“Mi dispiace deludere alcuni di voi. Come molti, non mi sento rappresentato da questa situazione. Lo ripeto da qualche giorno, non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, nei modi che ha scelto, negli obiettivi che si è dato.”
Parole che pesano come un macigno per l’oramai ex Pd, che dopo aver abbandonato ufficialmente il partito di maggioranza del paese continua:
“Per ragioni di coerenza passo al gruppo misto, nella considerazione che anche il gruppo del Pd lo sia diventato, avendo accolto parlamentari di tutte le provenienze. Il Pd è un partito nuovo e diverso, fondato sull’Italicum e sulla figura del suo segretario. Chi non è d’accordo, viene solo vissuto con fastidio”.
La notizia era nell’area già da parecchio tempo e la legge elettorale è stata solo la goccia capace di far traboccare il vaso. “C’è stato il Jobs Act, lo Sblocca Italia, un inquietante decreto sul fisco smentito solo un po’, la riforma della scuola che ha unito dalla parte opposta tutti gli insegnanti che votavano il Pd.”
Non se la sente di polemizzare con chi, invece, anche tra i più vicini alla sua posizione, ha deciso di restare nel Partito democratico. “Nessuna polemica con chi rimane nel Pd , solo l’auspicio di ritrovarsi un giorno, a fare cose diverse da quelle che si stanno facendo ora. Molti ridevano, molti facevano spallucce. E invece. Da tempo mi sento una particella di sodio, e penso che le minoranze del Pd si siano mosse tardi, condividendo scelte sbagliate e attardandosi in tatticismi del tutto incomprensibili e controproducenti. Sono arrivati tardi e non sono stati decisivi.”
Stupiti, ma anche amareggiati i più vicini all’area civatiana:
“Mi rammarica molto che Pippo Civati sia uscito dal gruppo Pd e dal partito”, sono le parole a caldo del senatore Vannino Chiti. “Penso – aggiunge – che il Pd debba essere una sinistra plurale, capace di riunire tutti i progressisti. In questo senso l’uscita di un dirigente giovane come Civati è un segnale negativo, da non sottovalutare. Esprime un disagio e delle insoddisfazioni dovute non soltanto a scelte che si possono non condividere, ma anche a un divario tra quello che il Pd dovrebbe essere e quello che è realmente, anche nei territori.”
Secondo Daniele Viotti, europarlamentare Pd si tratta di una scelta dolorosissima e assolutamente comprensibile:
“Comunque vada, comunque la pensiate, la giornata di oggi segna una grande sconfitta per il Partito Democratico. Quando il più grande partito italiano perde uno dei suoi fondatori, uno dei suoi esponenti di spicco, che nell’ultimo congresso ha corso per la sua segreteria nazionale, ha comunque perso. E’ una situazione difficile”, sottolinea Viotti. La scelta di Pippo Civati – a cui sono legato da sincera amicizia e con cui ho condiviso straordinari e significativi momenti di politica – è dolorosissima e assolutamente comprensibile. E ci pone, ancora una volta, la questione di cosa siamo diventati e cosa stiamo diventando. Perchè un partito che non accetta le voci critiche, semplicemente, viene meno a uno dei suoi compiti”. “Il Pd senza Pippo Civati – conclude l’europarlamentare – è un partito più povero e non bisogna esultare. Niente cori da stadio, per cortesia.”
“Io continuerò, finché c’è uno spiraglio, a lavorare dentro il partito, ma al di là delle scelte individuali la questione c’è” commenta Alfredo D’Attorre. “Al di là fatto che era un pò di tempo che Civati lo annunciava, questo suo gesto non va sottovalutato e non va liquidato con battute superficiali perché rispecchia un disagio ampio nel nostro elettorato -prosegue l’esponente della minoranza dem-. E’ evidente che questo tema, al di là di scelte individuali, esiste così come il rischio di un divorzio da una parte del mondo vasto della sinistra e va affrontato a partire dalle prossime settimane, subito dopo le regionali.”
Per Giuditta Pini: “Sbaglia chi esulta e sbagliano anche tutti quelli che fanno il tifo per una mega scissione nel Pd. Sbagliano perché la politica non è uno sport, la politica è come noi vogliamo cambiare il mondo e quando qualcuno non vuole più provarlo a cambiare insieme a noi è sempre una sconfitta.”
La scelta di Civati dimostra il malessere serio che c’è all’interno del partito anche per Roberto Speranza che dichiara:
“In questi mesi spesso non siamo stati d’accordo, ma il suo addio dispiace molto. Io penso che ci sono le condizioni per lavorare dentro il Pd e battersi perché resti di sinistra e non diventi tutto e il contrario di tutto”.
Se all’interno del Partito di Governo sono tantissimi i delusi, a sinistra provano ad accogliere a braccia aperte quello che può essere il nuovo leader:
“Pippo Civati lascia un partito che prende a calci diritti e costituzione, che precarizza per sempre il lavoro, che trivella e cementifica, che irride chiunque la pensi in modo diverso. Già in molti fanno il suo nome per costruire una forza di sinistra unitaria ed inclusiva che sappia parlare con tutti. Una sinistra che in Toscana c’è già e che sta muovendo i suoi passi verso le elezioni regionali del prossimo 31 maggio. Una sinistra propositiva e accogliente: la sinistra del Sì. Se vuol dare un’occhiata da vicino a quello che abbiamo costruito e che stiamo costruendo è benvenuto in Toscana”. Ad affermarlo è Tommaso Fattori, candidato a governatore della Toscana per la lista Sì – Toscana a Sinistra.
Dello stesso avviso è Antonio Ingroia ex candidato Presidente con la sinistra antagonista:
“L’uscita di Civati dal gruppo parlamentare del Pd alla Camera è una scelta coraggiosa ancorché tardiva. Va comunque il merito di aver resistito e di non aver votato le peggiori nefandezze proposte in questa legislatura”. Continua il presidente di Azione Civile.
“Chi resta oggi dentro il Pd rimane comunque complice dei quotidiani sfregi renziani alla Costituzione. E apprezzo perciò il coraggio di chi non teme di perdere uno strapuntino, magari scomodo ma sicuro, per un impegno politico che non gli dà alcun paracadute. E’ la politica senza coraggio che va rifiutata e combattuta. E perciò, dopo la scelta che ha compiuto, mi sento di dire, evviva Civati, ma dico anche avere il coraggio di uscire definitivamente da ogni schema che puzzi di antico e costruisca con tutti noi una nuova soggettività politica, ampia, partecipata, orizzontale e alternativa al partito da cui è dovuto uscire.”
Per il Presidente Orfini, si tratta di una perdita pesante e si dichiara speranzoso per eventuali passi indietro:
“Raramente siamo stati d’accordo, ma se Civati ne va non è una bella cosa, né per lui né per il Pd. #pipporipensaci” scrive su Twitter.
Stando all’interesse che ha suscitato la fuoriuscita dal Partito democratico di Civati pare non essere solo una fine, ma soprattutto un inizio.

