“Il mare di Ladispoli è inquinato. A settembre probabilmente i controlli. A ottobre forse le multe. Come già accaduto. La storia si ripeterà.
Peccato che nel frattempo siamo andati sui giornali nazionali. Centinaia di persone con dissenteria e febbre per giorni. La cosa non passa inosservata. Le avvisaglie c’erano state già a luglio. Chiazze marroni lungo le spiagge. Qualcuno del Campidoglio ladispolano che si affrettava ad affermare “tranquilli, solo rifiuti vegetali”. Tranquillo è finito male, dice un detto romano. In questo caso è finito con la mano sulla fronte a dare di stomaco.
Accidentalmente ricordo che il covid viaggia anche nell’intestino. L’inquinamento è grave. Si poteva approfittare adesso per aprire le ricerche dell’origine dei flussi fecali, colpevoli i canali Vaccina e Sanguinara, perché a fine estate essi torneranno a ridursi e sarà difficile fare indagini.
E per l’anno prossimo? Credo che si stia puntando alla riduzione degli afflussi estivi, per ottenere in modo automatico la riduzione degli apporti fecali. Una riduzione avverrà probabilmente grazie a chi il prossimo anno opterà per altri luoghi di vacanza. Salvo avvicendamento di nuovi inconsapevoli vacanzieri.
Avanti i prossimi.Di questo passo, tra pochi anni, l’attrattiva turistica estiva di Ladispoli potrebbe subire danni pesanti. Quando se ne accorgeranno, sarà troppo tardi. Possibile non si possa affrontare l’annoso problema in modo scientifico? Ricordiamo che la crescita delle nuove costruzioni (e gli aumenti di cubature) ad uso abitativo non si è mai fermata. L’olezzo risalente dai tombini delle acque piovane di molte vie della città dimostra che molte abitazioni non avrebbero gli allacci alla rete fognaria. Senza contare gli innesti di scolo abusivi che sversano nei canali, fin dalle zone di Cerveteri, come già si è scoperto una volta, grazie alle indagini delle autorità, che ringraziamo.
Ci auguriamo che la guerra agli abusi continui, come anche che si ravvisi la necessità di aumentare la capacità strutturale dei depuratori esistenti, in evidente sottodimensionamento. Il vento o le correnti ristagnanti sono solo una eventualità, la parte finale di un fenomeno per il quale non si può dare colpa al vento”.
Raffaele Rapisarda
