Un 74enne ricoverato contagia la moglie che rischia di morire di Coronavirus - Terzo Binario News

Accaduto a Civitavecchia, la figlia della coppia racconta la storia

Il marito resta vittima di un’emorragia cerebrale e la moglie – che lo va a trovare – rischia di morire per il Coronavirus. Entrambi ora sono fuori pericolo ma la coppia di Civitavecchia se l’è vista davvero brutta e come comun denominatore c’è il Covid.

A raccontare la loro storia è la figlia Federica (nome di fantasia) che dopo un mese anche lei finalmente – è proprio il caso di dire – riesce a respirare. Sono stati giorni difficili, nei quali ha rischiato di perdere in un colpo solo entrambi i genitori e la critica che viene mossa è rivolta alla Asl Roma 4 e si riferisce alla gestione dei pazienti durante la pandemia.
La vicenda inizia il 26 febbraio quando all’uomo, di 74 anni, viene diagnosticata un’emorragia cerebrale e viene ricoverato nel reparto di Medicina del San Paolo. La moglie, di 69 anni, va tutti i giorni a trovarlo finché non inizia ad accusare i sintomi da Covid e siamo al 16 di marzo. Poi prende la parola Federica: <A questo punto gli eventi si susseguono a velocità spaventosa. Soltanto il 20 marzo la mamma viene sottoposta a tampone risultando positiva. Lo stesso papà e tutti noi parenti stretti tranne uno. Passano altri tre giorni e le condizioni di mamma peggiorano ma nessuno ha voluto constatare di persona cosa avesse aiutandola a guarire”.

È il 23 marzo e alla chiamata dei soccorsi si sentono rispondere: “In casa a visitarla non veniamo, bisogna aspettare”. <Il 27 marzo – va ancora avanti Federica – la situazione precipita: non respira più e viene portata prima nella rianimazione del Sant’Andrea di Roma ma neanche lì sono in grado di curarla e allora la spostano allo Spallanzani dove finalmente intervengono con decisione, riscontrandole una polmonite bilaterale”.

Ma la storia è tutt’altro che conclusa: <Sì perché nell’ospedale delle malattie infettive è peggiorata ulteriormente: è arrivata al punto di non respirare più e così i medici sono stati costretti a praticarle una tracheotomia. Ora del respiratore non ha più bisogno ma non è guarita del tutto. O meglio, da Coronavirus sì, dalla polmonite ancora no”.

E il papà nel frattempo? <Anche lui è guarito dal morbo e dopo la dichiarazione di reparto Covid di Medicina al San Paolo è stato spostato alla Rsa Madonna del Rosario, in un reparto di pazienti negativi. Invece noi familiari all’11 aprile risultavamo ancora positivi ma per fortuna asintomatici o con sintomi molto lievi come un paio di giorni di febbre e un raffreddore appena più fastidiosi”.

Tutto è bene quel che finisce bene però per la famiglia rimane la sensazione di una situazione difficile della quale, almeno parzialmente si poteva fare a meno: <Quando papà era in corsia a Medicina non si sapeva come stessero le cose: a febbraio non c’era contezza di quanto stesse avvenendo. Però lui è rimasto a contatto con altre persone affette da polmonite e per diversi giorni e poteva rimanere ucciso. C’è voluto quasi un mese prima che gli facessero un tampone ed è stato effettuato in seguito al malessere della mamma. A me fa rabbia questo aspetto: una volta chiaro che Medicina era contaminata dal virus, già allora dovevamo essere tutti controllati e così forse la mamma si sarebbe evitata questa via crucis tanto dolorosa. Presa in carico in tempo si sarebbe curata forse senza rischiare la vita, come invece è avvenuto” la sottolineatura conclusiva di Federica.

Sulla questione è stata sentita la direzione della Asl Roma 4 che non vuole entrare nello specifico della vicenda, dicendo soltanto che stando a quanto risulta il comportamento in ospedale è stato corretto.

Pubblicato mercoledì, 29 Aprile 2020 @ 05:49:00     © RIPRODUZIONE RISERVATA