I capaci possono aspettare: “Prima gli affidabili”
di Francesco Scialacqua
L’assessora Mollica Graziano invita il nostro giornale a prestare più attenzione quando si parla di art. 90 e l’abbiamo presa in parola andando ad analizzare bene la questione portando in luce quello che la diretta interessata ha fatto finta di non capire nella nostra inchiesta.
L’approfondimento che avevamo condotto metteva in luce un aumento delle spese (circostanza non smentita dall’assessora) ma, andando a vedere bene gli assunti emerge anche un metodo di scelta che indubbiamente va a favorire persone vicine all’amministrazione. Tra questi, come vedremo più avanti, figurano parenti, candidati e persone riconducibili ad amministratori.
LA PREMESSA
A differenza di quel che pensa l’assessora Mollica Graziano non siamo di certo ingenui. Sappiamo bene che le assunzioni con lo strumento degli art. 90 possono essere fatte su base fiduciaria, a chiamata diretta. Non è infatti la questione legale ad essere messa in discussione bensì l’adozione dello stesso metodo messo in atto dalle precedenti amministrazioni, che allora avevamo altrettanto messo in luce e criticato. Altra considerazione, che rimandiamo al mittente, è la giustificazione di assunzioni per sopperire alle carenze di personale. Gran parte delle assunzioni risultano non andare a beneficio di servizi al cittadino. Solo un art. 90 viene impiegato in ufficio anagrafe (e solo part time), quello presso il quale i cittadini ogni giorno fanno code chilometriche anche solo per consegnare un modulo. Gran parte degli assunti vanno ad alimentare segreteria del sindaco e degli assessori.
LA SELEZIONE
Tra i nomi degli assunti art. 90 risultano diverse figure candidate e che hanno già rapporti lavorativi con amministratori, in alcuni casi parenti di questi ultimi. Una spartizione di posti che sembra avere poco e nulla a che fare con criteri di efficienza. Piuttosto che impiegare persone a tempo pieno si tende infatti a dare incarichi minimi con part time anche al 33% (12 ore settimanali). E così si accontentano più persone, ma allo stesso tempo nessuno ha sufficiente impiego per portare a termine incarichi significativi.
Ripercorrendo le assunzioni art. 90 compaiono nell’ordine:
- Alessandra Fusco, assunta con incarico di “coadiuvare l’Assessore alle Politiche del Bilancio nell’attività di sviluppo di tale settore ed in particolare nelle funzioni di indirizzo e raccordo con gli uffici gestionali preposti per ciò che concerne il Provveditorato e l’Economato”. Alessandra Fusco risulta essere la mandataria elettorale della campagna elettorale del sindaco Alessandro Grando, nonché dipendente della società Meddi Costruzioni Srl il cui amministratore risulta essere il padre del sindaco Giuseppe Grando, che ieri (evidentemente molto sensibile al tema) ha impiegato buona parte del pomeriggio a fare spam sui social del comunicato dell’Assessora Mollica Graziano, che prendeva le difese tra gli altri della sua segretaria.
- Enrica Zantomio: candidata per Alessandro Grando nella lista cuori Ladispolani. Nel suo cv risulta essere coautrice del libro “La morte dello stato di diritto: le scie chimiche. La negazione della democrazia” insieme al consigliere comunale Raffaele Cavaliere.
- Mena Torre: di cui ci siamo ampiamente occupati con la precedente amministrazione, perché responsabile di una disastrosa campagna di comunicazione per la promozione di Torre Flavia, costata migliaia di euro e che ha portato incassi per donazioni pari a poco più di 100 euro.
- Roberta Moschetta: già collaboratrice del comune con la precedente amministrazione
- Alessandro Bonifazi: anch’esso collaboratore di lunga data del comune di Ladispoli
- Livio Marziali: giovanissimo classe ’96
- Pasquale Monaco: candidato nella lista che sosteneva Pino Cifani e che al ballottaggio aveva pubblicamente disconosciuto l’apparentamento con Pierini con tanto di comunicato stampa di appoggio al sindaco Grando (Ballottaggio, Monaco (Amo Ladispoli): ” Mi dissocio da Cifani e voto Grando”)
- Ciro Fiorillo: che risulta essere parente di un consigliere comunale
Considerando legittima, come lo era probabilmente per gli art. 90 della precedente amministrazione, l’assunzione di queste persone difficile sarà per l’assessora smentire il fatto che seppure è cambiata la musica in comune il modo di selezionare le persone è rimasto pressoché lo stesso: parenti e sodali politici. L’assessora dovrebbe quindi spiegare non tanto alla nostra redazione, ma ai tanti giovani cittadini titolati e preparati di Ladispoli, perché il posto c’è sempre per i soliti noti e non per chi studia e suda per farsi un curriculum.
A confermare la scelta della selezione per “affidabilità” è il consigliere comunale Giovanni Ardita che critica i metodi usati dalla precedente amministrazione, ammettendo però che un “un candidato assunto è affidabile”. E se lo dice Ardita noi non lo mettiamo in dubbio. Come confutare l’affidabilità di un candidato che tra il primo ed il secondo turno cambia casacca dichiarando ”Mi dissocio da Cifani e voto Grando”? Se il criterio è l’affidabilità difficilmente un laureato o un ragazzo brillante può mettersi in competizione.
Avendo a questo punto analizzato la situazione degli art. 90 della precedente amministrazione e dell’attuale l’unico bilancio che ci viene da fare è il seguente: cambiano i suonatori ma la musica è rimasta la stessa.
