Roma e’ la citta’ con il piu’ alto numero di ambasciate al mondo ma non ha mai sfruttato appieno questa sua ‘internazionalita”: per rimediare torna anche quest’anno il Festival della Diplomazia, un calendario fitto di eventi per “spiegare a un pubblico piu’ vasto dei soli addetti ai lavori qual e’ il ruolo della diplomazia oggi con i suoi accordi, negoziazioni, istituti multilaterali” i cui effetti fanno parte della nostra quotidianita’. Cosi’ Giorgio Bartolomucci, segretario generale del Festival, spiega all’AGI l’obiettivo di una kermesse arrivata ormai alla sesta edizione. Un’occasione per portare i riflettori su Roma, una “citta’ globale che ha il piu’ alto numero di ambasciate, tra quelle accreditate presso lo Stato, la Santa Sede, il polo delle Nazioni Unite, San Marino e il Sovrano Ordine di Malta”, senza contare la gran quantita’ di “accademie culturali, istituti e i giornalisti della stampa estera con 400 testate registrate”. In questo modo, ha aggiunto, si vuole “informare l’opinione pubblica” ma anche “capire cosa ne pensa delle scelte compiute” in politica estera.
Dedicato alla “Crescita inclusiva, le diseguaglianze e gli squilibri politici”, il programma di quest’anno spazia dalla geopolitica al design. Tema di stretta attualita’, quello appunto della crescita inclusiva, che e’ stato scelto alcuni mesi fa dagli organizzatori con una certa lungimiranza, come dimostra “il discorso pronunciato da Barack Obama, l’enciclica di Papa Francesco e per ultimo il recente premio Nobel all’economista Angus Deaton per i suoi studi sulla poverta’ e consumi”. Da qui, la scelta di focalizzare l’attenzione sulle “diseguaglianze economiche, di genere, di etnia, di religione, disuguaglianze tra nord e sud, all’interno dei Paesi ma anche fra i Paesi: tutto cio’ e’ fonte di conflitti, emigrazione, lotta, fuga”, ha ricordato il segretario generale, facendo riferimento a un “concetto molto attuale nella societa’ che pensava di aver trovato nella globalizzazione una formula per ridurle e invece forse le ha aumentate”. E guardando anche al passato e ai momenti cruciali che hanno segnato la storia recente, il festival ribadisce lo strumento del dialogo e delle negoziazioni tra i Paesi come modello per trovare soluzioni alle crisi, celebrando – a modo suo – due appuntamenti cruciali, il Congresso di Vienna del 1815 e la nascita delle Nazioni Unite nel 1945. Nel primo caso, “utilizziamo il “dietro le quinte” per raccontare come i vari Paesi si accordavano tra loro”, mentre per il ‘compleanno’ del Palazzo di Vetro, “invece di fare una celebrazione quasi agiografica, come format abbiamo scelto quello del grande processo: ci saranno un pm, Federigo Argentieri, e un difensore speciale, Franco Frattini, una giuria popolare e il giudice, Ferdinando Imposimato, che raccogliera’ i voti del pubblico e alla fine dara’ la sentenza”.
