Riceviamo e pubblichiamo- Verrà presentato venerdì 17 novembre il nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio ‘Per quieto vivere’ (Fazi editore). L’appuntamento è alle 18 presso la Compagnia Portuale di Civitavecchia (via della Cooperazione, 1). Ne parleranno con l’autore la giornalista Cristina Gazzellini e il Presidente della Compagnia Portuale di Civitavecchia Enrico Luciani. Letture di Alfonso Astuti.
“Il libro parla di cose apparentemente piccole, un condominio come setting di tante storie che si intrecciano. C’è un filo che è quello dell’odio e del rancore, un filo antico che parte dal 1944 e arriva ai giorni nostri. C’è un protagonista estremamente negativo che è la summa di tutti i mali del nostro tempo, che però messo in relazione al dolore, alla malattia e alla complessità della vita, reagisce in maniera indifferente. Dentro questa storia generale c’è anche un tratto noir rispetto all’individuazione di alcune responsabilità, la ricerca costante di un capro espiatorio. E poi si mischiano le fake news, le verità’, il verosimile, le leggende metropolitane, come l’appello che i nazifascisti avrebbero fatto per via Rasella, cosa assolutamente falsa ma che è diventata verosimile. Il libro è disseminato di questi esempi. C’è’ una città piegata in due, che soffre, un Paese che ha perso il rapporto con una visione generale e che si riverbera dentro un condominio. La radice dell’odio di questi giorni è l’indifferenza, la superficialità, la pratica del capro espiatorio” spiega l’autore Massimiliano Smeriglio.
Un romanzo che – spiega in una nota l’editore Fazi – intrecciando presente e passato, indaga le ragioni profonde dell’individualismo contemporaneo. 4 giugno 1944. Una donna si getta dal decimo piano di un caseggiato popolare. È la portiera del palazzo che, fedele al regime fascista, con le sue denunce ha provocato la condanna a morte di alcuni giovani partigiani. Settant’anni dopo, il nipote della donna, un uomo superficiale e indolente che ha ereditato il ruolo di portiere nel medesimo stabile, è all’ossessiva ricerca dei parenti di coloro che considera i responsabili del suicidio. Sotto al suo sguardo morboso, si dipanano le vite dei condomini: un giornalista colpito da una malattia degenerativa e suo figlio; un’anziana donna, considerata matta, che cela nella sua follia un terribile passato; un uomo che è al contempo spacciatore spregiudicato e padre premuroso; una bambina enigmatica e solitaria; un uomo indifferente all’imminente morte del genitore. Il portiere osserva e si nutre dei tormenti di questa umanità disgregata, troppo spesso incapace di compassione, e quello che prova non è che sprezzante distacco: nel suo cuore, arido, c’è posto solo per il rancore.
