I racconti dei testimoni dello schianto del binario 3 di Ladispoli sono proseguiti, con i dettagli relativi agli istanti prima dell’incidente.
“Quei tre ragazzi erano sul binario. Io e un’altra persona eravamo nei pressi del distributore, mentre loro erano seduti sulla panchina vicino. Parlavano inglese e avevano in mano un cartone di vino bianco quasi finito. Li osservavamo, erano tranquilli”. Poi accade qualcosa che innesca il meccanismo perverso: “Vedendo arrivare il treno per Grosseto, parcheggiato al binario 1, pensano che sia il convoglio da prendere. Si alzano, attraversano il 3 e il 2 e si fermano a guardare l’orario. Qui capiscono che non è il loro treno e allora effettuano il percorso inverso”.
La tragedia si sta per consumare: sopraggiunge il Frecciabianca da Civitavecchia verso Roma e il ragazzo ucciso dal treno si attarda per gettare via il cartone di vino sul binario 2. L’istante di ritardo gli sarà fatale: “Un uomo dalla banchina ha intuito cosa stesse accadendo e gli ha gridato “wait guys”, “fermi ragazzi !”. Quella è stata l’ultima frase che ha udito prima di morire”. Come immaginabile, la scena è stata peggio di un film splatter: “I brandelli umani non mi sono arrivati solo perché ero dietro il distributore. Atri invece sono stati ricoperti”.
Quindi accade qualcosa di strano: i due “superstiti” invece di disperarsi, provano a tagliare la corda: “Quello investito era mulatto, con i capelli ricci, folti, tipo afroamericano. Gli altri, uno magro con degli occhiali grandi e una biondina. Sono stati rincorsi e accompagnati alla biglietteria, da cui hanno avvertito la polizia e gli agenti li hanno presi in carico”.
