“In merito alle dichiarazioni relative alla “invasione” dei minimarket a Civitavecchia, sia dell’assessore al commercio che della Confcommercio locale, credo siano necessarie alcune riflessioni.
E’ notizia di oggi che il comune di Roma abbia prorogato il cosiddetto “regolamento Alemanni” per limitare attività come i minimarket nel centro storico.
Ovvio che anche a Civitavecchia servano regolamenti concreti, perché con la liberalizzazione attuata dalla legge Bersani non c ‘è modo di fermare questa ascesa. Regolamenti solidi adeguati, per fare fronte ad eventuali ricorsi.
C’è stata infatti una proliferazione a Civitavecchia di questi punti vendita che mi auguro rispettino orari, leggi, parametri del decoro urbano, normative riguardanti igiene e contratti di lavoro.
Credo però che il problema sia più generale e addebitabile a diversi fattori quali l’intensa pressione fiscale, l’alto e insopportabile costo delle locazioni, e la desertificazione commerciale del centro.
Problematiche che richiedono la messa in campo di strategie strutturali, quali ad esempio la riqualificazione urbana.
Una strategia urbanistica lungimirante,a mio avviso sarebbe utile per la ripopolazione di attività tradizionali.
Purtroppo niente è stato fatto ancora in questo senso né dall’ assessorato, né come proposta dalle associazioni, per la stipula di patti locali per la riattivazione di locali sfitti, con canoni calmierati e incentivi coordinati tra pubblico e privato .
Per tentare di eliminare i tremendi e numerosi cartelli “affittasi” presenti da anni nel centro storico; oppure azioni per una logistica urbana sostenibile.
Da anni ,quindi non solo riferito a questa giunta ribadisco la scarsa attenzione per un settore, quello del terziario, al primo posto per occupazione, numero di aziende e valore aggiunto ma reputato da sempre settore cenerentola.
Alcuni esempi; quindici anni per la ristrutturazione del mercato, quando in altre città ne bastano tre, e oltretutto il progetto nemmeno presentato alla città, ai commercianti, ai residenti, nonostante che il mercato sia reputato la zona più identitaria e di vivibilità sociale della città.
Oppure il continuo rimando, di giunta in giunta, per quanto riguarda il regolamento dei dehors; per i saldi che permettono la sopravvivenza dei negozi di abbigliamento, in quanto sono il 30% del loro bilancio finale, non sono mai stati organizzati interventi di animazione urbana, gratuità dei parcheggi o del trasporto pubblico locale.
La desertificazione commerciale trasforma il centro storico in zona di vero “far west economico, dove abusivismo e mancanza di regole mettono in difficoltà chi opera nel rispetto della legalità”.
Servono scelte coraggiose e coordinate, capaci di rimettere al centro il commercio locale come leva strategica per lo sviluppo economico e sociale dei territori. Serve una programmazione seria su più fronti: mobilità, sicurezza decoro urbano valorizzazione delle attività economiche.
Serve un riconoscimento delle imprese di prossimità, come attori del governo urbano e con politiche mirate che sostengano i negozi.
Sarebbe utile fare riferimento al “patto di reciprocità” proposto da Nomisma, per contrastare la desertificazione commerciale, con l’obbiettivo di rafforzare il legame tra imprese ,cittadini e istituzioni.
In questo “ patto”, coinvolgere l’Autorità di sistema portuale, sia per la disponibilità, sia perché è assurdo che si abbia il porto più importante d’Europa ed un sistema terziario in grave difficoltà.
In ultimo giustissimo parlare dell’”invasione” dei minimarket, ma due parole sulle edicole che nel centro storico si contano orma sulle dita di una mano e sono veri presidi dell’ informazione, in particolare per le generazioni grigie ,si potrebbero anche spendere”.
Tullio Nunzi
