Arresto Marcello De Vito: a Roma "vincevi pure con il Gabibbo" - Terzo Binario News

di Claudio Bellumori

Testimonianze, intercettazioni ambientali, messaggi WhatsApp. Un lavoro certosino, quello effettuato dagli investigatori, che ha portato all’arresto di Marcello De Vito, esponente del M5S e presidente dell’Aula Giulio Cesare, accusato di corruzione. In carcere anche l’avvocato Camillo Mezzacapo. Ai domiciliari l’architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto e Gianluca Bardelli. Questi gli effetti di ‘Congiunzione astrale’, l’indagine dei carabinieri coordinata dal procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, insieme ai sostituti procuratori, Luigia Spinelli e Barbara Zuin. Undici gli indagati.

Nel mezzo soldi e favori per ‘far scorrere’ i provvedimenti relativi allo stadio della Roma, al progetto di un albergo vicino all’ex stazione ferroviaria di Trastevere e alla riqualificazione degli ex Mercati Generali.

LA TELEFONATA

Il 4 febbraio, quindi poco più di un mese fa, la telefonata che in qualche modo ha sparigliato le carte. E che ha fatto cambiare il punto di vista degli inquirenti. Al telefono ci sono Mezzacapo e De Vito. Nella conversazione è emerso quello che è stato definito come un “manifesto programmatico” della loro collaborazione. L’avvocato ha affermato “difficilmente si riverifica una congiunzione astrale dove oggi stai al governo”. Mentre per De Vito a Roma “avresti vinto pure con il Gabibbo”. Mezzacapo ha insistito“questa congiunzione astrale tipo l’allineamento con la cometa di Halley, hai capito?Difficile secondo me che si riverifichi. E allora Marcè noi dobbiamo sfruttarla sta cosa”. E inoltre “state voi al governo qua di Roma e anche al
governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega. La cometa di
Halley allora ride adesso hai un anno…se adesso non facciamo un cazzo in un anno però… Allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da
pesca io conosco un paio di fiumetti qua…ci mettiamo
tranquilli con una sigarettella un sigarozzo là, con la canna e ci
raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso”.

Nell’ordinanza del giudice Maria Paola Tomaselli, è riferito che la funzione pubblica svolta viene “mercificata” e messa al servizio del privato “al fine di realizzare il proprio arricchimento personale” che appare come l’obiettivo dei comportamenti degli indagati.

L’INDAGINE

Dopo le misure cautelari dell’anno scorso, che hanno portato all’arresto di Luca Parnasi, sono stati raccolti tutti gli elementi che sono serviti per individuare la presenza di altri “rapporti corruttivi” oltre a quelli già accertati. L’indagine, in sintesi, ha fatto luce sul format, un modello ben articolato dove i personaggi si sono mossi tra il lecito e l’illecito. Non solo: gli inquirenti hanno anche verificato come De Vito e Mezzacapo abbiamo adottato degli accorgimenti per “neutralizzare” le possibili attività investigative. Dalle carte, così, è apparso come Marcello De Vito e Camillo Mezzacapo abbiano intessuto rapporti illeciti con tre gruppi imprenditoriali: quello facente capo a Luca Parnasi, quello con a capo Pierluigi Toti e Claudio Toti, quello facente capo a Giuseppe Statuto.

LA CASSAFORTE

Tre vicende con elementi comuni: la funzione pubblica di Marcello De Vito “viene stabilmente asservita agli interessi dei privati”. L’esponente del M5S, nel promettere il suo intervento per il tramite di Mezzacapo, si muove a seconda delle sue capacità. Una triangolazione che è venuta fuori anche con la percezione dei profitti. Come è segnalato nell’ordinanza, Mezzacapo ha percepito per primo gli utili: grazie a un sistema di false fatturazioni li ha deviati permettendo, con la “consapevole partecipazione” di De Vito, il trasferimento alla società Mdl srl, considerata la ‘cassaforte’ dei due. Solamente nella vicenda legata a Parnasi, il denaro è stato bonificato sui conti di Mezzacapo e Virginia Vecchiarelli, persona di fiducia dell’avvocato, per poi essere in parte trasferito sui conti di Marcello De Vito.

IL POTERE DEI SOLDI

Soldi corrisposti e custoditi. In un’intercettazione, dove si parla delle somme di denaro confluite nella società MDL, Marcello De Vito ha detto: “Ma distribuiamoceli questi”. Mezzacapo replica “adesso non mi far toccare niente lasciali lì… quando tu finisci il mandato io…se vuoi non ci mettiamo altro sopra, se vuoi eh”.

LA CONCESSIONARIA

Il sodalizio tra Marcello De Vito e Camillo Mezzacapo era comprovato. Ed erano diventati più cauti – sia la telefono che nei loro incontri – dopo l’arresto di Luca Parnasi. In un’occasione, per esempio, si sono incontrati in una concessionaria di Ponte Milvio, durante il giorno di chiusura della stessa. È successo nell’ultimo mese, periodo in cui c’è stata l’accelerata finale che ha portato ai provvedimenti di oggi.

Pubblicato mercoledì, 20 Marzo 2019 @ 15:09:18     © RIPRODUZIONE RISERVATA