Omicidio Vannini: Marco è morto dissanguato • Terzo Binario News

Omicidio Vannini: Marco è morto dissanguato

Set 30, 2015 | Cerveteri, Ladispoli

Marco Vannini e mamma Marina«La perizia del medico legale conferma che Marco si sarebbe potuto salvare». Queste sono le parole con cui il legale Mauro De Carolis della famiglia Vannini conferma il contenuto dell’esame autoptico eseguito sul corpo del giovane Marco. La causa della morte sembrerebbe essere il dissanguamento. Sebbene la perizia sia ancora in mano agli avvocati, il medico legale Luigi Cipolloni alla domanda se il ragazzo è morto per dissanguamento, risponde: «con un colpo al cuore, se era morto per il cuore, moriva dopo 3 ore?» Una questione che non lascia dubbi al fatto che sia stato un dissanguamento dovuto al ritardo nell’attivazione e nel conseguente arrivo tardivo dei soccorsi a causare il decesso del giovane.

Una morte che ha atteso fino alle due di notte, dopo il vano tentativo di trasportare Marco in elisoccorso fino al Gemelli a Roma dove, se non ci fossero stati dei ritardi nel chiamare il 118, si sarebbe potuto salvare. Da attendere comunque ancora la perizia dei Ris che non è stata consegnata.
L’esame balistico, invece, darà una sferzata alle domande che da mesi si rincorrono: quale è la pistola che ha sparato? Perchè Marco aveva il braccio leggermente alzato? Perchè il colpo è stato esploso dall’alto verso il basso quando Marco era il più alto tra i presenti?

Cauto nei commenti l’avvocato Andrea Miroli, legale della famiglia Ciontoli, il quale non rilascia dichiarazioni in merito all’estensione del capo di imputazione di omicidio volontario in concorso a tutte e cinque le persone presenti quella sera, ma dichiara che «rimane in attesa delle mosse che farà la magistratura».
Soddisfazione invece per l’avvocato Celestino Gnazi, legale dei Vannini. «Quello che ha dato impulso alle indagini è senz’altro l’esame autoptico, che ha tenuto presente anche dei momenti successivi all’esplosione del colpo».

Anche Alessandro, cugino di Marco, portabandiera di battaglie per la verità sulla morte del ragazzo, si lascia andare all’entusiamo: «dopo più di quattro mesi per noi è la prima piccola soddisfazione e che non ci fermeremo certo qui. Useremo tutte le nostre forze come abbiamo fatto fino ad oggi affinché ci sia giustizia e verità per Marco.»