I pescherecci, dopo il blocco di ieri, tornano in mare
Traffici merci fermi a Civitavecchia e Gaeta anche oggi per dire basta ai rincari del carburante.

Ieri al porto il blocco del trasporto su gomma messo in atto dalle aziende locali che poi si è allargato ai pescherecci del porto e agli agricoltori di Tarquinia.
Diverse decine di lavoratori si sono radunati al varco nord dello scalo, con un aspetto tutt’altro che trascurabile: il fatto che si siano trovati a vivere gli stessi problemi categorie completamente diverse tra loro.
A far partire la protesta, le ditte di trasporto, in tutto 45, che hanno deciso di spegnere i camion, allo scopo di dare un segnale forte.
«Effettuando i servizi alle condizioni attuali alla fine della giornata si spende più di quanto si guadagni – sottolinea il rappresentante del Consorzio Autotrasportatori Civitavecchia Patrizio Loffarelli – per questo i mezzi sono fermi e ci rimarranno anche oggi. Però è vero che qui c’è anche il segretario del sindacato Assotir Claudio Donati ma la protesta è partita dalle aziende stesse, che hanno voluto urlare, tutte insieme, il loro malessere». A bloccarsi non sono stati solo i trasporti di container ma anche coloro che hanno le commesse con le Autostrade del Mare e dei conducenti sardi. Al presidio il clima è sereno: la situazione innervosisce ma la volontà è quella di rendere pubblica la problematica affinché si possa porre un qualche rimedio. Tant’è vero che le forze dell’ordine ci sono, ma la loro è una presenza discreta e defilata.
Fra i maggiori consumatori di carburante ci sono i proprietari dei pescherecci che ieri, pur di non rimetterci, hanno lasciato le imbarcazioni nella Darsena Romana appendendo gli striscioni come nei giorni scorsi: «Restano fermi circa 170 grandi pescherecci – spiega Salvatore Cicatello, a nome dei pescatori locali ai quali si sono aggiunti i colleghi di Fiumicino – e 350 di piccolo cabotaggio. Consumiamo ogni hanno milioni di litri di carburante e abbiamo visto i nostri guadagni assottigliarsi, fino a rimetterci, come avviene ora. In meno di un mese il costo è salito da 0,75 euro a 1,22, quando a settembre era 0,30. Oggi torneremo in mare perché abbiamo le riserve di carburante da sfruttare ma non è detto che duri, anzi. Dipende anche da come andranno le aste del pesce: se la vendita non sarà proficua, le barche resteranno attraccate». Alcuni agricoltori da Tarquinia hanno evidenziato le stesse difficoltà, con la differenza che invece dei pescherecci a fermarsi sono stati i trattori.
Infine un ragionamento di respiro più ampio: «Uno degli elementi che ha portato questa situazione è il libero mercato. Senza le regole dettate dal Ministero – l’osservazione di Peppino Loria, presidente di Assotir Civitavecchia – è scattata la corsa al ribasso, facendo sì che molte aziende ricorressero al sommerso. Allo stato attuale è difficile negoziare con i committenti per rientrare nelle regole e se poi ci si mettono i rincari sul gasolio allora diventa proprio impossibile mantenere in piedi le ditte, con tutto ciò che ne consegue. Al presidio ci sono lavoratori con alle spalle le loro famiglie, a dimostrare che la problematica è di tutti».
