Il libro di Giovanna Caratelli: "Un po' di sole in strada: frammenti di vita scolastica" • Terzo Binario News

Il libro di Giovanna Caratelli: “Un po’ di sole in strada: frammenti di vita scolastica”

Lug 21, 2013 | Cultura, Ladispoli

PICT0120Questo libro della Caratelli, una splendida persona che ho il piacere di essere amica, merita di essere letto da tutti: noi giovani degli anni ’70 e ’80 e voi ragazzi del nuovo millennio.

Queste pagine man mano che ci scorrono davanti sembrano cingerci in un abbraccio senza tempo avvolgente ed estremamente caloroso.

Giovanna è una donna che ha vissuto e vive da protagonista la sua esistenza e a questa vuole dare un senso. Ha lottato come tutti i suoi coetanei per una società più giusta e solidale.

Il punto di osservazione per l’autore è la scuola, dove lavora come insegnante. La scuola era, è, sarà sempre l’inizio della società civile, l’inizio e a volte la fine. L’insegnante dall’alto della sua cattedra ha davanti a sé tanti volti, che postulano a lei una spiegazione al loro smarrimento, alla loro inerzia.

La scuola è un microcosmo, in cui i nodi di una società con i valori a brandelli vengono al pettine. L’istituzione scolastica però non ha strumenti e si muove con affanno e con scarsissimi mezzi. Il corpo docente in larga parte tende a gettare la spugna davanti al dilagare di situazioni problematiche. Rimangono pochi illusi, tale a volte forse si dipinge Carla, i quali spesso vengono emarginati e stigmatizzati.

In Italia avviene sempre così, si vilipende l’ingegno, la dedizione, l’attaccamento al dovere. La scuola consente un’ottica privilegiata per testare l’evoluzione della nostra società. Insegnare è un lavoro emozionante ma, come tutte le cose emozionanti ci espone ad una alternanza di gioia, dolore e soprattutto consapevolezza.

Essere stati giovani tra gli ’70 e ’80 vuol dire essere cresciuti con una spinta propulsiva, che veniva dall’espansione economica e dalle sue fallaci speranze: il famoso boom economico degli anni ’60.

Per noi italiani il “ boom “ è stato un bluff, perché la società dell’epoca non era ancora pronta a sostenere l’onda anomala del consumismo, e forse non lo è ancora oggi a distanza di cinquant’anni. L’euforia del dopoguerra si è spenta sui nostri volti.

La generazione a cavallo del decennio 1955/1965 è quella che più di tutti è cresciuta con la certezza di poter disporre del proprio futuro. Tutto era fatto, detto e pensato in vista di un domani migliore. I giovani erano invogliati a studiare dalla prospettiva di un lavoro soddisfacente ed economicamente ben remunerato. I nonni e i genitori erano le fondamenta del futuro, la memoria storica vivente di una sofferenza che andava ricordata e nello stesso tempo demolita, nei suoi aspetti repressivi e retrogradi. C’era dentro questi ragazzi una certezza di appartenenza ad un ruolo sociale e politico. Riporto qui di seguito una frase delle ultime pagine del libro, che spiegano in maniera esemplare ciò che io ho goffamente affabulato qui sopra:

“Quando eravamo giovani ci appariva tutto chiaro: tutto era di destra o di sinistra”. Carla, la protagonista del libro, analizza la sua e la nostra gioventù attraverso gli occhi dei suoi alunni.

Lo smarrimento di questi figli è in parte dovuto al fatto di avere per genitori dei perduti sognatori, usciti malconci e vagamente perdenti dallo scontro frontale con il potere; tanto da perdere di vista l’importanza ed il rispetto di certi valori, che andavano sì evoluti ma non distrutti, quale è la famiglia.

La famiglia in Italia spesso ha sopperito e in parte ancora sopperisce a molte delle lacune del nostro Stato sociale scadente. Con il mutare della società, con la maggiore autodeterminazione della donna, alcune famiglie si sono completamente disintegrate; perché le donne spesso sono e sono state un collante potentissimo della famiglia con la loro capacità di sopportazione, immolate ad una maternità sconfinata. Ovviamente nei processi di rinnovamento c’è tanta confusione e chi ne paga le conseguenze sono i figli.

La storia è avvincente; ha il sapore del giallo, perché tutto ha inizio a causa della scomparsa di un’alunna di Carla.

La ricerca della ragazza è il pretesto per l’indagine psicologica generazionale di un’insegnante prima, di una donna e di una madre poi, che si trova di fronte al suo passato, riflessa negativamente nella gioventù, la quale sembra drammaticamente saldare il debito per conto d’altri.

QUEGLI ALTRI SIAMO NOI

Questo libro alla fine però ci riscatta e ci assolve, perché la protagonista è una donna forte e solare e si riscatta, si riappacifica con il suo tempo, il nostro tempo.

UN PO’ DI SOLE IN STRADA viene a scaldare il nostro animo in tumulto e ci rasserena con consapevolezza.

Avete ragione ragazzi se siete arrabbiati con noi, vi aspettavate degli adulti migliori vero? Potevamo esserlo e potevamo dimostrarvi che tanti dei nostri ideali li nutrite ancora. Certo che, se non abbiamo vinto come avremmo voluto, almeno ci abbiamo provato e comunque abbiamo fatto saltare qualche muro medievale di questa nostra società italiana, che vi consente di essere quel che siete..

Ci hanno sconfitti. La battaglia rivoluzionaria in cui abbiamo creduto è andata persa dietro alle P38 e all’eroina dello Stato, quello subdolo e corrotto della Loggia P2, delle stragi fasciste: Piazza Fontana, Italicus, Itavia, Stazione di Bologna e tante altre che non cito; e poi dal rapimento Moro, che di rosso ebbe ben poco, dal quale si ebbe il pretesto e la giustificazione per perpetrare una feroce repressione, ben descritta con poche ed efficaci immagini dalla brava Giovanna Caratelli.

Il futuro in larga parte ha dato ragione a quei compagni che teorizzavano la fine del capitalismo. Ora siamo dentro quel futuro che credevamo di mutare.

Vi abbiamo aperto come finestre su un mondo di detriti; un mondo che acquista aerei da guerra e chiude scuole e ospedali.

Qui vorrei ridare la parola alla nostra protagonista, quando dice: “Ora le cose sono più difficili per i giovani: Questi miei ragazzi però,……………., ci stanno dimostrando di essere capaci di prendere le loro esistenze, in modo meno eclatante di noi certo, ma forse con una convinzione più profonda”.

In tutto questo libro mi è sembra echeggiare un soffuso ma tenace: NOI CI SIAMO ABBIATE FIDUCIA!

Non siamo stati tutti stritolati dall’ingranaggio infernale. Eccoci qui con le nostre rughe, i nostri denti finti e i capelli tinti ma non abbiamo smesso di essere arrabbiati. Vi chiediamo solo di usare quel che di buono abbiamo ottenuto e di non perderlo.

Voglio lasciarvi con le conclusioni del libro. Carla incontra una sua alunna dopo qualche anno che esordisce:

“…….. Io non gliel’ho mai detto, ma lei non sa quanto sia stata importante per me!

E magari è vero e in quel momento senti che il cuore batte un po’ più forte e ti ricordi un’espressione spaventata, un volto caricato da un trucco provocatorio,sfacciato, una risposta gridata…. E pensi che qualcosa di buono, insomma, l’hai fatto.” qui continua con una descrizione minuziosa di gesti e movimenti tipici di una donna di famiglia, che sistema la spesa, carica la lavastoviglie e altre trecento cose in una, quando dalla televisione che sembra parlare da sola la protagonista sente:

“….scandire un vecchio slogan contro il potere. E poi alzi la testa perché dalla TV viene una musichetta allegra…e ti scendono lacrime di rabbia a veder affidata la parola libertà al comico di turno. “