Prove di governo. La sinistra, il Movimento Cinque Stelle e la doppia opportunità • Terzo Binario News

Prove di governo. La sinistra, il Movimento Cinque Stelle e la doppia opportunità

Mar 6, 2013 | Blog, Gianfranco Marcucci


La non-vittoria della sinistra
alle ultime elezioni politiche dimostra chiaramente che la strategia di questi ultimi decenni è stata per sempre sconfitta. La ricerca spasmodica di coniugare il libero mercato con una redistribuzione equa della ricchezza e di barattare la propria identità con la corsa all’elettorato moderato ha contribuito solamente a creare un ibrido deforme e innaturale che non ha convinto né gli elettorali liberali né quelli progressisti.

La sinistra non ha persuaso soprattutto quel nutrito popolo di elettori, specialmente i più giovani, che si aspettava un forte segnale di cambiamento e una nuova missione da compiere proprio da parte di quella coalizione più vicina alle classi sociali che più di altre stanno pagando la pesantissima crisi economica.

Ha ragione da questo punto di vista il regista Roberto Andò – attualmente al cinema con “Viva la Libertà”, film profetico sulla crisi di un leader democratico – che intervistato da “La Repubblica” afferma che la politica ha il dovere di tornare a trasmettere passione e di uscire dalla tattica autoreferenziale (mi alleo con Vendola? O con Monti?) e parlare direttamente al cuore e alla testa delle persone iniettando insieme alle argomentazioni delle chiare speranze di cambiamento.

Tutto il contrario di quello che ha fatto Bersani in campagna elettorale che ha preferito la moderazione alla richiesta degli elettori di mettere in circolo elementi di discontinuità concreti. Ne è così venuta fuori una proposta politica timida quando il tempo attuale necessitava appunto di determinazione, di scelte di campo nette soprattutto in materia economica (politiche espansive o repressive, dirigismo o liberismo, economia reale o finanziaria). E un’altra volta, l’ennesima, gli elettori non hanno compreso il messaggio politico e hanno votato altrove.

Nonostante questa sconfitta e un governo da realizzare senza possedere la maggioranza credo fortemente che solo da sinistra possa palesarsi qualsiasi tipo di cambiamento. È la nostra storia che lo insegna. Gli unici momenti di vero progresso in questo Paese sono avvenuti quando questa forza politica è stata protagonista del tempo che viveva. Basti ricordare gli anni della guerra con la Resistenza e la conseguente nascita della Repubblica e della Costituzione; e poi gli anni sessanta con il boom economico e i governi di centro-sinistra, ed infine gli anni settanta con la grande stagione dei diritti civili a seguito del movimento del sessantotto. Ma bisogna voler cambiare realmente, mettersi in gioco e soprattutto ‘sapersi rivoluzionare’ dentro e fuori i partiti di quell’area politica.

E nel breve periodo l’unica strada percorribile per rimanere protagonisti di questa post-modernità è quella di riuscire a dialogare concretamente con il M5S, il vero vincitore delle elezioni, proponendo ad esso – e non a Grillo che mi risulta essere da quanto dicono i grillini solo il megafono – un programma serio che sposi alcuni dei suoi punti programmatici. Sarebbe un’opportunità preziosa per la sinistra di contaminarsi per modernizzarsi. Anche perché la maggior parte delle proposte elettorali del M5S proviene dal variegato arcipelago progressista (la sensibilità ambientale, il reddito di cittadinanza, la questione morale, la redistribuzione del reddito, la lotta ai poteri forti e alla finanza globale). Nel corso di questi anni e per colpa di illuminate classi dirigenti – che avevano timore che gli italiani non avrebbero capito, che i tempi non fossero maturi, o che l’Europa ci avrebbe messo il muso – si è lasciato che altri si facessero promotori di queste proposte politiche. Il risultato è che oggi il M5S si ritrova portatore di una parte di istanze che appartengono alla storia della sinistra italiana.

Per tale motivo io sfiderei i grillini proprio sul campo che hanno scelto di percorrere presentandosi alle elezioni, quello della politica. Si prenda una parte del loro programma (non quello del PD) e partendo da questo si chieda al movimento (non a Grillo) di partecipare nel modo che reputa più opportuno al governo del Paese. Lo scelgano gli attivisti del M5S se l’esecutivo debba essere tecnico, politico o istituzionale. Alla luce del sole, senza opacità.

Anche perché in questo modo la vera natura di quel movimento si disvelerebbe. Se realmente, come dicono, si riconoscono nei principi democratici non dovrebbero aver nessun timore a partecipare ad un governo che esprima le loro idee. In caso di diniego il M5s si troverà ad essere l’unico responsabile della crisi politica e chi teme sue possibili derive autoritarie – con la smania di un nuovo ricorso alle urne – da quel momento in poi avrà qualche elemento in più per provarle.

Ma io non credo che la maggioranza degli attivisti del M5S si rifiuterà di partecipare alla sfida del governo. Tale scelta sarà anche un momento decisivo per capire l’effettivo protagonismo politico e l’autonomia operativa dei grillini nei confronti di quell’ex comico populista e dialetticamente violento. Se davvero Beppe Grillo è soltanto un megafono e un voto vale uno come sostenete, cari sostenitori del M5S, non resta che contarvi. È anche la vostra opportunità. Votate nel web un vostro ingresso nel governo e vediamo se il vostro mentore si limiterà solo a far da portavoce o si rivolterà perché il figlioccio è diventato autonomo e vuole giocare alla democrazia!

La nascita di questo innovativo governo sarebbe un’occasione da non perdere per entrambe le forze politiche. In ogni caso se ne gioverebbe il Paese ancora stordito davanti al futuro tutto da ricostruire.

I segnali di questi giorni dicono altro. Questo governo sinistra-M5S è difficile che nasca, quasi impossibile. Ma bisogna farlo.