Il sindaco Paliotta non legge certi giornali, non guarda la TV e non leggerebbe nemmeno gli atti che ha approvato in consiglio sui piani integrati.
Sulla vicenda Piazza Grande la linea di difesa del sindaco rischia essere la negazione dell’evidenza. Nella puntata di ieri di “Dentro La Notizia” su Mecenate Tv, condotta da Stefano Pettinari, l’avvocato del sindaco, Ludovico D’Amico, ha sostenuto che Paliotta non era a conoscenza del rapporto di Trani rispetto alle società coinvolte nella compravendita del campo sportivo.
Una tesi che sarebbe stata sostenuta anche di fronte al Pm Gentile. Ma il ruolo di Trani era già oggetto di discussione pubblica su diversi giornali e media, telematici, quotidiani cartacei e TV. L’inchiesta condotta sulla stampa in merito al piano integrato Piazza Grande partiva proprio dal ruolo discutibile dell’assessore Eugenio Trani nelle vicende privatistiche di due società che compravendevano l’unico stadio comunale della città al fine di presentare poi al comune un piano integrato, per la trasformazione delle stesse da aree agricole in aree edificabili. Sempre a mezzo stampa era stato reso noto che addirittura la sede legale della società proponente, Piazza Grande, insisteva su una proprietà dello stesso ragioniere. Ma non sarebbe solo l’inchiesta giornalistica a rivelare il ruolo di Eugenio Trani nella vicenda. Ammesso quindi che Paliotta non leggesse in quei giorni i giornali, il sindaco avrebbe potuto sapere del ruolo di Trani leggendo gli atti portati in consiglio. Trani infatti avrebbe firmato da segretario il verbale dell’assemblea della U.S. Ladispoli, atto presente nella documentazione di approvazione e che attestava che la Piazza Grande aveva avanzato una proposta d’acquisto. Se Paliotta quindi non aveva appreso il fatto dai giornali non lo ha appreso nemmeno leggendo la documentazione votata in consiglio?
“Paliotta non legge certi giornali” un estratto della puntata di ieri dal titolo “Piazza Pulita”
IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO
Nella puntata speciale di ieri vi sarebbero anche altri elementi di discussione. Altra tesi difensiva riguarderebbe il calcolo del valore del terreno, alla base della determinazione del contributo straordinario. Secondo l’avvocato del sindaco, Ludovico D’Amico il valore del terreno non sarebbe né quanto riportato nell’atto, né quello di 600.000 euro riportato nel piano, di cui non si capisce il criterio di determinazione. Il valore di mercato andrebbe ricercato nel valore di espropriazione del terreno che sarebbe prossimo se non superiore al valore dell’operazione, pari a circa 280 euro a mq che per 15.000 mq circa fa una cifra prossima 4.000.000 di euro. Se così fossero le cose la plusvalenza dell’operazione sarebbe quantomeno nulla e secondo l’avvocato del Sindaco il comune non avrebbe incassato nemmeno un euro. Una tesi singolare perché sostenerla significherebbe che il piano integrato con contributo straordinario pari a zero non avrebbe superato la fase di valutazione dei piani in quanto non vi sarebbe un’utilità sufficiente alla sua approvazione. Il piano integrato quindi non sarebbe mai stato approvato né in giunta né in consiglio.
Sono quindi due le situazioni che portano però alla medesima conclusione:
- Se il valore del terreno fosse quello della compravendita, vale a dire 250.000 euro, si sarebbe arrecato un danno economico all’ente per almeno 175.000 euro, soldi che rimarrebbero in tasca alla Piazza Grande.
- Se il valore di mercato fosse quello dell’esproprio non vi sarebbe stato contributo straordinario, l’operazione non sarebbe stata ammissibile dalla commissione di valutazione e quindi non si sarebbe svolto alcun piano integrato.
Entrambe le situazioni portano alla medesima conclusione, vale a dire che alla Piazza Grande sarebbe comunque stato creato un indebito vantaggio economico.
Altra tesi è che il valore del terreno fosse 600.000 euro in virtù della somma tra il valore dell’atto e delle sponsorizzazioni pattuite. Leggendo i bilanci depositati in camera di commercio dall’assessore Eugenio Trani, emerge che la Piazza Grande non avrebbe avuto nemmeno a patrimonio una cifra di questo tipo. Le 600.000 euro sarebbero addirittura un valore doppio rispetto al bilancio della società che non arriva complessivamente nemmeno a 400.000 euro. Emerge chiaramente che la società non poteva avere titoli per vantare un valore superiore addirittura al suo patrimonio e se comunque le sponsorizzazioni fossero state messe nero su bianco con un atti notarili, non avrebbero alcuna garanzia economica. Ma non solo nel bilancio 2015 di Piazza Grande alla voce “Terreni e fabbricati” vi è un valore pari a zero sia nel 2015 che nel 2014 (il terreno invece sarebbe stato comprato nel 2013) e non figurerebbero nemmeno spese per pubblicità anch’esse a zero, quindi non si sarebbe effettuata alcuna operazione di sponsorizzazione.
IL RIMPALLO DI RESPONSABILITA’ TRA I RUOLI DEGLI INDAGATI
A non essere chiaro è anche il rimpallo di responsabilità in merito alla vicenda. I politici infatti farebbero leva sul fatto che sono stati i tecnici a predisporre e a verificare gli atti del piano integrato, sarebbe quindi semmai imputabile a Passerini e a chi ha apposto regolarità degli atti l’errore che costa oggi al comune almeno 175.000 euro di incasso in meno, tesi sostenuta a questo punto non solo dalla stampa nel 2015, ma anche dal Pm Gentile che sta svolgendo le indagini. Ma anche la linea dei politici rischia di diventare un tutti contro tutti, considerando che Paliotta dichiara di non conoscere il ruolo del suo assessore Trani nonostante tutto era alla luce del sole e dallo stesso confermato pubblicamente con un comunicato stampa.
LE OMBRE
Sulla vicenda Piazza Grande quindi continuano ad addensarsi ombre, in quanto le linee difensive metterebbero in luce delle tesi difficilmente sostenibili. L’inchiesta quindi rimarrebbe incentrata sulle contestazioni poste dal Pm Gentile, esiste o no un’incompatibilità per l’assessore Trani (commercialista di US Ladispoli e Piazza Grande), dei consiglieri Ruscito e Penge (parenti stretti della proponente del Piano Integrato, il secondo presidente del locale circolo di Forza Italia di cui il vicepresidente sarebbe stato un socio della Piazza Grande) ? Esiste o no un dolo nel non accertare l’errore nella dichiarazione della Piazza Grande al fine da calcolare quanti soldi dare al comune?
Ma uscendo dalla questione giudiziaria e ritornando a parlare delle vicende politiche e pubbliche. Si può ritenere normale che degli imprenditori (la cui società è stata creata tecnicamente da l’allora consigliere comunale e poi assessore Eugenio Trani), comprano lo stadio di Ladispoli alla vigilia dell’approvazione di un bando pubblico per l’acquisizione di piani integrati, che a proporre il piano sia un soggetto che è la sorella e la zia di due consiglieri di opposizione, il cui figlio è negli amministratori di una delle partecipate del comune e che è intestatario di un’altra concessione di piano integrato per un’area della medesima dimensione? E’ normale che, proprio alla luce di questi legami noti a tutti si effettui un controllo blando dell’operazione, cosa che rischia di creare un mancato incasso per i cittadini di Ladispoli per 175.000 euro (almeno)? E’ normale che, come sostenuto dall’amministrazione in una lettera inviata agli elettori del referendum sul piano integrato, questa sia un’operazione che sposta un campo sportivo da un’area privata ad un’area pubblica mantenendo poi profeticamente lo stesso gestore che nel frattempo ha incassato la vendita di un terreno donato dai Marescotti per consentire a tutti i cittadini di Ladispoli di giocare a calcio? E’ ammissibile o no che un sindaco dichiari di non aver letto sulla stampa i dubbi e le ombre appena citate, nonostante siano arrivate puntualmente le repliche, e che non vagli fino in fondo gli atti che porta ed approva in consiglio comunale?
Resta il fatto che tutto era già stato messo nero su bianco nel dibattito pubblico e che forse, se con maggiore umiltà si prendesse atto del ruolo importante del giornalismo d’inchiesta, forse oggi il comune avrebbe ottenuto un maggiore introito e nessuno sarebbe oggi in procura a difendersi dalle accuse formulate dal Pm Gentile.
