Gestione discutibile del passaggio dalla Flavia Acque
A sentire i consigli comunali in streaming si rischia di farsi influenzare dalla voce di chi parla ed essendo il messaggio a senso unico, si potrebbe ricavare l’erronea impressione che chi parla abbia ragione solo per il tono serio e la voce da narratore.
In realtà poi conoscendo qualche dettaglio e soffermandosi a riflettere sovvengono delle domande alle quali non si può ottenere risposta. Qui intervengono gli organi di informazione.
Accade così che al consiglio comunale del 26 gennaio sia stata presentata una interrogazione del consigliere Paliotta, il quale chiedeva cosa l’amministrazione intendesse fare per risolvere il problema delle bollettazioni Acea che ancora non arrivano a causa del caos susseguente alle letture ed una dichiarazione in merito.
Rispondeva il consigliere Moretti, delegato al settore, il quale rigettava tutta la responsabilità su ACEA ATO2, difendendo l’amministrazione Grando e Flavia Acque ma assumendo il ruolo narrante di eroici difensori a tutela dei cittadini i quali, giustamente, si lamentano di una palese anomalia e temono stangate.
Va benissimo che ognuno assuma il ruolo che meglio crede ma corre l’obbligo di ricordare due aspetti che propongono una visione diversa.
Innanzitutto il passaggio ad ACEA ATO2 è stato osteggiato dall’amministrazione Grando con azioni dall’utilità discutibile, supportate da parlamentari benevoli (che sicuramente non hanno contatori a Ladispoli), nella convinzione, poi fallita, che riuscissero a piegare a proprio favore una legge nazionale.
Che ci provassero è nell’odine delle cose ma che non abbiano previsto un piano B nel caso in cui la legge venisse fatta rispettare è una colpa grave dell’amministrazione Grando.
Ed infatti è solo conseguenza di questa mancanza se poi tutto è accaduto in fretta e senza possibilità di gestire un passaggio ordinato, magari anche con qualche ulteriore beneficio per i cittadini.
A far da foglia di fico di questa palese carenza, l’amministrazione Grando ha sempre parlato di ACEA ATO2 come di un corpo estraneo, quasi dissociandosene, tanto che, forse per un lapsus freudiano, ha dimenticato nella sua relazione di fine mandato di elencare ACEA ATO2 come una società alla quale partecipa attivamente e presso la quale può vantare diritti precisi.
I malpensanti affermeranno che ci sia del pregiudizio verso l’amministrazione, ma a certificarlo è la Corte dei Conti (Sez. Reg. Lazio sent. 73/2022/VSG) che condanna il Comune di Ladispoli per questa ‘dimenticanza’, bacchettandolo anche un po’ per l’errore palese, si potrebbe dire, palese dilettantismo.
Se la cosa sia stata voluta o si tratti del classico ‘mero errore materiale’ non si sa ma i cittadini sappiano che se le cose fra ACEA ATO2 e Flavia Acque non hanno funzionato, la responsabilità è dell’amministrazione Grando in quanto Ladispoli è proprietaria di entrambe, anche se in ACEA solo tramite una quota parte.
Quindi sentire oggi certi toni enfatici con cui dalla maggioranza si distribuiscono bacchettate dall’alto del palco sembra quantomeno fuori luogo.
Sono sono un’arma di distrazione di massa dalle proprie responsabilità, senza che l’amministrazione Grando abbia gestito la situazione dimostrandosi all’altezza del compito.
Bisognava gestire il piano di subentro con un minimo di capacità manageriali che è oggi evidente che non ci siano state, e le foglie di fico servono solo per coprire le vergogne…e per i fichi bisogna aspettare fine agosto.
