di Cristiana Vallarino
Un pomeriggio coi fiocchi in collina, quello dedicato, sabato 3 novembre all’Auditorium del Palazzo della Reverenda Camera
Apostolica, alla premiazione della prima edizione del Premio Letterario Allumiere “Femminile,Plurale”. A vincere il libro “Nonostante il velo” di Michela Fontana, edito da Morellini che ha superato, nel gradimento delle giurie dei lettori e di settore “Gli anni forti” di Paola Martini, ed. Manni e“La ragazza nella foto” di Donatella Alfonso e Nerella Sommariva, ed. All Around.
A dare un ulteriore tocco di prestigio all’evento – presentato dal poliedrico Gino Saladini, medico legale, criminologo,docente e scrittore – la presenza di Dacia Maraini, la grande scrittrice italiana, per cui il tempo sembra non trascorrere. Puntuale, elegante con semplicità, disponibile verso i tanti ammiratori che hanno voluto salutarla, ha risposto alle domande di Saladini con chiarezza e sensibilità. La Maraini ha parlato del ruolo della scrittura al femminile nel tempo, sottolineando come questa sia discriminata – specie dalle istituzioni – nonostante a leggere siano soprattutto le donne. “Oggi le cose sono cambiate – ha detto – grazie soprattutto a quelle autrici che nel secondo dopoguerra, col sostegno dell’editore Einaudi, si definirono scrittori, elevando la prosa femminile fino ad allora confinata ai romanzi rosa. Penso a Lalla Romano, Anna Banti, Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Natalia Ginzburg. Avendole conosciute posso dire che erano donne eccezionali e coraggiose, sia pure diverse tra loro”. Dacia Maraini ha poi raccontato della sua passione per la scrittura, trasmessale dalla sua famiglia.”Mia nonna e sua madre, inglesi, scrivevano. Mio padre, Fosco, lo stesso – ha spiegato – sono cresciuta tra i libri che, nonostante fossimo poverissimi, non mancavano mai”. “Leggere è importante – ha aggiunto – non solo per avere informazione ma per la propria formazione che si ha quando leggendo un libro si mette in moto la fantasia, l’immaginazione”.
La conversazione è proseguita, per un pubblico attento e generoso di applausi, ricordando i tanti mestieri dalla sua giovinezza, la sua amicizia con lo schivo Pier Paolo Pasolini, così tanto legato alla madre Susanna, e il suo rapporto con l’esuberante Alberto Moravia, alla cui autorevole prefazione la scrittrice deve la pubblicazione del suo primo libro. E ancora riferimenti i suoi lavori per il teatro, compresa una rappresentazione molti anni fa proprio a Civitavecchia, sempre con le donne come protagoniste, e poi il cinema, con i vari film tratti dai suoi libri come “Teresa la ladra”, “Storia di Piera” e “Marianna Ucria”.
Saladini ha poi chiamato sul palco le tre finaliste del premio, leggendo una breve scheda dei loro libri e poi lasciando che fossero loro a parlarne. Quindi Donatella Alfonso ha raccontato la genesi e l’ispirazione de “La ragazza della foto”, una storia d’amore, vera, tra un partigiano ebreo di buona famiglia e una giovane contadina. La professoressa Paola Martini invece si è cimentata in una autobiografia che offre uno spaccato vissuto de “Gli anni forti”, quelli tra il 1968 e il 1978, quando in Italia, le donne conquistarono diritti (alla sessualità, alla maternità consapevole, all’uguaglianza) che, è bene ricordarlo, sono sanciti da leggi che, però, non sono immutabili. Con la giornalista giramondo Michela Fontana il pubblico ha fatto un viaggio nell’Arabia Saudita, paese dove le donne vivono “Nonostante il velo”, dove devono avere un guardiano che spesso si trasforma in carceriere. Le sue interviste alle saudite di varia età, estrazione e cultura, l’accuratezza nella descrizione del paese e delle sue usanze, hanno colpito le giurie che le ha assegnato il primo premio.
A fare da colonna sonora alle interviste e ai brani dei tre libri finalisti e uno tratto da “Marianna Ucria” (proprio sulla forza della lettura), interpretati da Novella Morellini, sono stati parecchi pezzi al pianoforte, scelti con cura ed eseguiti a quattro mani da Paola Ingletti e Assunta Cavallaro.
Il bilancio di questo primo premio letterario è sicuramente estremamente positivo. Possono dirsi soddisfatti il sindaco Antonio Pasquini, e soprattutto l’assessore alla cultura e alle pari opportunità Brunella Franceschini, col gruppo che l’ha affiancata (Tiziana Franceschini, Francesca Tiselli, Flavia Verbo, Cecilia Toffali, Valerio Chiacchierini, Karyn Minerva). Del resto, come ha ricordato l’assessore, la comunità locale deve molto alle donne, fin da quando, mentre gli uomini lavoravano nelle cave di allume, loro mandavano avanti la vita famiglia e sociale. Non è un caso che, negli anni ’70, proprio ad Allumiere nacque la prima cooperativa femminile che confezionava abiti, “La Lumiera”, e che è ricordata nella mostra fotografica allestita al piano terra del Palazzo della Reverenda camera apostolica, a cura di Rita Moraldi, una delle sue fondatrici.
Alla riuscita dell’iniziativa hanno contribuito i ragazzi dell’istituto alberghiero Stendhal, della dirigente Stefania Tinti, che ha prestato hostess di sala e camerieri per il buffet conclusivo, la libreria di Ladispoli “Scritti e Manoscritti” che ha portato in vendita i volumi finalisti e quelli della Maraini che, tra l’altro, sarà nel negozio del litorale il 10 novembre. Doveroso il ringraziamento al consiglio regionale del Lazio e alla Fondazione Cariciv: in prima fila c’era la presidente Gabriella Sarracco che ha già anticipato il sostegno dell’ente per la seconda edizione del premio.
E infatti, già da lunedì 5 novembre, ci si può iscrivere per far parte della giuria di lettori per il 2019. Insomma ci sono tutte le premesse – e il caloroso augurio della Maraini – affinché “Femminile, plurale” diventi un appuntamento importante e originale fra le migliaia di premi letterari italiani, essendo uno dei pochissimi dedicato alle donne, come ha fatto notare nel suo sentito intervento l’unica delle giurate di settore presente,Veronica Ricotta.
