Campidoglio, Renzi "sfratta" Marino: si guardi allo specchio e decida cosa fare. Non basta essere onesti, bisogna anche essere capaci • Terzo Binario News

Campidoglio, Renzi “sfratta” Marino: si guardi allo specchio e decida cosa fare. Non basta essere onesti, bisogna anche essere capaci

Giu 17, 2015 | Politica, Roma

campidoglio (1)Epitaffio sul Campidoglio, secondo alcuni, semplice avvertimento secondo altri. Le parole pronunciate dal premier Matteo Renzi ieri a Porta a Porta si sono prestate a diverse interpretazioni. Ad ogni modo, il mandato del chirurgo genovese appare gravemente in bilico, e ormai non è più escluso che a Roma si voti nel 2016 nell’electron day che coinvolgerà altre grandi città italiane.

“Se è in grado di governare, Marino governi, se non è in grado vada a casa”. Questa la scure di Renzi che si è abbattuta ieri pomeriggio sul Campidoglio.
E’ lontana l’eco dell’inchiesta di Mafia Capitale, e, del resto, il premier esclude categoricamente l’ipotesi del commissariamento per mafia. Ma Ignazio Marino rimane un sorvegliato speciale, perché un sindaco “oltre che onesto, deve dimostrare anche di essere capace”. E Marino adesso deve dimostrarlo ai cittadini e al Pd che finora lo ha difeso.
Le parole di Renzi fanno tremare il primo cittadino della Capitale, e agitano i sonni della classe politica che alla sua ombra è cresciuta dal 2013: assessori comunali, consiglieri, per non parlare della pletora di consiglieri municipali che verrebbero spazzati via in un batter d’occhio.

In  mattinata era arrivata la prima stoccata renziana: “Fossi in Marino non starei tranquillo…”. Ma il sindaco preferisce trincerarsi nel silenzio, mentre gli esponenti del Pd romano iniziano ad essere spaventati di fronte al messaggio che arriva da Palazzo Chigi, molto simile a quel famoso “stai sereno” rivolto a Enrico Letta, anticipazione del defenestramento.

 

“Adesso basta, si cambia – dice Renzi facendo un bilancio delle amministrative – Anche perche’ tra un anno si vota nelle grandi citta’. Torino, Milano, Bologna, Napoli, forse Roma“. Ed è quel forse che ha fatto scattare l’allarme in Campidoglio.
Cosa vorrà dire il premier? Commissariamento o richiesta di dimissioni? Trema lo staff del sindaco e degli assessori, tutti i consulenti e “collaboratori” assunti su chiamata nel 2013 e pasciuti nelle stanze capitoline.

Nello studio di Vespa Renzi esclama: “Sia il sindaco che l’amministrazione si guardino allo specchio e decidano cosa fare“. “Quest’anno c’e’ il Giubileo, tutto il mondo ci guardera’”. Ed e’ su questo piano che si decide il destino di Marino, come di tutti i sindaci d’Italia: “Se pulisce le strade, mette a posto le buche, gestisce l’emergenza. Se sanno governare governino e vadano avanti, se non sono capaci vadano a casa”. “Marino e’ una persona perbene, lo riconoscono tutti. Leggeremo come governo le carte ma per noi non ci sono gli estremi per il commissariamento per mafia”, argomenta Renzi.

Da un lato, dunque, la somministrazione delle giuste colpe (“chi ha sbagliato paghi fino all’ultimo centesimo“), ma dall’altro la necessaria dimostrazione che Marino sappia occuparsi dei problemi dei cittadini e dei problemi che ammorbano la Capitale, dalla pulizie delle strade al management delle periferie. E qui Renzi fa un ulteriore sgambetto al chirurgo genovese, ricordando che il gradimento del sindaco tra i cittadini romani è molto basso. Prima di Mafia Capitale, quindi, è l’incapacità di amministrare la capitale d’Italia a far fuori Marino e i suoi sodali.
Durante una pausa di Porta e Porta, Renzi si rivolge direttamente al pubblico presente nello studio Nomentano e tutti, tranne 3, bocciano il chirurgo genovese.

Considerato lo stato di cose, per i renziano ci sono due alternative. Il sindaco dia un segnale di discontinuità vera, attraverso un azzeramento della giunta e “smettendola di voler far tutto da solo”, ma affiancandosi personalita’ di riconosciuta competenza, magari conoscitori della macchina Campidoglio. La seconda alternativa, ed è necessario coraggio, riguarda la posizione del Pd romano: il segnale non arriva e “il Pd romano, insieme alla coalizione, decida che con Marino non è più possibile andare avanti”.

C’è chi sussurra il nome di Roberto Giachetti, ma è solo un’ipotesi.
E sull’electron day si attestano le prime ipotesi, dal prossimo autunno, a quella, ben più probabile, della primavera 2016.
Poche certezze sulla politica romana, ma un dato è incontrovertibile: Renzi ha accesso le antenne sul Campidoglio e nel Pd si avverte un certo nervosismo. Fassina trova “indecenti” le parole di Renzi, e anche chi ha difeso il sindaco fino a ieri si trova adesso a dover gestire una situazione del tutto nuova.
Orfini smorza i toni e derubrica le parole del premier come “uno stimolo a fare di più e meglio sulla strada intrapresa”. Ma non tutti la pensano come lui, nella convinzione generale che per il chirurgo genovese sia partito il “de profundis”.
Le personalità vicine al sindaco provano a ricordare che a Marino non c’è alternativa, perché le elezioni anticipate rischierebbero di consegnare la città a Giorgia Meloni o al Movimento Cinque Stelle. Ragionamento contraddittorio, quello di chi è convinto che Marino abbia amministrato bene ma teme poi un confronto con il voto degli elettori.
I renziani, per il momento, guardano oltre e dichiarano di essere pronti ad affrontare un election day anche nell’immediato.