Si è spenta questa notte nella sua casa all’interno del Castello Odescalchi Maria Luisa Azpiazu,detta Nena, moglie del famoso musicista Massimo Freccia.
La donna da tempo residente nella cittadina laziale aveva 101 anni e dopo la morte del marito e in accordo con l’Amministrazione comunale si era data molto da fare nel campo della cultura e della musica a Ladispoli.
I funerali si terranno mercoledi 29 ottobre nella chiesa S. Maria del Rosario di Ladispoli alla presenza delle autorità comunali. Durante la cerimonia interverrà l’orchestra giovanile Massimo Freccia diretta dal M° Massimo Bacci.
Maria Luisa Azpiazu Freccia, detta “Nena”, già vedova del Maestro Massimo Freccia, da sempre promuoveva il messaggio della grande musica. Questa era la sua missione, che infaticabilmente stava realizzando e che ha sempre caratterizzato sia la sua vita che quella del marito.
Con il direttore Massimo Bacci e l’Associazione Massimo Freccia, di cui era Presidente, Nena aveva creato a Ladispoli una grande orchestra sinfonica, l’Orchestra Giovanile Massimo Freccia, caratterizzata dall’incontro artistico di quattro generazioni di artisti: dai bambini agli studenti di conservatorio, dalle giovani promesse concertistiche ai professionisti e docenti delle principali Istituzioni musicali italiane. Una formula innovativa che ha permesso di raggiungere in poco tempo risultati incredibili, con un vasto repertorio che spazia dal barocco al grande repertorio sinfonico fino alle ultime sperimentazioni multimediali.
La vita di Nena e del marito è stata costellata di grandi incontri artistici con musicisti, scrittori, filosofi e pittori, che hanno scritto la storia del Novecento. Ricordiamo Toscanini, Stravinsky, Horowitz, Dallapiccola, Picasso, Lam, Hemingway, Cabrera, Gershwin. Ma nella vita di Massimo e Nena Freccia c’è stato un musicista e compositore che ha segnato in modo tangibile il loro futuro: Renzo Rossellini, fratello di Roberto e autore di opere di grande spessore storico e sociale.
Per Renzo Rossellini Ladispoli fu il luogo privilegiato delle vacanze dell’infanzia e dell’adolescenza. E furono proprio “gli anni , le ore i sogni di quell’infanzia vissuti nell’incanto virgiliano della natura” che Renzo Rossellini fa rivivere nella breve composizione “Canto di palude”. Alla fine degli anni ’30 mentre si consolidava il suo successo di compositore, Rossellini diventò amico di un giovane direttore d’orchestra: Massimo Freccia che all’epoca dirigeva l’Orchestra sinfonica di Budapest. Tra i due nacque una grande amicizia tanto che tra le partiture che Freccia portò con se quando lasciò Roma c’era il manoscritto originale di Canto di Palude che l’amico Renzo gli aveva regalato.
Nel dopoguerra Freccia fu direttore dell’orchestra sinfonica della Rai e risale proprio a quel periodo il primo rapporto fra il maestro Freccia e Ladispoli, che scelse questa zona per trascorrervi alcuni mesi d’estate. Nel 1988 la casa nel borgo di Palo dei Principi Odescalchi, suoi cugini attraverso la parentela dei Rucellai di Firenze, divenne il buen retiro di Massimo e Nena Freccia. E in questa casa immersa nel verde a due passi dal mare, il maestro Freccia portò con se tra i tanti ricordi della sua bellissima carriera anche il manoscritto Canto di palude che dopo aver girato il mondo tornò così nel luogo per il quale era stato scritto le cui note, il 25 ottobre del 2003, risuonarono per la prima volta nei luoghi che lo avevano ispirato.
