Un Grando nervosetto, una Caredda arbitro di parte e un finale adeguato al contesto
Una delle pagine più brutte del consiglio comunale di Ladispoli quella scritta l’altra sera nell’assise che ha detto sì alla cementificazione al km 38 dell’Aurelia e sicuramente uno dei più brutti degli ultimi quattro anni. Al di là delle decisioni assunte, peraltro discutibili, è stato il clima pessimo instauratosi nell’aula Ceraolo a sancire una frattura istituzionale.
Prova muscolare della maggioranza, sindaco Grando in testa, che ha solo puntato i piedi come i bimbi capricciosi di fatto sottraendosi al confronto, alla spiegazione e alla mediazione. Prima in piazza Falcone poi in assise.
Ne sono successe tante: in primis il modo in cui l’atto è arrivato in consiglio; come la discussione è stata gestita e infine il rifiuto all’anticipo della discussione, senza argomentare il diniego, sull’unico argomento che contasse davvero. Grando però si è poi preoccupato per le forze dell’ordine presenti all’esterno, tanto da chiedere ai consiglieri di ridurre i loro interventi, affidandosi al loro “buon cuore”. Buon cuore che evidentemente non nelle funzuoni, forse perché alla ricerca di grazie dal padrone di via Bellerio.
Perché pretendere che il primo cittadino parlasse con i ladispolani in piazza Falcone prima dell’assise si è dimostrato qualcosa di eccessivo sebbene sia quello che avrebbe dovuto fare chiunque ricopra un ruolo di una simile responsabilità. Ancor di più se la decisione da assumere prevede ricadute su tutta quanta la popolazione. Invece meglio evitare di ascoltare e spiegare , dopo una commissione urbanistica ad dir poco burrascosa e la fretta – questa sì, da spiegare alla città – di arrivare in consiglio per l’approvazione.
E poi la presidenza del consiglio. L’avvocato Maria Antonia Caredda si è dimostrata – e non è la prima volta – totalmente inadeguata al ruolo. Anziché rivestire i panni super partes richiesti a chi dirige l’assise, si preoccupa – con una supponenza inappropriata – di tutelare gli interessi della maggioranza e non dei cittadini.
Cittadini ai quali ha detto chiaramente: “Tanto in consiglio non dovete intervenire, è inutile che le riunioni si tengano a porte aperte (rispondendo al consigliere Forte che chiedeva perché l’aula fosse ancora interdetta al pubblico). Sentitevele via streaming”, che peraltro si interrompe fra un file e l’altro anche durante il dibattimento stesso si perdono delle parti.
Praticamente la Caredda ha equiparato il massimo organismo democratico di una città a uno spettacolo tipo cinema, teatro o partita di calcio dove c’è lo spettacolo e gli spettatori. Ma almeno al cinema, teatro o partita di calcio il dissenso o l’approvazione si possono esprimere. Per la Caredda a palazzo Falcone no. E visto che poteva interrompere, ha messo pressione alla consigliera De Lazzaro quando ha chiesto spiegazioni dicendo: “Si assuma la responsabilità di ciò che dice” fra un’interruzione audio e l’altra. E Grando, di rimando: “La denuncerò per diffamazione, dopo che lei stessa nel 2019 ha votato favorevolmente”.
“La colpa di Grando è quella di aver dimezzato il cemento con il piano integrato che ha migliorato la città. La colpa è di averlo fatto con Piazza Grande” ha detto il capogruppo Quintavalle.
Nervosismo evidente sulla questione del cemento sull’Aurelia, tanto che Grando ha risposto: “Qui non si gioca al Monopoli, ma forse qualcuno è arrabbiamo perché abbiamo dimezzato le cubature”. Come dire: quelli prima di noi hanno commesso dieci reati, noi siamo meglio perché ne commettiamo cinque. Motivo per cui i ladispolani possono esultare, commercianti in primis. Poi l’ansia da derby non si nega mai in questi casi: “Cerveteri ha approvato 500mila metri cubi di cemento e nessuno ha detto nulla, anzi qualcuno di quelli è sotto a protestare con i cittadini”.
La chicca finale è dell’assessore Marco Milani, che appena presa la parola in chiusura di consiglio sul regolamento della biblioteca Impastato ha detto: “Come dicono gli ebrei, sarò breve e circonciso”. Frase che fa da chiosa perfetta al più brutto consiglio comunale degli ultimi 4 anni.
a.v.
