"Raggi non chiuda i laboratori sociali": la denuncia del Comitato, 65 ragazzi a rischio • Terzo Binario News

“Raggi non chiuda i laboratori sociali”: la denuncia del Comitato, 65 ragazzi a rischio

Lug 3, 2019 | Cronaca, Roma

“Senza i laboratori il regresso è sicuro” e poi “continuità per i ragazzi dei laboratori sociali”. Questi alcuni striscioni apparsi nella mattinata di mercoledì 3 luglio su viale Manzoni, davanti al Dipartimento Politiche sociali. Tante le preoccupazioni – da parte di genitori e parenti – per “l’assenza di una politica chiara da parte di Roma Capitale”. Sul tavolo, il percorso dei laboratori socio-occupazionali – destinati a 65 persone che li frequentano – che risulterebbero “fortemente a rischio”.

“Si tratta di persone le cui fragilità ricoprono un ampio spettro: dall’autismo alla sindrome di Down, fino al ritardo mentale” ha raccontato Giovanni Lo Giudice del Comitato Noi per i Laboratori Sociali “le loro capacità residue andrebbero valorizzate, non totalmente negate”.

“Come Comitato siamo qui a denunciare la nostra preoccupazione di genitori e parenti per l’assenza di una politica chiara da parte di Roma Capitale.  I laboratori nascono nel lontano 2004 e dal 2009 operano in convenzione con il Comune. A marzo Roma Capitale ha emesso un bando di gara per 3 anni di attività, rivolto a 108 utenti divisi in 3 gruppi da 36 persone, ognuno afferente alla Asl romana di riferimento. La preoccupazione non è solo legata al fatto che non si è tenuto conto del bacino di utenza delle suddette Asl romane (1,2 e 3),  ma anche al fatto che, a differenza dei bandi precedentemente pubblicati, questo non prevede la continuità  delle attività nei laboratori alle 65 persone che attualmente li frequentano”.

“A ciò si aggiunga che le persone con età superiore ai 50 anni vengono automaticamente esclude da tale servizio – ha raccontato – ci chiediamo quale sia la ratio di queste decisioni? Dove sono state prese? Perché non viene prevista la continuità per le persone già in carico presso questi servizi? Lo chiediamo perché  per tutti gli attuali utenti (65), è già in atto un Piano Individuale – previsto peraltro dalla Legge – che stabilisce l’intervento dei laboratori socio-occupazionali quale strumento utile ed efficace. Perché Roma Capitale intende vanificare il lavoro fin qui fatto? Quale sarà il destino dei nostri familiari e dei nostri figli? Perché non si considera il  sicuro regresso che affronteranno, preso atto della già molto fragile e precaria stabilità psichica dei nostri figli? Chiediamo chiarezza e trasparenza”.

“Chiediamo un confronto con Roma Capitale perché ai nostri figli e congiunti sia  garantito l’inserimento nei laboratori, a fronte di questo bando che consideriamo assurdo, a prescindere da chi possa essere il vincitore del bando stesso. Indietro non torniamo. Roma Capitale si prenda l’impegno dell’inserimento o garantisca attività alternative adeguate da concordare con noi famiglie – ha sottolineato – peraltro chiediamo anche una proroga: cosa dovrebbero fare i nostri familiari nel tempo in cui Roma Capitale sarà impegnata ad espletare le procedure di questo bando? Stare a casa? In quali condizioni? Ai fini della continuità assistenziale e dei progetti individuali certificati, chiediamo a viva voce che fino all’assegnazione del nuovo servizio sia garantita una proroga all’attuale gestore”.

“Il rischio è che l’aggiudicazione avvenga nel 2020. Siamo stanchi di subire disservizi. Siamo genitori stanchi: la disabilità sia una responsabilità collettiva e l’azione politica sia coerente con il motto Nulla su di noi senza di noi. I nostri figli e i nostri familiari non sono pacchi da spostare, ma cittadini come gli altri che meritano un po’ più di attenzione da parte di chi ha la responsabilità di amministrare la città. Attenzione – ha concluso – che significa presa in carico, continuità assistenziale e terapeutica, cittadinanza attiva. Lo chiediamo a viva voce, ferma restando la nostra volontà di procedere anche con una manifestazione pubblica il nostro disagio e tutta la nostra preoccupazione”.