Riceviamo e pubblichiamo – Intervengo sulle problematiche relative al congresso del PD di Civitavecchia malvolentieri, solo perché vengono chiamati in causa i parlamentari del territorio.
Se vengono sollevate giuste istanze affinché il tesseramento sia il più partecipato possibile, queste sono da approvare. Se l’attuale orario di apertura della sezione è ritenuto insufficiente è giusto anche accogliere i nuovi ed i vecchi tesserati con orari molto più ampi. Se si deve fare uno sforzo per portare nel PD settori di società civile che rappresentino la parte migliore di Civitavecchia, io dico di farne molti di più. Se si sente l’esigenza di impegnarsi per un dibattito forte e plurale, io la giudico una cosa estremamente positiva.
Il PD ha senso se si apre, e non si chiude, alla città e alle sue esigenze.
Quando sento che alcuni soggetti, pur avendo ruoli di vigilanza per quel che riguarda il tesseramento, parlano di un congresso ad uso e consumo di chi ha portato il PD alla sconfitta elettorale, mi stupisco e mi offendo per due motivi.
Primo: i congressi rappresentano l’elemento primario della democrazia interna in cui vengono approvate le linee di azione politica e in cui vengono eletti i dirigenti del Partito, anche quegli ex segretari che oggi fanno parte di Link Democratico, sono stati eletti nei congressi. Tutti possono votare ed esprimersi. Non mi risulta che la nostra sezione di Campo dell’Oro sia assimilabile ad un paese in preda ad una feroce dittatura, dove i bastoni sono nascosti in un angolo del seggio, anche perché i rappresentanti di Link Democratico fanno parte della commissione sul tesseramento e mi risulta che partecipino alle riunioni.
Secondo: la sconfitta elettorale del PD è una responsabilità collettiva. E’ troppo semplice seguire lo stereotipo calcistico italiano, che ci dice che quando si vince si vince tutti e tutti si beneficia della vittoria e quando si perde perde solo uno. La sconfitta elettorale delle ultime amministrative è certamente responsabilità primaria di chi capitanava la squadra ma quelli che oggi criticano dove sono stati per i 18 mesi di Amministrazione del Centrosinistra? Chiusi in una caverna o a fare le barricate?
Mi rammarico del fatto che venga usato, per l’ennesima volta, il luogo comune della lotta alla vecchia classe dirigente attaccata alle poltrone, che tra l’altro, oggi non si capisce quali sarebbero. Gli attuali paladini del cosiddetto rinnovamento un tempo non molto lontano erano seduti su quelle poltrone. Non mi risulta che qualcuno si sia dimesso. Le hanno mantenute fino alla caduta della precedente amministrazione.
E del tutto legittimo separare i percorsi politici da precedenti compagni di viaggio, ma non ci si ricostruisce una “verginità” politica solo attraverso le critiche del passato. Sarebbe troppo facile.
Dovremmo invece tutti fare uno sforzo di umiltà e finalmente comprendere che il rinnovamento è una cosa seria. Rinnovare vuol dire far entrare nel partito energie nuove, in grado di portare buone idee e diverse pratiche politiche. Vuol dire dare spazio a quelle persone che non hanno avuto precedenti esperienze di gestione. Rinnovare è una cosa diversa dal riciclare oggettistica vintage facendola passare come appena uscita dalla fabbrica.
Mi permetto, quindi, di invitare tutti ad un salto di qualità nel ragionamento: basta con le polemiche e con i finti moralizzatori. Basta parlare solo di noi stessi. Mettiamoci in gioco, rinnoviamo il partito con saggezza e lungimiranza, ma rinnoviamolo sul serio. Largo ai giovani, ai compagni di buona volontà e a tutti quelli che, nella società civile, vogliano impegnarsi per una città migliore. Misuriamoci sui temi che interessano la città e il paese, partecipiamo a quegli spazi di confronto che il partito e altri organizzano senza rimanere chiusi ognuno nel proprio recinto e senza pensare che sia già tutto scritto, da una parte e dall’altra.
On. Marietta Tidei

