Omicidio Vannini, parla Ciontoli: "Non accetterò la Cassazione, non dico cosa farò" - Terzo Binario News

Intervistato dalla Lucarelli a D+ il principale imputato per l’assassinio di Marco: “Oggi sarebbe un militare giocherellone”

Un’ora e mezza di intervista di Antonio Ciontoli da Selvaggia Lucarelli sul canale Discovery + e andata in onda anche su Nove.

Lungo soliloquio del principale imputato per l’omicidio di Marco Vannini, nel quale la conduttrice non ha posto domande che potessero far luce sui lati oscuri della vicenda.

Quando ormai ci si approssima al giudizio della Cassazione, con gli avvocati degli imputati che hanno presentato ufficialmente ricorso, ecco che Ciontoli ha deciso di dire la sua.

Qui, alcuni passaggi-chiave di quanto ha affermato Antonio Ciontoli.

“Vorrei chiedere perdono a Marina e Valerio”. Il processo in aula è una cosa, quello mediatico un’altra. Capisco il loro rifiuto a incontrarmi, lo considero legittimo. Da parte mia continuerò a cercarli, fino a che non si apra uno spiraglio.

La sentenza. “Io devo pagare per quanto ho fatto, ma la sentenza dell’appello Bis è ingiusta, specie nei confronti di mia moglie e dei miei figli. Loro sono innocenti, vittime del mio errore. I dubbi sullo sparo? Solo congetture mediatiche”.

Martina. “Martina è stata dipinta dalla tv come una persona fredda, un profilo lontano dalla realtà. Lei amava Marco, era gelosa come può esserlo una 19enne”.

Il dopo-omicidio. “Di 5 ore di intercettazioni alla Compagnia carabinieri di Civitavecchia vedo sempre i soliti 30 secondi, mi chiedo perché. I fatti accertati dimostrano che, nella loro semplicità e assurdità, la morte di Marco è stata un incidente ma mediaticamente questa versione è poco spendibile. La vicina? Non mi hai detto in faccia che fossi un violento psicopatico, lo ha fatto davanti alle telecamere. Per l’opinione pubblica non si può dare la parola a un mostro assassino, la sentenza non è abbastanza severa e poi veniamo perseguitati dai giornalisti”.

La Cassazione bis. “So già che non accetterò la sentenza della Suprema Corte. Però non dico cosa farò. Sono sotto psicofarmaci”.

Su Marco. “L’ho vissuto come se fosse stato mio figlio, c’era intimità fra me e lui, ci confidavamo. Per esempio facevamo anche sport assieme “Marco sarà la nostra forza – la frase finale – e chi sarebbe oggi? Un militare giocherellone”.

Pubblicato domenica, 24 Gennaio 2021 @ 12:13:29     © RIPRODUZIONE RISERVATA