Sono iniziati gli interrogatori del pubblico ministero Alessandro Gentile sulla vicenda Piazza Grande. Tra gli altri ad essere sentiti oggi saranno il sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta e l’assessore Eugenio Trani.
Per il primo tra i reati contestati ci sarebbe il 479 cp vale a dire il falso ideologico. Una delle questioni che il PM dovrà vagliare è la consapevolezza da parte dei politici dei numeri riportati nel piano integrato proposto dagli imprenditori. Numeri che non corrisponderebbero a quanto attestato sul piano. Nello specifico vi sarebbe una sottostima della plusvalenza dell’operazione calcolata come differenza tra il valore raggiunto dal campo sportivo, come margine della vendita degli appartamenti e centro commerciale ed il valore del terreno prima del piano integrato. Nel rendiconto economico approvato infatti si attesterebbe che il terreno ha un valore prima dell’operazione di 600.000 euro dato che la società dice essere verificabile dagli atti notarili.
IL VALORE DEL TERRENO
Su questa cifra, in una nostra inchiesta giornalistica avevamo reso noto che il valore reale della compravendita, quello presente nell’atto e allegato alla documentazione del consiglio comunale del luglio 2015 era di 250.000 euro. La società Piazza Grande infatti avrebbe pagato con con 8 assegni circolari da 20.000 euro, uno da 75.000 ed uno da 15.000. Un importo oltre la metà in meno di quello dichiarato nel piano integrato. Alcuni politici, nell’ottica di smentire quanto da noi sostenuto, dichiararono che le nostre informazioni non erano esatte e che invece il reale valore del terreno era 600.000 euro. Fatto che ci portò a chiedere pubblicamente dove fossero finite le 300.000 euro mancanti (leggi inchiesta). Si trattava forse della sposorizzazione pattuita tra US Ladispoli e Piazza Grande nell’assemblea dei soci che ha dato mandato a Umberto Paris di vendere il campo sportivo? Ma di quella cifra non vi sarebbero atti prodotti in consiglio e comunque sarebbe un importo non direttamente assimilabile al valore del terreno. Del resto anche con le 300.000 euro si arriverebbe ad un importo di 550.000 euro, ancora non sufficiente rispetto alle 600.000 euro dichiarate.
LA PLUSVALENZA ED IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO
Come si vede dalla tabella a fianco Piazza Grande donerà al comune il 50% della plusvalenza, vale a dire del guadagno dell’operazione. Una cosa prevista dallo strumento urbanistico adottato. Il valore di 775.972 euro viene calcolato come differenza tra il valore post mercato dell’area, 2.151.945 euro ed il calore del terreno prima, appunto i 600.000 euro non risultanti dagli atti notarili.
Ma stando ai valori calcolati nell’atto notarile la sottrazione doveva essere fatta con i 250.000 euro e non con 600.000 euro. Del resto nell’atto notarile risulta una perizia giurata che assegna a quel terreno un valore di mercato di 109.000 euro. Addirittura la metà di quanto lo ha pagato la Piazza Grande e un sesto di quello dichiarato nel piano. Con questa cifra ne sarebbe risultata una plusvalenza ben più alta, 1.901.945 euro che divisa al 50% avrebbe dato un contributo straordinario di 950,972,5 euro. La società quindi avrebbe dovuto versare al comune quasi 200.000 euro in più rispetto ai 775.000 euro, soldi che sarebbero sfumati nonostante sugli organi di informazione la vicenda era nero su bianco. Difficile che dell’operazione non ne fosse a conoscenza l’assessore al Bilancio Eugenio Trani, che era il commercialista di entrambe le società. Per la US Ladispoli aveva verbalizzato gli importi nel verbale di mandato a vendere, per la Piazza Grande invece il commercialista avrebbe contabilizzato l’operazione, una delle poche voci nel bilancio di una società nata appositamente per questa operazione.
Vi è inoltre un altro fatto che non concorda tra la documentazione del piano e la successiva convenzione firmata tra le parti. Nel piano infatti la Piazza Grande si dimostra disponibile ad impiegare il contributo straordinario per la realizzazione del campo o di altre opere, mentre nella convenzione questa disponibilità scompare. I soldi dovranno essere impiegati specificatamente per realizzare il terzo campo sportivo. Di questo campo però non risulta alcun elaborato tecnico di dettaglio che ne quantifichi realmente le spese.
IL FALSO PER I CITTADINI
Al di là delle ipotesi giudiziarie di falso vi è poi le false informazioni rese note ai cittadini. Se da un lato il sindaco metteva in guarda i ladispolani dalla false informazioni divulgate dalle nostre inchieste, a distanza di due anni emergono invece dei falsi che non sarebbero stati commessi dalla nostra testata. Tra questi vi è la farsa del referendum.
Nel novembre 2015 vengono infatti chiamati i cittadini residenti nelle zone adiacenti al campo a votare a due quesiti referendari. Il primo l’accettazione o meno del piano integrato, il secondo la scelta della destinazione della Bucalossi: o per il sottopasso tra parcheggio e stazione oppure per ammodernare i marciapiedi del quartiere.
Sul primo quesito ad ampia maggioranza i cittadini dissero NO al piano integrato, risultato ignorato alla luce di un quorum inserito nel regolamento della consultazione a due giorni dal voto e all’insaputa dei consiglieri di opposizione, ai quali era stata sottoposta una bozza diversa di regolamento.
Al secondo quesito i cittadini hanno espresso ad ampissima maggioranza la volontà di destinare fondi al rifacimento dei marciapiedi. Un risultato che il sindaco in questo caso dichiarò di prendere in considerazione nonostante la mancanza del quorum.
Va detto che dal 2015 ad oggi tra le opere pubbliche realizzate o messe in calendario non vi è nemmeno una di quelle previste dal referendum. Il sottopasso era addirittura previsto nel piano triennale delle opere 2015-2016-2017 da finanziare con 200.000 euro di soldi provenienti da fondi privati. L’opera è sparità nel piano dell’anno successivo, forse proprio in virtù della scelta dei cittadini, ma non è mai comparsa alcuna voce riguardante il rifacimento dei marciapiedi. L’opera non sarebbe in programma né quest’anno né nel 2018, nè nel 2019.
L’OSTINAZIONE
In tutta questa storia, a distanza di due anni, viene ancora da chiedersi perché tanta ostinazione nel portare avanti un piano integrato che a conti fatti ha portato ai cittadini ben meno di quanto invece gli spettava. Un’operazione dettata dall’urgenza di ridare a Ladispoli un campo sportivo, unico impianto ad essere stato venduto per ripianare i debili di una società sportiva, che oggi ha profeticamente vinto un bando per la gestione del nuovo impianto. Un bando non alla portata di tutti perché oltre ai costi di gestione viva dell’impianto prevedeva la realizzazione di ulteriori opere. Una società sportiva che sarebbe passata dall’avere debiti con l’erario per centinaia di mila euro ad avere, nel giro di un anno e mezzo, garanzie per la presentazione a bando di un piano di gestione del campo che prevede la realizzazione di un secondo campetto e di strutture da destinare a spogliatoi ed uffici.
