Anche l’avvocato della famiglia Vannini, Celestino Gnazi, ritiene che la svolta nelle indagini sulla morte di Marco derivino dalla deposizione del medico legale Cipolloni della perizia autoptica sul corpo del giovane.
A dichiararlo lo stesso avvocato ieri durante la puntata de “Il punto” su Provincia TV (canale 667 del digitale terrestre) condotta da Cristina Gazzellini, che ha visto ospiti in studio in studio il giornalista Stefano Pettinari e Francesco Scialacqua di TerzoBinario.it.
Nella puntata si è cercato di ricostruire tutto lo scenario alla luce dei nuovi elementi, che però non aggiungono molto sulla dinamica di quanto è accaduto. Marco si poteva salvare, una tesi sostenuta fin dalle prime ore dalla famiglia Vannini e dal loro perito di parte, che ora trova riscontro ufficiale. La Procura di Civitavecchia ha quindi coinvolto direttamente tutti e 5 i presenti in casa Ciontoli allargando i capi di imputazioni per le altre 4 persone. Concorso in omicidio volontario è il capo di accusa dal quale oggi si devono difendere la moglie di Antonio Ciontoli, i figli Martina e Federico oltre alla ragazza di quest’ultimo, Viola.
Un’accusa pesante che di per sé ingloba l’omissione di soccorso. E proprio sull’aver negato la possibilità di essere curato i genitori di Marco Vannini avevano da subito accusato i Ciontoli.
In trasmissione è intervenuto anche il criminologo Gino Saladini che è entrato nel merito della dinamica di ciò che può essere accaduto quella sera e delle notizie sui risultati dello stub effettuato su Martina, Antonio Ciontoli e Federico.
Secondo il criminologo non è soltanto la quantità di particelle individuata negli indumenti e sui corpi dei tre a determinare con più precisione chi quella sera ha sparato. Fondamentale sarebbe invece l’eventuale presenza di particelle tra il pollice e l’indice, per individuare chi ha azionato il grilletto della pistola.
Ma sulla dinamica anche la stessa Procura di Civitavecchia sembra non aver preso posizione in quanto non sarebbe ancora depositata la perizia del RIS. Intanto l’esame autoptico ha consentito alla Procura di fare un passo in avanti significativo in queste indagini.
Per l’avvocato Celestino Gnazi, ora che tutte e 5 le persone presenti hanno capi di imputazione dai quali difendersi, è il caso che qualcuno inizi a raccontare una propria versione perché non tutti avranno avuto, nella concitazione del momento, le stesse responsabilità. Tutto questo fermo restando il fatto che chiunque presente in casa poteva comunque autonomamente alzare il telefono per chiamare con urgenza i soccorsi.
