Parco degli Angeli sul Dopo di Noi - Terzo Binario News

“Continuiamo a parlarvi della questione che più sta nel cuore e nella testa di chi ha un figlio disabile.

Quando i figli fortunatamente stanno bene l’affrancamento dalla famiglia fa parte del normale ciclo della vita: li metti al mondo, li fai crescere, li fai studiare, se puoi li aiuti per il lavoro e poi….. li vedi prendere la loro strada pensando che un giorno saranno loro ad accompagnarti per mano quando le tue forze si affievoliranno.

Non è così quando i figli non sono autosufficienti: li metti al mondo e li accudisci fino ad esaurire l’ultimo briciolo di energia. Se ne hai la possibilità risparmi per lasciare qualche risorsa a disposizione di chi si occuperà di loro, nella speranza che non se ne approfitti.

Molti ragazzi disabili pur necessitando di continua assistenza conservano capacità cognitive che gli consentono di comprendere il mondo che li circonda, ragazzi che vorrebbero come tutti gli altri uscire da quell’ombrello di copertura che danno i familiari, avere una vita di relazione con persone con le quali fare e dire quelle cose che “non puoi” con un genitore.

Hanno voglia di una vita che a loro troppo spesso è negata per il semplice fatto che manca il modo per potergliela dare.
Quella vita di transizione, di affrancamento dalla famiglia, che renderebbe meno traumatico il distacco repentino e duro che prima o poi il ciclo della vita gli imporrà.

Anche le persone completamente (o apparentemente) non consapevoli si è riscontrato che al di fuori dei contesti familiari riescono più facilmente a scaricare quelle tensioni che si accumulano quando il rapporto quotidiano è esclusivamente concentrato sulle stesse figure di riferimento che provoca, in entrambi i sensi (da assistito a “careviger” e, in modo più accentuato nel percorso inverso) il saturarsi delle capacità di comprensione, comunicazione e di far fronte a situazioni che protraendosi diventano sempre meno sopportabili.

Ecco perché in una società civile non dovrebbero mancare percorsi, supportati da adeguate strutture, che consentano alle persone non autosufficienti o dalla ridotta capacità di autogestirsi di uscire gradualmente dal contesto familiare prima che la natura, con il suo ineluttabile progredire, glielo faccia venir meno provocando il più delle volte sdradicamenti e, a volte, purtroppo anche segreganti costrizioni.

Di queste cose molto se ne parla, tanti soldi si spendono per parlarne, molte energie – per fortuna – si sono dedicate per strutturare una normativa appropriata, poi però non si riesce a fare passi concreti.

Eppure, proprio alla luce e con le risorse che l’ordinamento pone a disposizione, il passaggio dal “dire” al “fare” è possibile, basta volerlo ma….. sarà il prossimo argomento che approfondiremo”.

I vostri amici del Parco degli Angeli

Pubblicato sabato, 20 Febbraio 2021 @ 12:17:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA