La Giornata della Memoria vista con gli occhi di due studentesse • Terzo Binario News

La Giornata della Memoria vista con gli occhi di due studentesse

Feb 18, 2014 | Ladispoli

giornatamemoriaRiceviamo e pubblichiamo un resoconto della Giornata della Memoria svolto da due studentesse della scuola media statale Corrado Melone.

“Il 27 Gennaio si ricorda una data molto importante, il giorno in cui fu messa fine ad una delle più orrende malefatte dell’uomo: lo sterminio ad opera delle SS tedesche. I ragazzi della III H della “Corrado Melone” hanno realizzato una presentazione in cui veniva ripercorso quanto studiato dalla prima media fino ad ora e ricordati gli incontri inerenti al tema, intervallati dalle voci e dalle documentazioni dei ragazzi e da alcuni filmati presi da servizi televisivi (fra cui quello realizzato dai nostri compagni) o da scene di film che ricordavano quanto di orribile e disumano è avvenuto in passato e per fare in modo che non si ripeta in futuro. Attraverso le immagini e le parole, abbiamo rivisto la macchina distruttrice che è stato l’uomo contro altri uomini pari a lui.

Tutti sappiamo che le razze non esistono, esiste solo la specie umana, ed ogni individuo deve essere considerato sullo stesso piano di un altro e tutti devono portare rispetto verso il proprio prossimo! Ecco allora passare le immagini ed il ricordo di Alberto Sed, uno dei pochi sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz, che ci ha raccontato le atrocità che aveva visto e che aveva subito e che, insieme al colonnello dei Carabinieri Roberto Riccardi, ha scritto in un libro di cui non vuole alcun guadagno: “Sono stato un numero”. Poi Anna Foa, docente di storia contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma, capitata per caso a vivere in Via Portico D’Ottavia a Roma, nello stesso palazzo in cui, il 16 ottobre è avvenuta la deportazione degli ebrei. Dopo ricerche approfondite ha rielaborato e scritto in un libro le storie di quel microcosmo spazzato dall’assurdità della violenza. Leggendolo si riesce persino a “sentire” il rumore dei passi di quelle donne, di quei bambini e di quegli anziani (molti uomini erano riusciti a fuggire per i tetti), che quella mattina furono portati a morire in modo orrendo.

Ancora Giorgio Aiò che, nella mostra del Complesso del Vittoriano, che ci fece da guida ai volti ed alle storie di chi ora non c’è più e magari fra loro avremmo avuto campioni, musicisti, letterati, medici, scienziati che avrebbero potuto migliorare la nostra vita e sono stati uccisi barbaramente.
Ma la novità di questa presentazione è stata la volontà di non guardare solo all’orrore, ma riconoscere gli eroi: la luce nel buio dell’intolleranza. Così molto interessante è stato ascoltare chi sono i “Giusti fra le Nazioni”, che sono quelle persone che, senza niente in cambio e senza essere ebrei, hanno aiutato molti ebrei a nascondersi, a scappare e a salvarsi, rischiando la vita. Secondo il Talmud ogni generazione conosce 36 uomini dalla cui condotta dipende il destino dell’umanità.

Persone normali, umili che sono in grado, inaspettatamente, di diventare eroi. Infatti Dio tollera l’orrore degli uomini, che sono liberi di fare il bene o il male, solo perché al Mondo esistono sempre almeno 36 giusti. Nessuno sa chi siano. Non lo sanno nemmeno loro, ma ci sono e quando serve il loro operato, queste persone normali salvano altre vite senza alcun tornaconto, ma solo perché è giusto salvarle. Tra i tanti, la III H ha raccontato le storie del famoso ciclista di Gino Bartali e di Giorgio Perlasca.

Gino Bartali, già osannato campione sportivo di ciclismo, agì nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli da una città, con la scusa che si stava allenando, e permise di salvate tanti uomini. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, lui continuò, senza mai chiedere nulla in cambio, anzi finché fu in vita non volle nemmeno che si sapesse in giro. “La mano destra non sappia ciò che fa la sinistra” è scritto nel Vangelo.

Giorgio Perlasca, fingendosi un console spagnolo, riuscì a salvare la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi dalla deportazione nazista. Anche a lui, dopo la sua morte, avvenuta nel 1992, venne attribuito il titolo di “Giusto fra le Nazioni”.
Ma fra i giusti occorre ricordare l’intero paese di Nonantola. Recha Freier fu una donna che riuscì a mettere in salvo 73 bambini ebrei, aiutandoli a fuggire da Berlino. Gli ultimi ad arrivare tuttavia non poterono proseguire e dopo mille peripezie arrivarono in Italia a “Villa Emma”, presso Nonantola, nelle vicinanze di Modena. Tutti gli abitanti sapevano della loro presenza e la loro denuncia li avrebbe fatti arricchire, ma la vita umana non ha prezzo e nessuno degli abitanti disse mai una sola parola mettendo a rischio la loro stessa vita, soprattutto perché, dopo l’armistizio, ormai Nonantola era un paese occupato dai tedeschi.
È stato veramente molto interessante scoprire nuovi fatti avvenuti durante questa terribile parte della storia umana, e poter così ampliare le nostre conoscenze su questo orribile e complesso tema che è la Shoah. È con dolore e partecipazione che commemoriamo lo sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini, i quali ebbero come unica colpa quella di essere ebrei ed il nostro compito è quello di non dimenticare e non dimenticarli. Alla fine del lavoro, nei nostri cuori era rimasta la consapevolezza di essere tutti uguali e per qualcuno qualche lacrima. Nessuno è inferiore e nessuno è superiore ad un altro e, quello che è accaduto a Roma il 16 ottobre 1943, non deve più accadere, per nessun motivo, in nessuna parte del mondo!

Concludo questa mia pagina esortando tutti a far tesoro di questi incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione su quanto è accaduto al popolo ebraico, agli zingari, agli omosessuali, agli oppositori politici, ai diversamente abili nei campi nazisti in modo da conservare nel nostro futuro la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa, affinché simili eventi non debbano mai più accadere!

Giorgia Gallozzi e Martina Simonini, III M”