Chi è più povero non consuma quanto compra secondo i dati di Dispensa stellata. Chi fa la spesa con prodotti di bassa qualità rischia di non mangiarli
Lo spreco alimentare è il segnale più visibile dell’opulenza che ci circonda, mentre una parte, non irrilevante della nostra società e molto più consistente nel resto del mondo, non mette insieme un pasto nutriente al giorno.
Il nostro paese butta via cibo per 15 miliardi di euro l’anno.
Roma e Lazio nella rilevazione di Dispensa stellata presentata in un apposito evento, fa peggio del resto del paese. Con 26,68 chili sprecati a testa in un anno supera la media nazionale del 2,4%.
In particolare sprecano di più in verdure (+20%), nei prodotti della colazione (+22%) e nella frutta secca (+16%).
La necessità diventa virtù se analizziamo il quadro familiare. Nuclei senza figli buttano via cibo fino al 38 per cento in più della media regionale. Quando invece si hanno figli a carico si è più parsimoniosi con il meno 29.
L’ultimo dato ci porta a una valutazione sociale. Chi ha un reddito basso spreca più del 18% della media regionale. Cioè chi possiede di meno, anche per l’aumento dei prezzi innescato dall’inflazione, effettua acquisti di bassa qualità che provocano un aumento dello spreco
