Elezioni Santa Marinella, il Manuelli Sindaco: "Per la Chegia le strisce blu erano progresso" • Terzo Binario News

Elezioni Santa Marinella, il Manuelli Sindaco: “Per la Chegia le strisce blu erano progresso”

Apr 4, 2026 | Politica, Santa Marinella

“C’è qualcosa di irresistibilmente comico — nel senso più tragico del termine — nella recente metamorfosi politica di Maura Chegia. Una di quelle conversioni sulla via di Damasco che però, invece della luce divina, sembrano illuminate da un neon tremolante di convenienza. Da compagna di banco a inquisitrice, da alleata silenziosa a torquemada della purezza ideologica: più che una svolta, una capriola carpiata con avvitamento.

D’un tratto, la segretaria di Sinistra Italiana si è scoperta più comunista di Lenin — ma senza la seccatura della coerenza storica. E così, mentre le destre vengono salutate con un garbato cenno di cappello (con un “in bocca al lupo, ragazzi”), la furia rivoluzionaria si abbatte con zelo chirurgico su chi, fino a ieri, le sedeva accanto. Non il nemico naturale, ma il vicino di sedia: una forma di lotta di classe condominiale.

Il bersaglio è la coalizione civica di Manuelli, colpevole — si capisce — di esistere. E di portarsi dietro un candidato “impresentabile”: il direttore della municipalizzata reo di aver fatto… il direttore. Cioè proporre al commissario prefettizio un aumento delle strisce blu secondo quanto stabilito dal CdA, di cui non fa parte. Un comportamento talmente scandaloso che, a confronto, il manuale Cencelli sembra un trattato di etica kantiana.

Ma qui entra in scena il capolavoro logico: il sillogismo che farebbe impallidire Aristotele e chiedere asilo politico a Euclide. Se Tidei nomina il CdA, e il CdA assume il direttore, allora — oplà — Tidei nomina direttamente il direttore, che diventa quindi suo servo. Una catena di Sant’Antonio del pensiero, dove ogni passaggio perde un pezzo di realtà ma guadagna un grammo di propaganda.

E così Manuelli diventa il continuatore del “tideismo”, categoria politica che ormai sembra più una malattia esantematica: contagiosa, invisibile e utile per giustificare qualsiasi attacco. Peccato che, in questa narrazione, manchi un piccolo dettaglio: la memoria. O meglio, la memoria selettiva.

Perché mentre oggi si punta il dito, ieri si votava. E non per sbaglio o distrazione: per sette anni e mezzo — non due, non tre, ma sette e mezzo, che iniziano a sembrare una relazione stabile — si è partecipato, approvato, sostenuto. Le strisce blu? Non solo rincarate, ma proprio introdotte. I project difesi come reliquie sacre contro i referendum eretici. La 167 bis, la Quartaccia: un catalogo che, più che un programma politico, sembra un prontuario urbanistico.

E qui il paradosso diventa farsa: ciò che ieri era progresso, oggi è peccato; ciò che ieri si firmava, oggi si denuncia. Una sorta di amnesia a comando, versione politica del “non ricordo” che tanto successo ha nei tribunali.

Nel frattempo, la compagnia si allarga. Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, liquidata con eleganza come “quattro parole come gli iscritti”, oggi viene accolta a braccia aperte. Evidentemente, quando i voti scarseggiano, anche le parole lunghe diventano improvvisamente simpatiche. È la matematica della politica: quattro voti sono sempre meglio di zero coerenza.

In fondo, la vicenda racconta una storia antica: quella di chi cambia posizione senza cambiare davvero idea, ma solo bersaglio. Una politica fatta di specchi, dove il problema non è ciò che si è fatto, ma chi lo racconta. E allora giù con gli anatemi, le etichette, i sillogismi creativi.

Perché, si sa, in politica la coerenza è sopravvalutata. Ma l’incoerenza, se proprio deve esserci, almeno abbia il buon gusto di non dare lezioni.

Altrimenti più che rivoluzione, sembra cabaret. E neanche di quello raffinato”.

Comitato elettorale Alessio Manuelli