Una storia alla Hemingway quella del grosso pesce catturato, forse già morto, mercoledì 15 luglio a pochi metri dalla riva, all’altezza del ‘Sun Village’
di Stefano Marzetti
Si tinge di ‘giallo’ la storia del grosso tonno catturato mercoledì 15 luglio a Ladispoli. Una storia degna de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, cominciata quasi un giorno prima, quando lo sfortunato pesce – oltre un metro e mezzo di lunghezza e circa 50 chili di peso – forse aveva abboccato all’amo di un pescatore d’altura fra Civitavecchia e Montalto di Castro. E dopo una lotta di oltre tre ore era riuscito a slamarsi e quindi a fuggire, per giungere agonizzante sul lido di Ladispoli, all’altezza del ‘Sun Village’, dopo dieci chilometri di mare. Segni di riconoscimento per stabilire se si tratti dello stesso animale: un amo in bocca e una ferita da gancio su un fianco, verso la coda.

Ci ha raccontato tutto Stefano Serafini, residente ad Anguillara Sabazia, lago di Bracciano, ma appassionato di pesca marina di alto livello. Stefano ha contattato il nostro giornale dopo aver letto l’articolo che abbiamo pubblicato quando siamo stati informati della cattura del tonno a Ladispoli. “Io penso che possa essere il pesce che aveva abboccato alla mia esca – spiega il pescatore, proprietario di una pilotina con cui spesso solca il tirreno fra Civitavecchia e Fiumicino – Era martedì pomeriggio, intorno alle 14 quando il tonno è rimasto agganciato al mio amo. Per portarlo fin sotto la barca ci sono volute quasi tre ore e mezza, fino a circa le 17,30. Questo perché abbiamo dovuto aspettare che il pesce si stancasse prima di recuperarlo, per evitare che spezzasse la lenza”.

Stefano Serafini si trovava in barca con suo padre e suo cugino, compagni di avventure marittime. “Il problema – racconta il nostro lettore – è stato quando abbiamo tentato di tirare a bordo l’animale. L’abbiamo arpionato con un gancio sul corpo, ma probabilmente l’operazione non è riuscita nel migliore dei modi e il pesce è ricaduto in acqua e la lenza si è tranciata sul bordo della barca”. A quel punto il tonno si è trovato di nuovo libero ed è fuggito in direzione Cerveteri-Ladispoli – come raccontato da Stefano Serafini – purtroppo per lui sanguinante e senza forze.
Stefano è quasi sicuro che si tratti del ‘suo’ tonno: “Non è per rivendicare il pesce – ci dice – ma solo perché dispiace quando si cattura un animale e poi lo si perde sapendo che è destinato a soffrire e poi a morire. Credo sia il pesce che ho pescato io perché solitamente tonni come quello non si avvicinano così tanto alla riva ed è quasi impossibile prenderli da terra, soprattutto in estate quando c’è molta più gente in acqua e quindi si tengono alla larga. Ed è difficile che possa essere stato pescato da qualche altra barca, perché martedì in mare c’eravamo davvero solo noi”. Un ‘giallo’ che non ha ancora una soluzione, fin quando qualcuno non svelerà se il tonno di Ladispoli era già morto o agonizzante quando è stato avvistato e poi tirato a secco.
