“I migliori anni” tra attualità e scherzi: c’era una volta Palmaradio • Terzo Binario News

“I migliori anni” tra attualità e scherzi: c’era una volta Palmaradio

Apr 20, 2021 | Cronaca, Roma

Don’t worry about a thing. Cause every little thing gonna be all right: “Sì, sicuramente oggi lancerei Three Little Birds di Bob Marley & The Wailers. Poi a raffica Elio e le Storie tese, oltre al multiforme Mike Patton”.

Fabio Osso, con un velo di nostalgia misto ad adrenalina pura, fa un balzo indietro nel tempo, a metà anni Ottanta, quando è nata Palmaradio, nel quartiere di Palmarola, Municipio XIV, in un locale della parrocchia Sant’Ilario di Poitiers.

Anni stupendi, dove l’idea vede il coinvolgimento di giovani e non. Un’esperienza unica, per certi versi irripetibile. “Ho frequentato la chiesa e studiavo musica – spiega Fabio – conducevo un programma che durava una o due ore, parlando della storia della rock, ero un giovane adolescente esaltato. Leggevo storie, mandavo pezzi anni Sessanta-Settanta. Inoltre con tale Daniele facevamo una sorta di trasmissione comica, tipo Lillo & Greg. Non eravamo come loro, loro sono bravi. Noi due pazzerelli”.

La mano di Don Guido

Quella creatura, forgiata da Don Guido Peressini, vide insieme (per citarne alcuni) Massimiliano, Luigi, Donatella, Daniele, Valentina e Paola Benigni che, a Terzo Binario, racconta: “In questi giorni mi sono messa in contatto con Don Guido, un sacerdote che amiamo profondamente, che fa parte dei nostri ricordi più belli. Un parroco disponibile ad accogliere i giovani, inclusivo, in grado di poter agevolare le iniziative che potessero essere d’aiuto per i ragazzi. A lui interessava tenerci in attività, per aiutare la nostra crescita”.

L’oratorio

“Facevamo parte di questo gruppo nell’oratorio – ricorda Paola – la nostra comitiva si ritrovava per partecipare alle attività parrocchiali, parecchi di noi erano catechisti. Di cosa ci occupavamo? Per esempio, aiutavamo i più piccoli a fare i compiti. Si respirava questa voglia di accoglienza, che un po’ si è persa. Per noi, invece, quell’esperienza è stata un privilegio, ci ha strutturati dal punto di vista caratteriale. Oggi i ragazzi, a mio avviso, vivono più alienati, non cercano lo scambio con l’altro. Sia chiaro: non disdegno il progresso, ma allo stesso tempo ai giorni nostri avverto la mancanza tra i ragazzi di un deficit nel rapporto inter-personale. Io sono stata fortunata, ho potuto vivere gli amici in maniera totalizzante. La radio ha rappresentato uno spaccato importante. Insieme alla catechesi, alla vacanza, alla partita di calcetto o di pallavolo, alle feste, con il coinvolgimento anche dei parrocchiani. Ringrazio Don Guido per quello che ha fatto per noi”.

Palmaradio: l’idea

Ma come nasce l’idea della radio? “La proposta arrivò grazie al suggerimento di un ragazzo, Silvio. Don Guido la prese in considerazione. In più fu fondamentale il supporto di un amico di Silvio, ovvero Fabio, tecnico di Montespaccato”. Così viene redatto quello che oggi verrebbe business plan “rispetto alla fattibilità tecnica, per autorizzazioni e strumentazione. Per avere elementi maggiori, vennero visitate altre realtà religiose. Don Guido si è recato a San Lorenzo in Lucina, da Monsignor Piero Pintus, che lo accompagnò negli studi radiofonici. Un sopralluogo ebbe luogo anche anche al Divino Amore”.

La nascita di Palmaradio

Paola, con la testimonianza di Don Guido, ripercorre quei giorni frenetici: “Ci sedemmo a un tavolo, per sciogliere nodi tecnici ma anche per redigere un programma giornaliero e settimanale. La radio doveva essere aperta al pubblico. Era la metà degli anni Ottanta e il progetto fu azzeccatissimo. Anche nel quartiere accolsero di buon grado la novità, addirittura chiamavano in radio per dialogare con noi. Don Guido si era riservato i suoi orari e spazi per i momenti religiosi. A tal proposito, visitò Radio Vaticana per le delucidazioni sul diritto d’autore”.

Palmaradio, la location

Come location viene individuata “una stanza degli uffici parrocchiani, per isolarla è stata tappezzata con le scatole, con dei porta-uova per l’esattezza. Poi trovarono spazio le attrezzature. Dal retro partivano i cavi che attraversavano il campetto di calcio e salivano sulla terrazza del palazzo adiacente, dove c’era un supermercato. Un redattore radiofonico, il vecchio professore di latino e greco di Don Guido, ogni anno chiusa la scuola si recava in Germania per perfezionare i suoi studi classici. Una volta in pensione, a Palmaradio, dette vita a una rubrica, la Torre di carta. Un modo, questo, per contestare le traduzioni della Torre di guardia”.

Andata e ritorno

I primi anni furono effervescenti, c’era grande entusiasmo – ammette Paola – poi iniziarono i problemi. Don Guido fu citato in giudizio, per una questione legata a una interferenza con un’altra radio. Lui dovette risarcire una bella somma. Pertanto, agli inizio degli anni Novanta, Palmaradio chiuse i battenti”.

La dedica

E Paola, nel 2021, che canzone dedicherebbe pensando a Palmaradio ? “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero. I miei compagni di merende li porto sempre nel cuore, i ricordi ce li ho vivi. Partecipavo alle rubriche di attualità, io e gli altri non avevamo un copione, andavamo a braccio. Non eravamo inibiti, eravamo liberi di dire la nostra. Scherzi in radio? Ne facevo tanti, alla Frank Matano. È stato bello, davvero”.