I finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno dato esecuzione al decreto di sequestro emesso, ai sensi dell’articolo 20 del Codice Antimafia, dalla Corte di Appello capitolina su richiesta congiunta dagli Uffici di Procura di Roma e Tivoli.
Oggetto –del sequestro il patrimonio di milioni di euro nella disponibilità di un imprenditore, residente nel circondario di Tivoli, nei cui. confronti le Procure hanno richiesto l’applicazione di una misura di prevenzione personale e la confisca dei beni ai sensi del Codice Antimafia (art. 4. lett. c).
Il decreto della Corte d’Appello descrive le condotte dell’imprenditore risultanti dai numerosi procedimenti sorti dal 1993 ad oggi , in parte definiti e in parte in corso, per: associazione per delinquere finalizzata al compimento di truffe; associazione per delinquere finalizzata a reati di truffa e riciclaggio; plurime bancarotte fraudolente in varie parti d’Italia; turbativa d’asta; plurime truffe (in un caso contestata all’estero); appropriazioni indebite e falso in bilancio; autoriciclaggio, delitti tributari. Si pone in risalto che i fatti risultanti dai plurimi
procedimenti, da cui emergono allo stato consistenti illeciti profitti, possono essere valutati ai fini dell’accertamento della pericolosità sociale prevista dal codice antimafia pur in presenza di sentenze di prescrizione o sei procedimenti sono ancora ancora in corso di celebrazione. Secondo la Corte “Risulta che il M. è un evasore fiscale seriale dal 1999 a 2018 e, comunque, una persona che ha commesso violo.zioni fiscali per milioni di culo, al pari della moglie S.”.
Il decreto descrive anche la progressiva accumulazione di beni, la costante presenza di prestanome nella gestione delle attività imprenditoriale, la “galassia” di società nella disponibilità dell’imprenditore, il tentativo di controllo sui centri commerciali, in particolare di quello attivo nel circondario di Tivoli; tentativo proseguito anche dopo il disposto sequestro penale di alcuni beni ed il fallimento dichiarato dai Tribunali di Roma, prima, e Tivoli poi.
Il sequestro è stato eseguito su numerosi beni, per la quasi totalità intestati ad altri (parenti e affini, società estera):
– Immobili (ville e terreni) siti in provincia di Roma e Lecce;
– quote sociali e beni aziendali di 14 soggetti economici, inclusi 2 centri commerciali ubicati nelle province di Roma e Padova;
– autoveicoli di lusso, tra cui una Rolls-Royce d’epoca e una Ferrari;
– disponibilità finanziarie.
Il sequestro è stato emesso in esito alle indagini economico-patrimoniali eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziai-in di Roma della Guardia di Finanza che hanno consentito di acclarare, allo stato, l’origine illecita dei beni e la sproporzione tra beni posseduti dall’imprenditore, direttamente o tramite terzi soggetti, rispetto ai redditi dichiarati dal proprio nucleo familiare. Tutti i beni sequestrati sono oggi gestiti dall’amministratore giudiziario.
Il procedimento avviato dalle Procure di Roma e Tivoli e le indagini della Guardia di Finanza rientrano nell’azione di contrasto dell’accumulo di patrimoni illeciti e si inseriscono nel quadro delle strategie volte a contrastare l’infiltrazione eliminale nell’economia legale, per reprimerne ogni forma di inquinamento e per la salvaguardia degli operatori economici e dei cittadini.
