Mancherebbero le impronte digitali sull’arma da cui è partito il colpo che ha ucciso Marco Vannini la fatidica notte del 17 maggio scorso. Se il fatto fosse confermato, non sarebbe quella l’arma che ha sparato? La pistola sarebbe stata ripulita?
Nuovi scenari si aprono quindi nelle indagini non facili, come ha commentato, lo stesso avvocato difensore dei Vannini, Celestino Gnazi, che insieme ai familiari si è battuto e si batte perché «si possa capire finalmente una volta per tutte come sono andate le cose. Ieri in trasmissione su ‘‘Pomeriggio Cinque’’ non c’era lo zio di Marco che è sempre stato presente in tutte le occasioni, che non ha mai abbandonato i cognati e sostenuti in questo lungo e drammatico cammino di dolore.
«Attendiamo: questo adesso è il nostro unico obiettivo perché ormai abbiamo visto e sentito di tutto senza mai riuscire a sapere cosa sia veramente successo quella terribile notte del 17 maggio. Abbiamo letto le dichiarazioni di Antonio Ciontoli, verbali dell’interrogatorio che pensavo fossero secretati invece evidentemente non è così perché sono ormai di dominio pubblico ma continueremo a cercare la verità per rispetto della memoria del nostro giovanissimo nipote».
A ribadire la copertura da segreto istruttorio degli atti è anche l’avvocato Miroli ieri durante la trasmissione ‘‘Dentro la notizia’’ condotta da Stefano Pettinari. Il legale ha ribadito l’accidentalità del fatto confermando che la presenza di polvere da sparo sui vestiti di Federico Ciontoli è avvenuta per trasmigrazione secondaria.
Durante la puntata si è ricordata la dinamica dell’accaduto nella versione fornita dal Ciontoli agli inquirenti, ossia un colpo partito per sbaglio, sebbene sia stato sottolineato come per far partire un colpo debba essere esercitata una certa pressione. A tal proposito l’avvocato Gnazi ha dichiarato di non credere alla natura accidentale del fatto. Al momento sono state depositate le consulenze di parte della famiglia Ciontoli e quella dei Ris. Un puzzle ancora non completo al quale, secondo l’avvocato Miroli, mancherebbe ancora un tassello.
