Riceviamo quotidianamente segnalazioni e richieste che giriamo opportunamente ad amministratori del territorio, ma questa lettera abbiamo deciso di pubblicarla perché rappresenta uno spaccato reale della nostra società moderna. Il problema del lavoro e degli asili merita quindi uno spazio importante che vogliamo concedere.
Caro Babbo Natale,
sono molti anni che ho deciso di non scriverti, un po’ per non disturbarti, un po’ per lasciare ad altri, decisamente più giovani e buoni di me, la tua attenzione e i tuoi graditi regali.
Oggi però mi sono reso conto che avevo ed ho ancora bisogno di te.
Questa mattina ho incontrato un bambino, tanto carino quanto bisognoso di essere considerato. Un bambino come tanti, di tre anni e mezzo, che alla domanda su come mai non fosse andato all’asilo?”, con occhi vispi ma tristi mi ha risposto che per lui a scuola non c’è spazio!
È stato un colpo al cuore, un bambino di tre anni e mezzo costretto a casa, praticamente un caso quasi unico per la sua età, semplicemente perché non c’è posto!
Siamo nel 2014, non nel medioevo, siamo una delle sette potenze del mondo, siamo sordi alle richieste dei poco abbienti, di tutti quelli che hanno bisogno, mentre siamo molto attenti alle richieste dei potenti!
Il papà lavora, si guadagna il pane macinando chilometri.
La mamma, potrebbe lavorare, ha dovuto rifiutare un contratto con tanto di tredicesima e quattordicesima, perché all’asilo, il posto per il suo bimbo non c’è!
Mi raccontava che da due mesi chiede, domanda, prega, è arrivata a piangere in pubblico, quel pubblico che tiene le redini, in Comune, a scuola, ma niente, spazio per il suo bimbo non c’è!
È stata ricevuta inutilmente anche dal Sindaco, quel Sindaco e viceSindaco che il primo anno della loro gestione, hanno saggiamente eliminato le liste d’attesa all’asilo, si è vero si chiama scuola dell’infanzia. Solo il primo anno però, e lo hanno sbandierato ai quattro venti, ma gli anni successivi?
Perché non avete più fatto quel piccolo miracolo? Non voglio pensare che sia per avere un benestare a costruire qualcosa che volete, non voglio pensare che sia un ricatto, perché chi di spada ferisce, quella spada che vi ha giovato, potrebbe pure far perire anche voi. Sono certo che non sia così, sono certo che è un caso.
Non sono abituato a fare facile populismo, non sono abituato a frequentare stanze dei potenti, non sono abituato a cavalcare buche, scelte politiche, ma vorrei che in questo mondo, in questo sporco mondo, almeno i bambini avessero la precedenza, senza se e senza ma.
Una mamma costretta alle lacrime per non sapere come andare avanti è un segnale che la nostra Cerveteri, la nostra Italia, la nostra cittadinanza, la nostra amministrazione non può e non deve permettersi.
A voi la soluzione, quella che sia, ma non prendete in giro una povera mamma rimandandola di settimana in settimana.
Voglio che sia chiara una cosa, questa mamma ha un nome e cognome, ma mai, caro Babbo Natale, ti venga in mente che questa lettera l’ho scritta per lei, l’ho scritta, per tutte le mamme nella sua situazione.
Ora facciamo un “patto” e metti un po’ di “stabilità” alla tua slitta e cerca di non rifugiarti nei soliti discorsi, “sei diventato grande”, “i bambini sono tanti”, “non ho soldi”, altrimenti invece di Babbo Natale, i bambini cominceranno a chiamarti Pinocchio!
Salutami le renne!
Lucky, il bimbo cresciutello che crede ancora in Babbo Natale!
