Ladispoli, ciak si gira con Francesca Paola Di Girolamo - Terzo Binario News

Ladispoli, ciak si gira con Francesca Paola Di Girolamo. Ladispolana doc, volto noto della politica locale, audiodescrittrice per non vedenti di prodotti audiovisivi e non ultimo “ha studiato D.A.M.S sceneggiatore cinema e TV presso l’Università degli Studi di Roma Tre”. Cercheremo insieme di inquadrare Ladispoli immaginando un set cinematografico, sfogliando un copione a tutto campo per un film impegnato: “Un nuovo inizio”.

Francesca, tu hai dimestichezza con l’Amministrazione comunale, sei stata Consigliera comunale e poi Assessore alla Cultura nell’ultima gestione Paliotta, rivedendo la moviola cosa toglieresti e cosa salveresti di quel periodo?
“Mi calo da subito nel parallelismo cinematografico: mi è capitato spesso di rivedere in slow-motion i due mandati di esperienza amministrativa che ho avuto il privilegio di svolgere in nome e per conto della città. La “scuola di partito” insegna, tra le prime cose, che la crescita politica passa per alcune tappe specifiche: imparare ascoltando gli altri; collaborare con la testa e con le braccia alla crescita di un progetto; assumersi la responsabilità delle proprie azioni. I giorni che seguono una vittoria o un fallimento elettorale, corrispondo ad una sorta di catarsi politica;la moviola di cui parlavi, insomma.

Un momento profondo e liberatorio di analisi, per comprendere punti di forza e debolezza, per ammettere gli errori commessi. Nell’ultimo decennio, però, abbiamo subìto passivamente il fascino di uomini soli al comando che, con fare sprezzante – ai limiti dell’arroganza – hanno trasformato l’agone politico in un’arena gladiatoria e il corpo elettorale in una tifoseria di viscere e sangue. Sempre pronti ad additare e ad alzare l’asticella del proprio ego, vincitori autoproclamati, tuttologi sempre più lontani dalla nobile missione a cui chiama l’impegno politico: crescere insieme alla propria comunità, contribuendo a restituire strumenti di autonomia, soprattutto sul piano culturale e sociale. Il ristagno della crisi economica, il tracollo di qualsiasi elaborazione politica di lungo respiro e il susseguirsi di riforme elettorali da considerarsi ad excludendum sul piano della democrazia delegata, hanno spinto alla deriva l’elettorato. Un corpo di cittadini sempre più confuso e rabbioso, obbligato a confrontarsi con istituzioni distanti anni luce dai bisogni reali del paese, relegando spesso ai social la frustrazione del rimanere inascoltati.

Così, mentre le famose stanze dei bottoni appaiono serrate, noi restiamo ‘chiusi’ fuori, a spiare i manovratori da uno spiraglio tra le tapparelle di finestre fin troppo alte da raggiungere. Questo vale anche sul piano locale. Per rispondere alla tua domanda, quel che toglierei è, senza dubbio, la distanza tra amministrazione e cittadini. Farei scoppiare la bolla dentro cui gli amministratori locali si sono chiusi (e si chiudono) e in cui si auto assolvono, giustificando le mancanze con le emergenze a cui devono rispondere ogni giorno, chiamati a una sfida sempre meno gestibile anche – e soprattutto – per i problemi complessivi dell’Italia. Toglierei le logiche stantie che hanno portato a pensare che una città come Ladispoli potesse servirsi di un Piano Regolatore che prevedere quasi 10.000 abitanti in più, in assenza di servizi. Logiche che hanno fatto, ieri come oggi, dell’urbanizzazione sfrenata e delle richieste avanzate dai privati una sorta di dogma contro cui, personalmente, ho continuato a battermi ritrovandomi spesso isolata dal pensiero prevalente.

Toglierei la spettacolarizzazione, l’apparire sui social, l’immagine artefatta dell’“avanti tutta, comunque” quando, invece, sarebbe servito fermarsi e forse sottrarsi. Toglierei la scarsa lungimiranza dimostrata in alcuni frangenti, nel non completare opere iniziate e lasciate alla merce’ del “dopo”, consapevole che le promesse mantenute ‘solo a metà’ possono tornare indietro come boomerang, a prescindere dalle intenzioni. Basta guardare l’allarmante e peggiorativa continuità amministrativa sulle cementificazioni e, dall’altra, le luci spente dell’Auditorium.

Scaraventerei via la separazione netta maturata tra vita amministrativa e vita politica, perché sono la testa e il cuore di una città e, se non comunicano, idee e azioni cadono nell’ombra. Quel che salverei senz’altro è il livello culturale e umano dell’ex Sindaco e, insieme, la pacatezza nei rapporti con la città dimostrata da tutti i vecchi amministratori. Ciò che senza dubbio alcuno salvo sonoi valori assoluti dell’antifascismo, dell’uguaglianza, della pluralità, sempre tutelati da chi ha amministrato la città in quei dieci anni.

Ladispoli oggi, se dovessi scrivere una sceneggiatura come la vorresti impostare?
“Ladispoli, autunno 2020, esterno giorno. La pioggia batte incessante sulle strade deserte, riempiendo crateri di asfalto come piccoli stagni urbani. La scintillante ruota panoramica di un luna park, catapultata nella piazza centrale dalla catastrofe del 2017, emana una luce verdastra intermittente, come un segnale di SOS rivolto a una qualche presenza androide dell’universo. Gli abitanti, ormai costretti all’esilio domestico, serrano le tapparelle al passaggio della marcia settimanale dei Guardiani del Lido, diretti a commemorare il loro passato in una piazza periferica, dagli stessi eretta e intitolata.

In testa al corteo, lo Sceriffo di ‘Noantri’ che, con piglio arrogante, difende il feudo alla deriva, ormai circondato da macerie. Sui muri, gli editti emanati dai suoi accoliti: divieto vaccinale assoluto, obbligo di armature contro le radiazioni del 15G, lavori forzati nelle cave (nate per la riconversione delle strutture culturali in palazzi di 100 piani) per chiunque mostri segni di diversità in ogni ambito dell’esistere.” Potrei continuare per ore ma, per centrare la tua domanda, imposterei la sceneggiatura del presente come quella di un catastrofico film distopico, proiettando nel futuro i danni causati dall’assoluta carenza amministrativa che vedo oggi, che affonda le sue radici proprio nelle mancanze e negli errori accumulati in passato dal centro sinistra.

Una carenza, quella dell’attuale amministrazione, ormai stratificata e vasta che ravviso sia sul piano dei rapporti con la città, sia nella grottesca superficialità nell’esercizio dell’attività amministrativa: iter burocratici invertiti (come per la ruota panoramica); mancate comunicazioni alla cittadinanza (come per l’intempestiva ordinanza di non potabilità dell’acqua in zona Palo Laziale); silenzi assordanti (come per lo stato dell’arte sulla risoluzione della drammatica situazione di Torre Flavia) o inversioni di marcia sui “cavalli di battaglia” elettorali della giunta Grando (come per i proclami sullo stop alla cementificazione).”
Un “film” sulla Ladispoli per il futuro, quale “copione” e che titolo daresti?
“Ladispoli, estate 2023, esterno giorno. Un corteo colorato invade a ritroso il viale Italia e, con passo deciso, leggero, mai uniforme, raggiunge la piazza della targa di marmo. Lo sceriffato è caduto. I cittadini, ancora circondati da macerie, calpestano le strade dissestate, tagliate da solchi profondi come ferite. Sanno che le cicatrici di quel che è stato resteranno a segnarle ma, con ritrovato entusiasmo, partecipano uniti al primo atto dell’eterogeneo comitato di liberazione: l’estirpazione della targa commemorativa, del valore simbolico che porta via con sè. Nella nuova piazza “delle diversità e della convivenza”, il comitato discute con i cittadini il programma da attuare, mettendo al primo postol’immediata fine dell’esilio, il rifiorire di servizi e poli culturali; la vita, insieme. Anche in questo caso ho scelto di giocare con te e di iniziare dal plot.

Quel che immagino per il futuro di Ladispoli è un racconto nuovo, pulito. Un impegno sincero che, partendo dall’analisi degli errori commessi, porti una classe dirigente consapevole ad invadere l’Aula Ceraolo. Utilizzo il termine bellico “invadere”, ma lo faccio nell’accezione più alta che conosco: quella di irrompere come un’onda di mare, fresca e impetuosa, che spazza via questa fase di caos e transizione e rinnova, sanifica. Non ho mai creduto nella rottamazione del vecchio e, pur essendo tra iMillenials, nutro rispetto per i Boomers e serbo speranza verso la Generazione Z che si affaccia oggi alla vita e a cui, tutti (dalla A alla Z della classifica Istat), dobbiamo dedizione e impegno.

Penso quindi che Ladispoli abbia bisogno di una pagina bianca da poter scrivere insieme, dopo aver dimostrato il coraggio di ammettere gli errori individuali e collettivi che ci hanno spinti a vivere questo momento buio (e si, ce ne sono e, francamente, penso che ognuno di noi dovrebbe condividerli con la città); allora la strada sarà più chiara a tutti. Immagino un percorso ampio e condiviso, capace di mettere al palo i personalismi e le politiche accomodanti viste in passato e diventate di prassi nel presente. Qui non si gioca più, non c’è tempo per questionare.

La situazione di Ladispoli è delicatissima, l’impegno richiesto è totale e passa per la chiarezza, l’integrità, la dedizione verso i cittadini. Uso un termine abusato (anche da me) ma assolutamente centrale: c’è bisogno di cultura e di umiltà, accettando di mettersi alla prova su un terreno impervio e sconosciuto. C’è necessità di imparare a crescere con un diverso codice, insieme al progetto che si propone per la città e alla città stessa.

E, se il progetto lo richiede, c’è bisogno di fermarsi e di fare spazio, rimanendo un passo indietro a ciò che è meglio per il futuro di tutti. Per questo, il titolo del film, che mutuo da una famosa saga, non può che essere “Un nuovo inizio”.

Intervista di Carla Zironi

Pubblicato giovedì, 24 Settembre 2020 @ 13:40:40     © RIPRODUZIONE RISERVATA