“Il dottor Gasparri lo dice con fierezza: “mi conoscono tutti”. E già qui verrebbe da rispondere che sì, la notorietà è una medaglia… ma non sempre d’oro.
A volte è di latta, a volte è un promemoria ambulante. Perché essere conosciuti significa anche essere ricordati — e non sempre per le cose che si vorrebbero.
Il candidato, con piglio da maestrino, si aggira per la campagna elettorale distribuendo bacchettate morali: errori da non fare, scelte sbagliate, occasioni perse. Un vero manuale vivente del “come avrebbero dovuto fare gli altri”.
Peccato che, tra una lezione e l’altra, si dimentichi sistematicamente un capitolo: il proprio.
E allora, visto che lui preferisce sorvolare, glielo ricordiamo noi. Con affetto, ma senza sconti.
Partiamo dalla ormai mitologica ex piscina. Sì, proprio quella. Il progetto olimpionico che avrebbe dovuto fare la felicità di cittadini e sportivi, nato quando il medico del popolo era delegato allo sport sotto l’allora sindaco Tidei. Un’opera che oggi sopravvive più nei racconti che nella realtà, diventata simbolo di ambizioni finite… a mollo e sogni sfumati.
Poi c’è il capitolo “passeggiata”. Non una qualunque, ma il primo project, presentato con entusiasmo insieme al sindaco Bacheca dove era delegato al demanio. Doveva essere il fiore all’occhiello, il segno del cambiamento, il classico “guardate come sappiamo progettare il futuro”. Anche qui, però, il tempo ha fatto il suo mestiere: più che una passeggiata, è diventata una scivolata nella memoria selettiva del candidato.
E qui sta il punto. Gasparri ricorda benissimo ciò che non ha funzionato negli altri. Ha una memoria fotografica, chirurgica (ça va sans dire), quasi poetica quando si tratta di elencare errori altrui. Ma quando si tratta dei propri… improvvisamente l’archivio si svuota, le cartelle spariscono, il sistema va in crash.
Una forma raffinata di amnesia elettorale, molto diffusa in questo periodo dell’anno.
Il copione, in fondo, è sempre lo stesso: non si parla di ciò che si farà, ma di ciò che gli altri hanno fatto male. È più facile, meno rischioso, e soprattutto non richiede il fastidioso dettaglio della coerenza. Promettere significa esporsi; criticare, invece, è uno sport a basso impatto e alto rendimento mediatico.
Così la campagna elettorale diventa una gara di rimpianti e recriminazioni, dove il futuro è un ospite indesiderato e il passato è un campo di battaglia selettivo. Si scelgono i ricordi come si scelgono le foto da pubblicare: filtro giusto, angolazione favorevole, e via tutto ciò che disturba.
Alla fine ha ragione su una cosa: lo conoscono tutti. Ed è proprio per questo che la memoria, quella vera, non quella a corrente alternata, diventa un piccolo problema.
Perché gli elettori, a differenza dei candidati, ogni tanto ricordano. Anche senza bisogno di suggerimenti”.
Braccio da Montone
