Marta ogni mattina sembrava prendere la rincorsa dalla parte opposta della strada e puntare la porta del bar.
Venti metri da una parte all’altra della strada.
Ogni giorno a testa bassa.
“Un giorno di questi sbatterà talmente forte il naso che se lo distruggerà sulla porta” diceva il vecchio signor Pandolfi, un uomo arrabbiato con la vita, la moglie e gli stranieri.
“Questo paese è maledettamente peggiorato” disse ancora mentre girava il suo caffè corretto alla sambuca tre volte a destra e due a sinistra.
Marta nel frattempo era indecisa sull’attraversare oppure no.
“guarda quella matta li” disse ancora “tutte le mattine si mette all’angolo della strada, vestita come una pezzente e attraversa di corsa guardando per terra”
Marta era vestita malissimo, portava sempre delle gonne lunghe e troppo colorate, le scarpe aperte anche quando faceva freddo e i capelli raccolti in fasce improponibili, passava almeno cinque minuti abbondanti ad osservare le macchine che non si fermavano davanti alle strisce pedonali prima di gettarsi a testa bassa dalla nostra parte.
Il signor Pandolfi invece portava sempre bei vestiti datati, almeno tre anelli d’oro e i capelli tirati all’indietro con la spuma, fumava il sigaro e guardava tutti con disprezzo.
Il viso secco e la pancia gonfia di nervosismo.
Marta nel frattempo alzava il dito come per contare le macchine.
“che cazzo vuole quelli li, sta indicando?”
Marta aveva un viso molto bello, le labbra sottili, una vita finissima e grandi occhi castani.
Ero sicuro che se avesse avuto qualche anno di meno e un’attività sessuale ancora in essere, il signor Pandolfi un pensierino ce lo avrebbe anche fatto, invece ora no, la disprezzava.
Perché Marta era: Forse pazza, forse straniera, forse povera.
Marta osservava le macchine sfrecciargli davanti attendendo il momento giusto per fare come ogni mattina, sfidare la sorte, buttarsi di corsa dall’altra parte della strada, puntare dritta verso il bar e chiedere con il fiatone un bicchiere d’acqua.
Che prontamente il barista glielo avrebbe servito in uno di plastica.
Perché Marta era forse pazza, forse straniera, forse povera.
Marta scelse il momento, sorrise, guardò l’orologio e si gettò dalla parte opposta.
Come ogni mattina
. Venti metri fra lei e la porta del bar.
“un giorno di questi passerà un autobus e la ficcherà sotto”
Marta abbassò la testa, corse, schivò una macchina che suonò fortissimo il clacson e attraversò puntando la porta del bar, chiese un bicchiere d’acqua, glielo misero in uno di plastica, sorrise e se ne andò.
Il signor Pandolfi rimase seduto al tavolo fuori al bar, come ogni mattina a bere il suo caffè corretto alla sambuca e disprezzare la vita.
Mentre Marta, che forse era pazza, forse straniera, forse povera, la vita la sfidava.