Mazzarino sul nervosismo politico-sanitario di Ladispoli • Terzo Binario News

Mazzarino sul nervosismo politico-sanitario di Ladispoli

Mag 16, 2025 | Ladispoli, Politica

La politica di Ladispoli è in fermento, un fermento che sta generando non poco nervosismo come si è visto nell’ultimo consiglio comunale dell’8 maggio, dedicato a mozioni ed interrogazioni finito in rissa con tanto di censura dei microfoni e chiusura anticipata del dibattito. Tutto ciò sotto una inadeguata guida del presidente del Consiglio Augello.

Causa della fine anticipata è stata la sdegnata reazione della maggioranza che ha abbandonato l’aula facendo saltare il numero legale e la possibilità di discussione. In realtà il maggior beneficio di aver fatto saltare il consiglio è stato proprio per la maggioranza, che ha evitato di rispondere nel merito e si è risparmiata ulteriori domande imbarazzanti perché, come ben abbiamo appreso in questi anni, essa è allergica alle domande scomode al motto del “fateci lavorare”.

Il problema che doveva essere discusso è molto serio visto che riguarda il PIT (il Punto di Primo Intervento Sanitario) dichiarato inagibile e ciò lascia Ladispoli senza un punto di assistenza sanitaria di prossimità e questo non è cosa buona, specialmente ora che sta per arrivare il flusso degli stagionali sul litorale con moltiplicazione dei problemi e delle urgenze. Tanto è sentito il punto che per la prima volta dopo molto tempo tutta la minoranza, dal moderato Trani fino ai più radicali Paparella e Marcucci, avevano firmato una mozione unitaria per mettere sul tavolo il problema.

Ovviamente questa seppur temporanea unitarietà della minoranza, unita agli scricchiolamenti interni alla maggioranza non è gradita a chi era abituato all’ ‘obbedisci-e-alzalamano’, anche perché segnali di scricchiolamento ed intolleranza verso il sindaco ve ne sono stati tanti. Soprattutto per i piani integrati che stanno devastando il territorio, ma anche per l’atteggiamento continuo alla ‘faccio tutto io’ che taglia fuori gli alleati dal poter fare qualsiasi critica.

Quindi quale migliore occasione che dimostrarsi sdegnati dalla violenza verbale di due consiglieri per mandare a monte il consiglio, buttando con esso l’opportunità di cominciare ad agire per risolvere il problema? Notevole faccia tosta del sindaco andando a ritroso a risentire consigli nei quali aggrediva verbalmente alcuni consiglieri con parole al limite della querela e atteggiamenti alla “io sò io”. Tutto sarebbe partito da una frase pronunciata dal sindaco, che di per sé non era nulla di eccessivo visti i suoi standard, ma che, probabilmente, ha toccato la consigliera Ciarlantini su un punto umanamente molto delicato ed è comprensibile che la reazione di lei fosse forte.

Meno comprensibile è invece l’intervento del capogruppo Garau il quale, invece di smorzare i toni per arrivare al risultato di affrontare il problema, è entrato in modalità barricader-sessantottina, come spesso gli accade, ed ha risposto aumentando il livello di scontro. Risultato di questo modo di fare è di aver fornito la scusa alla maggioranza del sindaco per far saltare il consiglio, con alcuni consiglieri che hanno, giustamente, criticato la frase del sindaco, ma sostanzialmente molti erano spettatori di una rissa a due.

Ovviamente a questa uscita dall’aula della maggioranza, in stile puritane collegiali offese dal turpiloquio di bestemmiatori inveterati, ha fatto seguito la solita coda di dichiarazioni e post scandalizzati dei pro-sindaco onorari, tutto decisamente fazioso nei contenuti. Risultato è che non si sia potuto parlare del problema PIT e si sia così impedito di far partire un’azione forte del consiglio, unito, per evitare che Ladispoli resti senza assistenza medica di prossimità. In altre parole ci hanno rimesso i cittadini. Sicuramente nessuno in Consiglio è felicissimo del fatto che il PIT sia inutilizzabile, ma probabilmente il sindaco preferisce non andare a toccare i poteri forti in Regione per far valere gli interessi della cittadinanza, specie ora che si parla di sue future candidature, di prossimità.

E’ arcinoto che la Regione Lazio non sia un fulgido esempio di valorizzazione della sanità pubblica visti gli interessi crescenti nella sanità privata di certi personaggi vicini a Rocca. Inoltre sul PIT, probabilmente, non hanno ancora ben definito uno scambio con qualche cubatura residenziale. Intanto pare rigettato definitivamente il progetto di ospedale di prossimità tanto caro nei sogni dei programmi elettorali. In fondo se non si possono sbadilare due cazzuole di cemento da affidare ai soliti imprenditori amici, non vale la pena andarsi ad inimicare la Regione, specialmente quando si discute delle future candidature a pochi chilometri. E per la salute pubblica penserà la Divina Provvidenza. Magari, chissà, in futuro, con un bel project financing e un imprenditore che poi gestisca una clinica privata si giustificherebbe meglio il regalare un pò di cubatura?

Ad alimentare il nervosismo, a parte la necessità del sindaco di trovarsi una nuova carica politica, c’è comunque il problema di risolvere le grane attuali. Dal Centro Cultura per il quale non riesce più ad addossare le colpe a Paliotta, che pure di colpe ne ha, visto che Grando governa da 8 anni, passando ai piani integrati che la Regione sta valutando con maggiore attenzione, e come non ricordare che la variante di PRG ancora non è stata approvata formalmente eppure già si procede con varianti al futuro che ancora non è neanche presente. Per non parlare di grane dalla zona artigianale e dell’incapacità di gestire l’operazione mercato o quella parcheggi con soluzioni condivise che non prostituiscano il territorio alla speculazione. Il futuro di Ladispoli è stato abbondantemente compromesso fra cemento selvaggio e discutibili convenzioni ultraventennali, senza alcuna soluzione strutturale o di sostegno all’economia reale.

E’ ovvio che non tutta la maggioranza ritenga Grando ancora all’altezza del compito, specialmente ora che il Grando di oggi si è dimostrato molto diverso dal Grando giovane baldo consigliere che predicava poco cemento e giustizia per tutti, totalmente un altro film, con mancanza di una visione che non sia speculativa, soprattutto per sé. “Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia. ” Tommaso Campanella, ma per il sindaco Grando è stato esattamente il contrario.

cardinal Mazzarino