“L’8 dicembre 2019 si spegneva all’età di 91 anni Piero Terracina uno degli ultimi testimoni dell’Olocausto. Rastrellato a Roma nel 1944 è stato l’unico sopravvissuto della sua famiglia, e dalla sua liberazione ha dedicato tutta la sua esistenza per testimoniare quanto successo, raccontando la sua storia e quella di altri compagni di sventura, che più sfortunati persero prima la dignità e poi la vita nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.
Individui apparentemente normali, ordinari, hanno compiuto atti orribili e disumani al fine di realizzare un folle disegno politico fondato sull’idea – insana – della supremazia della razza ariana/germanica sulle altre. Di una razza sulle altre.
La persecuzione degli Ebrei, delle altre minoranze etniche, del “diverso” in generale non è stato un fenomeno esclusivo della Germania, ma ha avuto luogo, seppur con minor forza e numeri, anche in Italia.
Dal settembre 1938 con l’approvazione del manifesto della razza l’Italia si mette in pari con l’alleato tedesco affermando anch’essa la supremazia dell’italica progenie dalle (im)probabili origini ariane – anche con il sostegno dell’On. Giorgio Almirante a cui l’illuminata amministrazione di centro destra del Sindaco Grando ha intitolato una bella piazza.
Il periodo tra il settembre 1938 e il 25 luglio 1943 fu il periodo in cui in Italia si attuò la “persecuzione dei diritti degli ebrei” e di altre minoranze etniche sotto il regime fascista, cui seguì la “persecuzione delle vite degli ebrei”, dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, sotto l’occupazione tedesca e la Repubblica sociale italiana. Circa 7.500 ebrei italiani persero la vita; ovvero il 13% dei 58.412 cittadini italiani di “razza ebraica o parzialmente ebraica” censiti nel 1938. Dopo i primi rastrellamenti ad opera dell’esercito tedesco, a partire dal 30 novembre 1943 la responsabilità primaria degli arresti e delle deportazioni ricade sulla polizia repubblicana italiana, che perseguì questo scopo attraverso controlli di identità e delazioni remunerate, mentre i tedeschi si occuparono della gestione dei trasporti dal Campo di concentramento di Fossoli (o la Risiera di San Sabba) al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, luogo fisico degli eccidi. Gli ebrei perseguitati poterono però contare in Italia su una omertà diffusa e sull’attiva solidarietà non solo di singoli individui ma anche di organizzazioni clandestine di resistenza come la “DELASEM” e di settori significativi della Chiesa cattolica, solidarietà che si dimostrò capace di offrire una protezione efficace a migliaia di ricercati fino alla Liberazione o di favorire la loro emigrazione clandestina in Svizzera. Alle vittime ebree dell’Olocausto vanno aggiunti almeno
10.129 deportati politici italiani e i 40.000-50.000 Internati Militari Italiani che dopo l’8 settembre 1943 perirono nei campi di lavoro e di concentramento nazisti. (fonte Wikipedia) In Europa, nei territori conquistati dai Nazisti, le cifre sono ben altre:
Ebrei
circa 6.000.000 vittime;
Persone disabili che vivevano in istituti
circa 250.000 vittime;
Rom (Zingari)
circa 250.000 vittime;
Testimoni di Geova
circa 1.900 vittime;
Criminali recidivi e individui asociali, omosessuali
circa 70.000 vittime;
Oppositori politici e membri della Resistenza
indeterminabile;
Civili – sovietici, polacchi, serbi ed altri
circa 10.000.000 vittime
(fonte: https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/documenting-numbers-of-victims-of-the-holocaust-andnazi-persecution)
Del resto, l’efficienza e l’efficacia dei regimi nazi-fascisti era nota. I treni, pieni di deportati, all’epoca arrivavano e partivano in orario – purtroppo.
Con la scomparsa di Piero Terracina e degli altri sopravvissuti la memoria collettiva dell’olocausto si indebolisce. Perde forza. Il tempo tende ad affievolire il ricordo, e l’orrore viene rimosso, per poter andare avanti. Per sopravvivere.
Per questo è compito di tutti noi fermarsi a ricordare, riflettere, far conoscere cosa è accaduto ed agire affinché tutto ciò non si ripeta. Il gene del male è insito nell’umano ed è pronto ad attivarsi qualora le coscienze sopiscano e l’indifferenza prevalga.
E soprattutto dovere delle istituzioni, dei partiti e di tutti soggetti politici e civici fare in modo che il ricordo sia tramandato – fuori dalle logiche di appartenenza – senza piegarlo alla ricerca del consenso, alla convenienza politica o infine alla sua negazione.
L’ Amministrazione di centro destra che governa Ladispoli invece va nella direzione opposta, santifica l’on. Almirante – per i meriti anzidetti – e da due anni non organizza nulla di rilevante per il Giorno della Memoria. Forse oggi uscirà un comunicato?
È un fatto grave, anche se fosse frutto di mera superficialità.
Se invece le motivazioni di tale reiterata “dimenticanza” sono di natura politica si abbia perlomeno il coraggio di palesarle pubblicamente. Ingiustificabile, ma almeno trasparente nei confronti della città.
Chiudo con una frase della senatrice Liliana Segre che suona da monito per tutti noi: “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l’indifferenza. “
Ladispoli 27 gennaio 2020.
Il Consigliere Comunale “Si Può Fare” Giuseppe Loddo
