I più cauti, o coloro che aspettavano le motivazioni del Consiglio dei Ministri prima di pronunciarsi sulla decisione di concedere l’AIA per la riapertura di Cupinoro, non hanno più alibi. E’ nota infatti la delibera dello scorso 8 agosto nella quale sono elencate le considerazioni che hanno portato alla decisione finale.
Tra queste, poche quelle relative alla Soprintendenza che si è opposta in conferenza dei servizi, mentre molto chiare quelle dell’Amministrazione comunale di Bracciano. Quest’ultima usa sostanzialmente due argomentazioni. La prima riguarda la gestione del sito in caso di non concessione dell’AIA.
Per il Sindaco di Bracciano la zona è già fortemente compromessa, ed il mancato rinnovo dell’AIA “determinerebbe gravissimi rischi di danno ambientale d’igiene e di salute pubblica, con conseguente necessità d’intervento degli organi territoriali e statali a salvaguardia dell’ambiente”. Questa eventualità però sembra sussistere anche in caso di riapertura. Non a caso solo qualche mese fa l’Amministratore della Bracciano Ambiente ha chiesto aiuto alla Regione per la gestione del post mortem. In sostanza con o senza l’AIA la Bracciano Ambiente non è di fatto in grado di gestire il post mortem del vecchio invaso e del nuovo.
L’altra leva del Sindaco Sala è quella occupazionale. Nel documento si legge infatti che per il Comune “la denegata ipotesi di rigetto della richiesta di rinnovo, le prevedibili conseguenze sarebbero che la Bracciano Ambiente dovrebbe essere posta in liquidazione, ponendo termine al progetto di realizzazione di una filiera virtuosa del trattamento dei rifiuti… con conseguente trasformazione della cassa integrazione in deroga, attualmente in conrso per i 17 operai addetti alla discarica, in un ulteriore licenziamento collettivo”.
In sostanza si concretizzano quelle due linee che qualche mese fa definimmo di “ricatto” per le quali giornalisticamente abbozzammo ad un parallelo tra la Discarica di Cupinoro e l’ILVA di Taranto. Ambiente vs occupazione.
Nel documento non si trova neppure un cenno di smentita al fatto che nel futuro potranno giungere nell’impianto rifiuti oltre il bacino dei 25 comuni. Il rischio è quindi che un impiantistica sovradimensionata rispetto alle esigenze del bacino potrebbe essere utilizzata a regime per altri rifiuti.
Sono inoltre presenti nella delibera solo le considerazioni degli attori coinvolti nella conferenza dei servizi. Non si trova infatti cenno degli incontri avuti con i comitati e con i sindaci di Cerveteri e Ladispoli.
Nel documento ci si aspettava forse di più sul piano della sicurezza, ma sembra che l’unica citazione riguarda l’impegno del comune nel monitoraggio dell’impianto, cosa che dovrebbe essere più un obbligo che non una gentile concessione per i cittadini che abitano in prossimità della discarica.
I dettagli ulteriori dell’AIA però non sono ancora noti. Bisognerà attendere prima di sapere per filo e per segno cosa verrà realizzato a Cupinoro. La Bracciano Ambiente si è dichiarata favorevole a rivedere, se necessario, la tecnologia utilizzata per il trattamento dei rifiuti ed a ridurre l’ingombro e l’impatto visivo dei capannoni.
Piantagioni ad alto fusto copriranno le nuove opere. I cittadini nei dintorni si chiedono se le radici di questi alberi fermeranno eventuali minacce nel sottosuolo.
