino?

Dopo la ripresa nella primavera del 2007 in seconda serata, la quarta e ultima stagione è stata trasmessa unicamente sul digitale terrestre. La serie era passata da un ascolto medio di 3.133.840 (11,8% di share) nella prima stagione e di 3.237.260
(11,6% di share) nella seconda a un ascolto di 2.062.576 (8,2% di share) nella terza. Una débâcle rovinosa di cui ancor oggi, sinceramente, non riesco a capacitarmi.

Durante le ricerche preliminari alla stesura di tale articolo, ho letto con attenzione i vari forum dedicati al tema. Scorrendo i topic sono arrivata dunque al 2006, quando il teen drama era un genere ancora in voga e gli spettatori della mia fascia di età vi restavano incollati come francobolli alle lettere. Non ho trovato uno straccio di opinione negativa, salvo qualche voce fuori dal coro che se non esistesse saremmo ancora in clima “Tacete, il nemico vi ascolta”.

Certo, di studi autorevoli dedicati alle ragioni del fallimento della serie ce ne sono. Ma già scegliere di eleggere un soggetto ad argomento di approfondimenti è una spia rivelatrice dell’importanza dedicata ad esso. The O.C. ha segnato un’epoca e ne ha siglato la fine. È morto quando è deceduta una delle sue protagoniste, la più incasinata, ma la più vera. Quando il creatore e gli sceneggiatori hanno deciso di far cambiare rotta alla loro creatura in cuor loro sapevano, forse, che il tempo giusto per portarla avanti era giunto al termine.

Non ci sarebbero più stati i giovani senza fronzoli, viziati, nevrotici ma fondamentalmente liberi. Il tornante della generazione volgeva, repentinamente, verso la stagione della vita virtuale, dove bombardati da mille input non ci si poteva più accontentare di rapporti genitori-figli e love stories travagliate. E così da The O.C. si è arrivati a The Walking DeadBreaking BadPenny Dreadful e Game of Thrones, praticamente film sul piccolo schermo per un pubblico che ora come ora snobberebbe di buon grado le avventure dei ragazzi di Newport.

Eppure senza The O.C. non ci sarebbero state, ad oggi, tantissime cose: i riferimenti alla cultura pop, pari per quantità soltanto a quelli presenti in Gilmore Girls; le puntate di Laguna Beach, i drammi dell’Upper East Side di Gossip Girl, il ritorno (evitabile) dei giovani di 90210 e forse – con tutte le dovute specifiche del caso – formati al limite del trash come Riccanza. The O.C. ha consacrato l’indie quando ancora non era mainstream, preferendo all’allora dominio incontrastato di Sean Paul le musiche dei Rooney, The Killers, Modest Mouse e Death Cab For Cutie. Ha trasformato i nerd in sex symbol grazie all’irresistibile goffaggine di Seth Cohen, senza il quale i nostri fidanzati non indosserebbero, ancora oggi, gli skinny jeans.

The O.C. è stato sguardo al passato e avanguardia del futuro, telefilm di raccordo tra la Generazione Y e Z. Quando le crisi dell’adolescenza erano ancora affidate alla verosimiglianza della fiction, alla televisione non si poteva chiedere di meglio. È per questo che ancora oggi, con lo sguardo maturato e assuefatto dal sensazionale, il mondo scosso ma genuino di The O.C. manca più che mai. E sarà nostalgia del tempo che stato, incapacità di apprezzare appieno i nuovi prodotti o semplice attaccamento emotivo ma, oggi più che mai, benedico il giorno in cui ho deciso di far partire California here we come.