Il procedimento disciplinare era stato chiesto dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede dopo la sentenza d’appello
“Corretto il lavoro svolto dalla pm Alessandra D’Amore nel processo di primo grado per l’omicidio di Marco Vannini”. A scriverlo è il Consiglio Superiore della Magistratura, chiamato a giudicare l’operato della magistrato dal Guardasigilli Alfonso Bonafede.
“Non solo non sono state omesse le doverose attività di indagine, ma nessun danno ingiusto è stato arrecato ai parenti delle vittime, poiché il materiale probatorio offerto ai collegi giudicanti di primo e secondo grado era completo ed idoneo ad una compiuta valutazione del fatto, a prescindere dalla qualificazione giuridica dei fatti effettuata dai giudici ” quanto scrivono dal Csm.
Dunque – come scrive Repubblica – si dichiara il non luogo a procedere sull’istanza disciplinare avviata dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Questi contestava la decisione di non aver effettuato sequestro e perquisizione della villetta di Ladispoli dei Ciontoli. Sotto accusa anche la scelta di non chiamare reparti specializzati della polizia giudiziaria a fare i rilievi e quella di non sentire tutti i vicini.
