Ladispoli, registro delle unioni civili: perché no? • Terzo Binario News

Ladispoli, registro delle unioni civili: perché no?

Feb 13, 2015 | Ladispoli, Politica

L'Assessora alle Politiche Culturali Francesca Paola Di Girolamo

L’Assessora alle Politiche Culturali Francesca Paola Di Girolamo

“Insieme all’Assessore alle Politiche sociali Roberto Ussia, stiamo definendo la proposta in bozza per il Regolamento delle Unioni Civili per il nostro comune”.

Ad annunciarlo sulla sua pagina facebook l’Assessora alla Cultura del comune di Ladispoli Francesca Di Girolamo, sentita da noi per capire meglio tempi, finalità e possibili conseguenze concrete dell’iniziativa.

“Già un anno fa con l’Assessore Ussia avevamo annunciato sulle pagine di Terzobinario l’intenzione di portare avanti questo progetto, che consideriamo un atto di civiltà dovuto e improcrastinabile”– ha spiegato l’Assessora.

“Inoltre il fatto che, dopo Milano e altri comuni medio-grandi sparsi in tutta Italia, anche Roma abbia approvato il registro delle unioni civili ci lascia ben sperare nei confronti di una crescente attenzione non solo mediatica ma anche e soprattutto legislativa su questo tema.”

In effetti in Italia è almeno dagli anni 80 che si discute della necessità di dare riconoscimento giuridico alle cosiddette “coppie di fatto”, sia eterosessuali che dello stesso sesso.

Se ci sono stati dei passi avanti, questi sono venuti più dall’insieme di associazioni, movimenti e comitati impegnati sul fronte dei diritti civili e (soprattutto) dalle pronunce della Corte Costituzionale e della Cassazione, che sul piano legislativo.

Dalla fine degli anni 80 al 2007 si sono succedute decine di proposte di legge sul tema, fino al disegno di legge sui DICO del II Governo Prodi. Precipitato nell’oblio dopo la caduta di Prodi quest’ultimo; finiti nel tritacarne dei lavori parlamentari e congelati dai veti dei vertici ecclesiastici, tutti gli altri.
Intanto, oltre alla giurisprudenza della Consulta (v. sent. 170/2014 Corte cost.) -che nel giugno 2014 dichiarava incostituzionali le norme dell’ordinamento italiano che stabilivano l’automatico scioglimento del matrimonio in seguito al cambiamento di sesso di uno dei coniugi, e sollecitava il legislatore ad “introdurre una forma alternativa (e diversa dal matrimonio) che consenta ai due coniugi di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione, su tal piano, di assoluta indeterminatezza”- su questo fronte sono intervenuti diversi comuni italiani tramite l’istituzione di registri delle unioni civili, appunto. A partire da Empoli nel 1993, hanno adottato tale registro città importanti come Napoli, Cagliari, Milano e, in ultimo, il 28 gennaio 2015 si è aggiunta anche Roma.
Ladispoli sembra voler seguire queste città:

“E’ vero che il registro delle unioni è un riconoscimento di civiltà più teorico che pratico e non ha delle ripercussioni legali effettive- ha ammesso la Di Girolamo- ma spetterà poi all’Amministrazione dare al registro un’effettività concreta, a seconda dei temi su cui si deciderà di incentrare il registro e dei criteri che si andranno ad adottare.

Ad esempio, per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari, le coppie di fatto potrebbero essere inserite direttamente come tipologia di graduatoria, cosa che non esiste in questo momento.

Oppure un’altra conseguenza positiva potrebbe riguardare l’assistenza personale. Noi ancora non abbiamo un ospedale, ma avremo una casa della salute, con la breve degenza per i casi gravi. E’ naturale che il riconoscimento delle coppie di fatto permetterebbe al convivente di poter assistere il partner che si ammala. Questi aspetti uniti all’aspetto simbolico non sono affatto irrilevanti. Quindi non è vero che se il registro c’è o meno non cambia niente”, ha concluso l’assessora.

L’iter dei lavori prevede che la bozza sia discussa in una delle commissioni consiliari, che dovrebbe essere la commissione Affari istituzionali presieduta da Stefano Penge (Forza Italia), per poi essere portata in Consiglio comunale per il dibattito e l’approvazione.

I tempi dipenderanno, quindi, in primo luogo dalla celerità con cui la proposta sarà messa all’ordine del giorno in commissione e, successivamente, dalla volontà politica di farla arrivare al più presto in aula consiliare.